Novipiù Casale Monferrato-Virtus Roma, le pagelle: Sims mangiatutto, Saccaggi da tre! Moore folle(tto)

Alibegovic 5.5: Continua il suo interlocutorio avanti indietro tra momenti buoni e uscite incolori. Le cose a metà servono a poco nello sport e, nonostante catturi 5 rimbalzi nei soli 13 minuti giocati, non incide in attacco e commette 3 falli. Da rivedere, ma il finale di stagione sta arrivando a passi lunghi.

Lucarelli ng: 2 minuti ad inizio secondo quarto, non fa danni e non incide.

Chessa 6.5: Silenzioso per buona parte dell’incontro, nel momento in cui esce Moore per falli inizia anche a buttarla dentro, altro segno di enorme senso di responsabilità del capitano. Sta disputando una stagione consapevole, intelligente e di grande carattere, dando l’esempio ai compagni, ben felici di seguirlo ovunque.

Moore 4: Inspiegabile. In attacco dimostra, ancora una volta, di poter fare ciò che vuole, quando vuole. Ma ha questo fantasma del nervosismo col quale combatte da inizio stagione. Al 28′ commette il suo quarto fallo (i tre precedenti erano dubbi, è vero) ma si rivolge all’arbitro in maniera scomposta e plateale beccandosi il tecnico che lo estromette dal match. E’ uno dei leader tecnici della squadra, per fare il salto di qualità definitivo e per farlo fare alla squadra, deve eliminare certi atteggiamenti. Rischia di essere più deleterio che utile, sarebbe un peccato capitale.

Sandri ng: In panchina solo per onor di firma per un problema muscolare che lo costringe ad uno stop forzato. Lacrime sincere sulla tripla di Saccaggi.

Baldasso 7: Mezzo punto in meno per l’imprecisione dal campo (0/5) con qualche forzatura. Ma, ormai quasi in copia carbone da inizio anno, i palloni pesanti passano per le sue mani dopo che Moore lascia ancora una volta i suoi nel bel mezzo della lotta. Sminestra con sapienza 5 assist, l’ultimo è il più prezioso: penetrazione sul lato sinistro, non appoggia alla tabella e sceglie lo scarico nelle mani di Saccaggi, libero da dietro l’arco. Il finale è storia.

Saccaggi 9: Saccaggi da tre! Si potrebbero dire tante cose, ma la più concreta è che la sua bomba regala 2 punti di platino alla Virtus. Ha faticato ad inizio stagione per un problema fisico che ne ha limitato di molto l’utilizzo, ma rientrando si è messo sempre a disposizione della squadra e del coach. Si è meritato la gioia di ieri, degna ciliegina sulla torta di un periodo molto positivo per lui.

Landi 7: Arriva a Casale dopo una settimana dura dal punto di vista personale, il tutto per fortuna sua e della famiglia risoltosi al meglio. Silenzioso rispetto ad altre volte, soprattutto in termini di punti realizzati (8). Poi, guardi il tabellino e ti accorgi che si è buttato come al solito nella mischia e ne è uscito vincitore con 12 rimbalzi all’attivo. Giocatore maturo, ormai le difese lo temono, mentre la gente della Virtus si gode il suo ragazzone.

Sims 9.5: Inizia sotto traccia, quasi volesse capire che tipo di partita fosse. Qualche avversario, poco furbo, lo fa arrabbiare e lui tira fuori i muscoli e la classe. 41 di valutazione figlio di 26 punti, 15 rimbalzi, 11 falli subiti, 2 stoppate, 1 recupero e 3 assist. Non secondario il 10/10 dalla lunetta, utilissimo in una gara punto a punto. Sente il solletico quando provano a fermarlo duramente, risolve con squisita maestria i duelli tecnici. Sontuoso.

Santiangeli 6.5: Gara concreta per lui, che sembra essersi definitivamente svegliato dopo la super prestazione contro Bergamo. Molto concreto ieri, fa le cose giuste quando servono senza mai cercare di strafare. Riempie tutte le voci statistiche e si guadagna 33 minuti in campo. Solido.

All. Bucchi 7.5: Non ha Sandri, Moore lo lascia nel momento del bisogno. Fa di necessità virtù, tira fuori tutte le risorse dagli altri e fronteggia al meglio la solita emergenza stagionale. Ha fatto sempre sentire tutti importanti, i frutti si vedono nel momento del bisogno e la Virtus esce da Casale con l’ennesima vittoria di cuore, carattere e attributi. Oltre che, a tratti, di ottima pallacanestro.

Ho imparato a sognare

“Del resto, se non rischi…

Te non hai mai rischiato?”

“Si, una volta…Una volta ho messo 2 fisso su Inter – Cagliari”

 

Il giorno dopo, forse, è anche più bello. Ci pensi e ci ripensi ed è tutto vero.

Faccio mea culpa: ad un certo punto non ci credevo più, pensavo che sarebbe finita come è finita altre volte nella nostra storia. Insomma, il 2 fisso non lo avrei scommesso, né prima del match, né nel finale.

In fondo, il basket, tifare, è anche questo. Non crederci e poi esplodere, morire un po’ per poter vivere. Come Mandrake, che dentro ad un tribunale urla “Ho vinto!”, come noi, tifosi della Virtus Roma che a quel canestro abbiamo iniziato ad urlare il nome di Andrea Saccaggi, frasi confuse, versi alieni. Abbiamo vinto.

Una partita che vale e varrà due punti ma che almeno ancora oggi, fateci fare finta che vale qualcosa di più. E forse davvero la vale, perché contro un avversario di una pericolosità incredibile, perché sembrava persa, perché Moore è uscito per somma di falli nel terzo quarto, perché era dai tempi di Smith e di Stefansson che non vincevamo una partita all’ultimo secondo, con una tripla.

Con il basket è così, impari a sognare. Ti costruisci le ali anche quando non ce le hai e mimi schiacciate poderose sugli stipiti delle porte, vedi canestri sui lampadari e sui muri di casa, ti senti Jordan e sogni e fantastichi canestri impossibili, sogni di segnare i canestri della vittoria, come quello di Andrea Saccaggi. Il tuo mondo è ovunque, i tuoi canestri innumerevoli ed il tuo mondo, finiva là.

Lo fai da quando inizi, da quando sei bambino, da quando non sei neanche un’età, perché è vero, i giorni di scuola, quelli prima dell’allenamento, ti duravano una vita. Chissenefrega di quello che è successo, conta quello che c’è dentro: quando impari a sognare, non smetti mai. E chissenefrega del “prete palloso”, di chi “è incapace a sognare “ e non riesce a godersi il momento per pensare a deliri personalistici, egoismi e rigurgiti acidi, e nonostante tutto, chissenefrega anche dei cinque falli di Moore, è finita bene e questo basta. Passi, per questa volta.

Nessuno lo sa e nessuno può sapere se canestri del genere e finali del genere vogliano significare qualcosa di magico o siano segni del destino, e personalmente nemmeno lo voglio sapere, c’è che quest’anno si è tornati a sognare e non bisogna smettere.

Non bisogna smettere di sognare e di pensare che finali del genere possono succedere, quest’anno no, non bisogna rinunciare i sogni. Nemmeno io rinuncerò al sogno di svegliarmi domani mattina grande e grosso come Henry Sims, che poi è anche tanto forte. Una piccola parentesi è necessaria: la partita del “ragazzone” americano contro Casale Monferrato è ai limiti del sublime, non tanto per le cifre che ancora una volta sono da applausi, ma per il modo in cui si è preso la squadra sulle spalle e l’ha trascinata, per il modo in cui ha detto agli avversari che per vincere contro i suoi compagni avrebbero dovuto buttare giù lui. E non ce l’hanno fatta.

E allora si, è giunto il momento di andare oltre muri e confini, tecnici, tattici ma soprattutto mentali. E’ ora di abbandonare vecchie paure, vecchie parole, vecchie abitudini, ed almeno quest’anno decidere di cavalcare aquiloni e godersi il viaggio, e alla fine, vedere.

Si, andare oltre muri e confini e rischiare, come ha fatto Baldasso. Tutti si sono chiesti in quei secondi di straordinaria follia perché non stesse appoggiando i due punti facili per andare all’overtime. Tutti, proprio tutti, tranne lui, che in quel momento aveva deciso di rischiare. Ed ha avuto ragione.

Si è fidato del suo compagno, ha rinunciato a due punti che sarebbero valsi un tempo supplementare ed ha scelto di giocarsi il rischio e di far tirare Saccaggi. Tutti sappiamo come è finita, pensate se quel tiro non fosse entrato.

Le botte si prendono, le botte si danno. Le partite si vincono e le partite si perdono. Dopo le urla, dopo il canestro di Saccaggi, il silenzio e quella stanchezza addosso, la voglia di piangere, per la gioia.

Come Manuel quando rivede Nadia aprirgli la porta, come quando Aldo, Giovanni e Giacomo piantano la gamba davanti la casa del suocero, come quando Mike Foster (in arte Tony Brando) si prende la rivincita su Lepore e Santalamazza, come Mandrake, come Rocky Balboa contro Apollo o contro Clubber Lang, come quando Robert Hatch para il rigore ai tedeschi, come Bartali in fuga tra giornali che svolazzano e francesi che si incazzano.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma ha vinto.

C’è che ormai che ho imparato a sognare, non smetterò.

Andrea Saccaggi, da tre

“Cosa aggiungere potrebbe un narratore

a quanto già narrato dall’attore;

a me non resta altro che sparire,

fare un bell’inchino e poi svanire”

 

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

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Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Scusate, non so cosa dire o cosa scrivere. Sono troppo felice.

Roma di Notte

Un giorno una Signora forastiera,

passanno cór marito

sotto l’arco de Tito,

vidde una Gatta nera

spaparacchiata fra l’antichità.

 

— Micia, che fai? — je chiese: e je buttò

un pezzettino de biscotto ingrese;

ma la Gatta, scocciata, nu’ lo prese:

e manco l’odorò.

Anzi la guardò male

e disse con un’aria strafottente:

— Grazzie, madama, nun me serve gnente:

io nun magno che trippa nazzionale!

 

 

Piove, senti come piove, Madonna come piove, senti come viene giù. Tutto è bagnato a terra, le strade sono vuote, il semaforo verde che illumina la strada piena d’acqua. Non c’è nessun clacson, il camion dell’immondizia, proprio lui, anche stasera ha scelto me.

Sono le due di notte, la Virtus ha appena vinto quello che qualcuno ha deciso si chiamasse derby, quella sfida che mette una dinanzi all’altra, due squadre della stessa città. Ha vinto la Virtus Roma, lo ha fatto in maniera forte e prepotente, senza mai levare un dubbio su quello che sarebbe stato il finale.

C’è la solita partita di Henry Sims, c’è la solita partita di Aristide Landi, c’è Nic Moore, c’è Amar Alibegovic, Andrea Saccaggi, Tommaso Baldasso, Daniele Sandri, Massimo Chessa e Marco Santiangeli. C’è anche Lucarelli che non fa in tempo ad entrare. Ci sono tutti in una serata sinfonica, un suono armonico di diversi strumenti che intonano insieme quella melodia che nello sport si chiama “vittoria”, c’è la Virtus Roma. Che gioca bene, che corre, che gira la palla. C’è una classifica che non può far altro che tirare fuori un sorriso, che dentro è un uno che salta, che urla ma fuori è un sorriso. Insomma c’è un po’ tutto ed in più c’è anche un’altra sconfitta di Bergamo ed un’altra vittoria di Rieti, perché morto un Papa se ne fa sempre un altro ma può capitare che per farne un altro, non debba per forza morirne uno.

Ma questo tutto non è mai abbastanza, perché quei quaranta minuti (a volte anche più) non sanno e non conoscono la marea infinita di emozioni che si generano e che vivono intorno a loro, prima e dopo, dentro ogni singola persona.

La partita è un posto speciale. Il giorno della partita è un posto speciale. Fatto di quei momenti semplici e speciali. Come quando, appena parcheggiato, scendi dalla macchina e torni a casa e prima di salire fai un sospiro e pensi: “Abbiamo vinto”, e quello strano silenzio di Roma, di giovedì, alle due di notte, sembra davvero un posto perfetto.

I sorrisi con gli amici, l’incontro con Sasà, il calzone del “Giardino”, “Roma di Notte”, la sfida ai rigori con Landi, sono tutte quelle cose, insignificanti per gli altri, uniche per chi le vive. E non perché siano irripetibili, ma perché sono ricordi. E valgono più di qualunque altra cosa.

I ricordi e le immagini, non hanno valore, non hanno tempo. Sono semplici, sono fuori dal tempo. Come per esempio passare dalla pioggia battente alla vista dilagante di Roma, poco prima di prendere lo svincolo per uscire a Roma Est e pensi di fronte a quella marea di luci: “Quanto è grossa Roma”.

Un po’ come pensare a quanto sia grosso Sims, per esempio. La grande rovina di questa immensa città è proprio nella sua immensità: talmente grande e distesa che ti ascolta sempre, in ogni momento, in cui peccato ed innocenza si confondono ed in un caso o nell’altro, lei ti perdona sempre.

C’aveva ragione Mandrake che descrivendo il giocatore di cavalli, in verità parlava di qualunque tifoso di questo mondo, di chi prova una fede: “…è un misto, un cocktail, un frullato de robba, un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c’ha na lira e uno che nun c’ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto! E adesso v’ho fregato a tutti e mo’ beccate questa… tié!”

Roma, la notte, prima di salire a casa, ascolta tutto questo. Conosce tutto questo.

Chissà se la notte di Roma, nel suo silenzio, nella sua unica magia, sa già come finirà questa stagione, sa perché nonostante milioni di abitanti, sia così faticoso portare le persone al Palazzo dello Sport, sa il perché si oscilli tra grandi esaltazioni ed enormi depressioni. Chissà.

Ma per una volta, chi se ne frega. Come per la gatta nera di Trilussa, Roma è sempre una buona scelta. Si sa, il giovedì so’ gnocchi e per questa volta il sugo ce lo mette la Virtus ed è il piatto più buono del mondo.

Il semaforo è di nuovo verde, un’altra partita è andata, un’altra partita è vinta, con in sottofondo le note di Gigi D’Agostino e della dance anni’90 ed intorno le luci di una Roma notturna e bagnata. In attesa che tutto questo turbine di emozioni diventi un Ciclone, che si sa, quando passa, non t’avverte.

Roma di Notte non è solo una delle più grandi canzoni della storia della musica mondiale. Roma di Notte è quel qualcosa che se tifi Virtus Roma, ieri sera, hai capito un po’ di più.

Questa notte è ancora nostra

“L’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa.

 L’importante è quello che provi mentre corri”.

Ora una cosa me la dovete spiegare. Perché quando ci stanno i saldi tutto deve essere sempre lecito o scontato?

E quindi è giusto andare nei negozi e ritrovarsi dei mucchi selvaggi di vestiti generati da selvaggi non in grado di potersi provare una cosa senza riporla poi a posto. E’ lecito vedere gente che si aggira come galli invasi da sostanze stupefacenti in giro per gli scaffali. E’ tutto lecito e tutto, sotto saldi, è scontato.

Ed è come se le cose scontate perdano automaticamente di valore, e quindi è come se fosse giusto che finiscano nel mucchio. E invece no, anche nel mucchio e nel caos più totale, rimanere calmi e concentrati è il segreto: ed è così che riesci a trovare una bellissima maglia di Hercules al Disney Store a soli 6 euro.

E qui la domanda: la compri? Ti serve?

Come quando nel mucchio di emozioni che ti porti dietro dalla partita contro Bergamo, affronti Biella ed alla fine, trovi la vittoria: come se fosse scontata. Mancava Sandri e il fisichetto del buon Daniele avrebbe fatto parecchio comodo contro quelle montagne di Biella.

Non era scontato, viste le ultime partite, che Saccaggi giocasse una partita così. Ad un certo punto era una sfida tra Saccaggi: Lorenzo segnava, Andrea rispondeva. Che a raccontarla sembrava quel pezzo di Bianco, Rosso e Verdone in cui Mimmo girando per le tombe del cimitero di Orvieto era alla ricerca di uno col cognome che ricordasse una risata ed invece trovava Avasini Leopoldo, Avasini Giovanni, Avasini Francesco, dalla strage degli Avasini alla partita dei Saccaggi insomma: Lorenzo da tre, Andrea appoggia al tabellone, Lorenzo da tre, Saccaggi dall’angolo. Comunque, grande Andrea: 19 punti di grande carattere e per nulla scontati.

Non la trovi nel mucchio la stagione di Aristide Landi: i suoi 16 punti e 9 rimbalzi di media sono conditi da una voglia di assumersi responsabilità in momenti delicati dell’incontro che ne fanno una delle ali più forti del campionato e ne incoronano una crescita personale incredibile. E a dirla tutta, quando urla e fomenta tutti, te dico fermate.

Non è scontata la stagione di Sims. Immaginate di essere un monolocale che cammina con sessantasette di piede e che puntualmente tutti ti diano botte, che tutti abbiano da dirti qualche parola all’orecchio (non complimenti per le scarpe), e che tu debba, perché Sims segnare quei punti e prendere quei rimbalzi e che tu, puntualmente, lo faccia, anche ieri quando sembrava che nella partita qualcosa non andasse.

Dal mucchio delle aspettative prova a uscire anche Nic Moore con quel suo terzo quarto: da giocatore che poco c’entra con il resto ma che deve essere constante per essere dominante.

Hai presente quando in quei brutti mucchi selvaggi, ci metti le mani e trovi quelle meravigliose maglie con la scritta anni ’90 bellissime? Ecco i due assist di Baldasso per Sims assomigliano tanto a quelle bellissime maglie che manco Spike Lee si metterebbe ma che a te, anche solo per quella sera, ti fanno sentire il numero uno.

Una vittoria non è mai scontata, giocare con la pressione di dover vincere non è scontato. Non basta costruire una squadra forte per vincere, bisogna sapere convivere con la pressione di doverlo fare ed è questo forse che fa la differenza, alla fine.

Non è scontato passare dal disputare i playout a giocarsi la Serie A1 da protagonisti. Tutti vogliono vincere questo campionato, chi non vuole vincere?

Questo campionato è una lunga corsa, ogni partita è un’emozione a parte, che sia un successo o una delusione. E dopo ieri sera, vuoi per la vittoria con Biella, vuoi per la sconfitta di Bergamo, è ancora più emozionante. Ma adesso c’è anche Rieti, ogni volta c’è un avversario diverso o uno in più e forse è merito di chi oggi è primo essere là e non prima, demerito degli altri.

Come è che diceva Massimo Decimo Meridio? “Un soldato ha il grande vantaggio di poter guardare il suo nemico negli occhi”. Siamo in guerra, siamo in un campionato di una difficoltà disarmante ed in palio c’è qualcosa che vale tanto, non solo per il campo, ma anche per tutto quello che ci sta fuori.

Ed a questo punto l’avversario deve essere solo quello che si ha contro in campo. Il dibattito è vita, la critica è sacro santa, ma va contestualizzata. Criticare la scelta di tornare al PalaEur non ha ragione d’essere, non riempire gli spalti del  Palazzo dello Sport dopo la vittoria con Bergamo e con questa posta in palio non ha senso, arrendersi al fatto che tanto questa città è fatta così, non ha senso e non ha senso trovare sempre e per forza un qualcosa da criticare, che sia il prezzo del biglietto o il tempo che cambia.

Perché poi di Virtus Roma tutti a Roma si sentono in diritto di parlarne, tutti sanno come è Saccaggi o come ha giocato Alibegovic, o Moore come palleggia o Sims come usa il piede perno o Bucchi come allena perché magari lo hanno visto dieci anni fa. Tutti sanno ma poi la domenica qualcosa da fare ci sta sempre e perché alla fine “15 euro sono tanti”, perché onniscenza ed onnipotenza sono molto più semplici ed i tristi giorni nostri ce lo insegnano ancora più mestamente. Senza informarsi su promozioni, senza chiedersi cosa sia successo nel frattempo, senza venire alle partite e vedere con i propri occhi quello che è e quello che non è. E poi al massimo dire cosa va e cosa non va.

Ma non siete felici la domenica? Io tantissimo. Io quando vengo a vedere la mia squadra, sono davvero felice. Quelle persone, quei gesti, le scaramanzie, Bebbo che chiama in campo la squadra, i volti nuovi e quelli ritrovati,  per me sono la domenica e sono le immagini di un anno che io non so come andrà finire ma che per il solo fatto di essere là, mi emoziona. E quindi, ci si incazza contro Cassino e si gioisce da matti contro Bergamo, ma subito voltare pagina senza avere la presunzione di leggere ancora prima di finire il libro, il finale. Provando magari, a scriverlo insieme.

Niente è scontato insomma, e non è tutto lecito. Ed anche quando c’è qualcosa di scontato, non farlo sembrare qualcosa che vale di meno. Che sia una vittoria oppure una maglia.

Alla fine la maglia di Hercules l’ho comprata, a soli 6 euro: un affarone. E si, la grafica anni ’90 non proprio fatta dal vostro visionario imbattibile. Ma bellissima.

E ce l’avevo ieri durante la partita ed alla fine era sudata come la maglia di Molinari, che ha corso per tutta Roma per andare sotto casa di chi era innamorato. Ed alla fine?

“Vedi, Molinari… Luca… l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L’importante è quello che provi mentre corri”.

Vi rivelo un segreto, certe sere quando torno a casa ascolto Notte Prima degli Esami e la canto. Ci sono legato, chiedetelo a Giulia, la mia migliore amica.

E non so cosa ci sarà alla fine di questa stagione, di questa corsa ma sento forte e chiaro quello che provo durante la corsa.

Si, questa notte è ancora nostra.  E ve lo assicuro, non è scontato per niente.

 

 

 

Virtus Roma-Edilnol Pallacanestro Biella, le pagelle: ancora super Landi, Saccaggi 100%. Sims a piacere

Alibegovic 5.5: Il meno brillante di una giornata molto positiva. Sbaglia tutto dal campo (0/5) e in difesa fatica commettendo subito 2 falli. E’ in un periodo di forma non brillante, dovrà tornare ad incidere come nella prima parte di stagione.

Chessa 6.5: Ormai il suo ruolo non è più quello del realizzatore ma è uno degli specialisti difensivi. Ha le mani piene contro un reparto esterni molto fisico come quello biellese, ma spicca per le tante cose che fa proprio nella metà campo difensiva: 3 rimbalzi, 2 recuperi e in attacco smazza 4 assist preziosi. Uno degli occulti punti di forza della Virtus.

Moore 6.5: Avrebbe sempre almeno 1 voto in più se riuscisse a gestire l’ormai cronico problema dei falli. Nei primi due quarti è inesistente, quasi subito panchinato per le 2 penalità commessi. Nel terzo periodo, però, mette 3 bombe nel parziale di 17-1 grazie al quale la Virtus scappa via definitivamente. Ancora una partita terminata anzitempo per 5 falli, chiusa però con 18 punti, 8 rimbalzi e 3 assist. Il bello ed il cattivo tempo di Roma.

Sandri ng: In panchina solo per onor di firma per un problema al piede che lo costringe ad uno stop forzato.

Baldasso 7: Gestisce come ormai consuetudine palloni importanti, quando Moore è in panchina per falli. Ha anche un problema muscolare alla coscia destra, contenuto da una vistosa fasciatura. Difende in maniera energica e convincente contro Harrell ed è prezioso a rimbalzo con 5 carambole catturate. La chicca, però, è negli 8 assist distribuiti, segno di una maturità sempre maggiore per la sua miglior stagione in carriera.

Saccaggi 7.5: Aveva totalizzato 10 minuti complessivi tra Latina e Bergamo. Vista l’assenza di Sandri, è chiamato ad un ruolo di maggiore responsabilità. Sente il duello col fratello Lorenzo che lo stuzzica nella maniera giusta, chiudendo col 100% dal campo e 19 punti di pregevole fattura. Non potrà essere sempre così prolifico, ma certamente dovesse trovare maggiore continuità sarà un’altra preziosa risorsa a disposizione per una stagione che sta entrando nelle fasi caldissime.

Landi 8: Altra prestazione monstre per il ragazzone. Anche in questa occasione è il miglior marcatore dei suoi (22 punti), ai quali aggiunge 10 rimbalzi, 1 stoppata e 2 assist per il 31 finale di valutazione. Gioca una gara solida, mai in difficoltà ed ha il merito di prendersi le responsabilità quando emergono alcune problematiche. Come Baldasso, anche lui sta vivendo il periodo migliore della sua carriera, in simbiosi col pubblico del PalaEur che oramai lo ama incondizionatamente.

Sims 7.5: Quando serve segnare, segna. Quando deve prendere i rimbalzi, li prende. Va in affanno nel primo tempo contro il gioco fronte a canestro del suo omonimo rivale, commettendo subito 2 falli. Ma, alla lunga, il duello lo vince Henry, che sotto canestro fa davvero come vuole. Potente, tecnico, agile, uno dei più squisiti giocatori mai visti in maglia Virtus Roma.

Santiangeli 6.5: I numeri non sono generosi con lui. Certo, non ripete la beneficiata contro Bergamo, ma in difesa anche lui esprime una solidità man mano più convincente. Dovrebbe far più punti, è vero, ma sembra essergli scattato qualcosa che lo fa apparire sempre più all’interno dei meccanismi di squadra.

All. Bucchi 7.5: Ennesima gara stagionale nella quale non ha l’intero roster a disposizione. Fa di necessità virtù ed ha grandi riposte da chi aveva giocato meno. Presenta ancora una squadra solida, dopo un primo tempo non bello “sprona caldamente” il gruppo e nel secondo tempo, a tratti, si ammira una pallacanestro scintillante che diverte anche il pubblico. Insiste ancora sul ragionare partita dopo partita e, probabilmente, è proprio questa la sua grande forza.

Virtus Roma-Azimut Bergamo, le pagelle: Landi chirurgico, Sims governa. Finalmente Santiangeli

Alibegovic 6: 10 minuti non di grandissimi numeri, ma da comunque un apporto concreto nelle piccole cose che non vanno a referto. Momento della stagione nel quale trova meno spazio rispetto all’inizio, ma è stato buon protagonista fino ad ora.

Chessa 6: Tira male dal campo (1/5) ma riesce ad incidere in difesa, come oramai ha abituato a fare. Deve però ritrovare la via del canestro, perché sugli scarichi la sua precisone da dietro l’arco sarebbe la soluzione giusta per aprire la scatola difensiva degli avversari.

Moore 5.5: Condizionato dai problemi di falli, non riesce quasi mai a trovare continuità. Quando si accende il talento è tutto li da vedere, come in occasione del gioco da 4 punti che riporta la Virtus avanti. Ma durante il forcing finale esce per 5 falli, guardando tutto il supplementare da spettatore non pagante. E’ il momento di serrare i ranghi, deve tirarsi subito fuori dal periodo di nervosismo che lo affligge da tre partite.

Sandri 6.5: Non era la partita nella quale doveva far canestro, ma mettere pressione ad uno dei migliori giocatori del campionato. Missione compiuta: 4 dei 5 falli commessi da Roderick li ha subiti lui, impressionante manuale di difesa capace di non mollare mai la presa. Soffre da qualche tempo per un dolore al piede che ne limita anche il lavoro settimanale, riesce a non farsi condizionare dai guai fisici.

Baldasso 6.5: Come già accaduto in stagione, si trova il pallone in mano nei momenti caldi delle partite, con Moore fuori causa. Lucido nelle scelte, freddo quando necessario, col canestro a fil di sirena segnato durante il parziale decisivo negli istanti finali del supplementare. Continua il processo di maturazione di un ragazzo che sta trovando continuità di rendimento e mentale, con l’antisportivo finale che stavolta non crea danni irreparabili.

Saccaggi 6: In 8 minuti piazza una tripla dall’angolo. Non ha il tempo di farsi notare ma non fa nemmeno danni. Al momento è il nono in rotazione, arriveranno periodi migliori.

Landi 8: Mostruoso. Gioca una gara impressionante per intensità mentale, impreziosita da canestri di un peso specifico enorme. 21 punti (5/8 da tre), segnando quando la squadra era sotto nel supplementare, con 9 rimbalzi d’oro nella lotta sotto i tabelloni. Carica il pubblico e i suoi compagni, sente ormai sua la maglia della Virtus. Sta disputando una stagione matura, coraggiosa, che può essere quella della definitiva consacrazione.

Sims 7.5: Pian piano gli aggettivi si stanno esaurendo. Dodicesima doppia doppia su diciotto gare giocate, 19 punti e 15 rimbalzi, coi 7 falli subiti a testimoniare la paura che incute agli avversari. Segna, stavolta difende anche in maniera convincente, ha una condizione psico fisica sublime. Semplicemente, giocatore di un’altra categoria.

Santiangeli 7: Come il Marchese del Grillo “s’è svejato!”. Finalmente una gara solida, di sostanza, mostrando il potenziale sino a questo momento sopito. 13 punti e 4 rimbalzi, soprattutto gli 8 assist a certificare una visione di gioco importante per un giocatore con tanta esperienza. Ha pagato anche una condizione fisica precaria, ma adesso deve sfruttare l’exploit contro Bergamo come un punto di partenza per dare un nuovo slancio alla sua annata.

All. Bucchi 7.5: Combatte ancora con le condizioni fisiche di alcuni giocatori che non sono al top, ma riesce a presentare sul parquet del PalaEur una squadra combattiva, motivata e con maggiore lucidità rispetto ad altre uscite, anche recenti. Il gruppo segue le sue indicazioni, lo si vede da alcuni segnali soprattutto nei possessi difensivi. 21 assist e 96 di valutazione totale danno il segno di un roster ben amalgamato che viaggia tutto sulla stessa lunghezza d’onda. Sa bene che il potenziale a disposizione è alto, ragiona gara dopo gara e tiene tutti coi piedi ben saldi a terra.

Borotalco

Per chi l’ha vista,

per chi non c’era.

Per chi, quel giorno lì, inseguiva una sua chimera.

 

La paura, la rabbia, le parole, i canestri, gli errori, il timore di non vincerla, l’emozione, la vittoria, la voce che non c’è più, una stanchezza meravigliosamente bella, una fantastica goduria, una domenica così.

Tutto questo solo per una partita? Si, tutto questo solo per una partita. Importante certo, ma pur sempre una partita.  E quindi? Non si può essere contenti per una partita, anche se importante? Si, si può.

Virtus Roma contro Bergamo: la lotta per il primo posto in classifica (che vale l’accesso diretto in A1), la voglia di vendicare la brutta sconfitta dell’andata, una partita che tutti volevano vincere e che alla fine si è vinto. Una bellissima partita, quattro quarti ed uno supplementare, un sacco di cose fatte bene, altre fatte male: una grande vittoria.

E che titolo si da ad una giornata così? “Buona domenica”, quel giorno da aspettare come canta Venditti? Mmm, no. Beh allora perché non “Chiedimi se sono felice”, e quella pallina che non si può fermare raccontata da Aldo, Giovanni e Giacomo? No, non convince nemmeno questo.

Ok, ci sono, ho trovato quello giusto: “Borotalco”. Non è troppo? Però è un punto di partenza.

Ma che c’entra? Fidate, lascia fa’. Innanzitutto, un buon motivo potrebbe essere che nella squadra avversaria ci giocavano due che avevano come cognome, Sergio e Benvenuti, e quindi (come suggerisce Giancarlo Migliola), l’associazione dovrebbe essere automatica.

Ma c’è di più. Pensate di essere in ansia per una partita ed in una domenica di pioggia di salire in macchina e di accendere la radio ed il primo pezzo che esce fuori dalla riproduzione casuale della vostra pennetta, fosse proprio “La Settima Luna”, di Lucio Dalla. Ed allora il pensiero non può non andare a quella scena iniziale di quel capolavoro interpretato da Carlo Verdone e da una delle donne più belle che una macchina da presa abbia mai visto, una come Eleonora Giorgi. Non si può non pensare a Sergio Benvenuti, ai suoi timori, alla sua timidezza, alle sue paure, alla sua follia, alla sua genialità, alla sua umanità, a quella unica e meravigliosa ultima scena, in cui rincontrando Nadia Vandelli, tutto sembra essere fantastico.

Ecco tornando a casa, prima d’entrare nel portone, questa sera, ci si sente un po’ come Sergio Benventi, ci si sente un po’ Manuel Fantoni.

Ci si sente un po’ invincibili, un po’ tanto felici, un po’ protagonisti di una storia che nessun altro può capire, un po’ padroni di un cuore grande quasi tremila volte, tanti quanti quelli che battevano durante la partita.

Scarica la tensione Piero Bucchi, una stanchezza felice. E’ felice Marco Santiangeli, oggi autore di una bella prova, una di quelle che può sbloccare una stagione sino ad oggi piena di ombre.

Aristide invece è Landi ed oggi è uno dei migliori di questo campionato: oggi, ancora una volta è l’autore di una prova incredibile per canestri pesanti e per impatto. La difesa è Sandri e qualcosa ne sa Roderick, la sicurezza è Sims: la partita contro Bergamo ha sancito la dimensione di un giocatore grande. I suoi compagni lo cercano come appoggio, forse troppo, e lui seppur raddoppiato e triplicato, sposta gli equilibri dal post basso, un metronomone di tanti centimetri ed altrettanti chili.

Male Moore, l’esterno americano sta faticando e non poco. E’ bloccato in un momento di difficoltà in cui non riesce a prendere il metro della partita e rimane indietro e quando prova ad entrarci, spesso, è troppo tardi.

Ma aldilà dei canestri dei Landi, del nuovo impatto di Santiangeli, quello che rende ancora più felici è che quando sembrava, dopo un canestro di Taylor nel finale, che i fantasmi di Cassino si stessero riaffacciando, gli occhi di una squadra che sembrava aver paura di non riuscire a vincerla, si sono trasformati e sono valsi il successo finale.

Aleggia quella strana sensazione che questo tipo di partite, altre volte, non le avresti vinte. Le sensazioni che rimangono sono un sorriso infinito ed un’adrenalina che si ricarica minuto dopo minuto.

Una bella vittoria, una grande vittoria, una da urlo.

Una di quelle domeniche in cui sei un po’ Sergio Benvenuti ed un po’ Manuel Fantoni.

Una di quelle domeniche che rimarranno negli occhi per chi l’ha vista, anche per chi non c’era, per chi in una giornata di tifo ha lottato con una sua personalissima chimera. Una domenica che appartiene a tutti, ma solo a chi davvero vuole che gli appartenga.

Un giorno di festa, non di polemiche per biglietti e per il loro costo, non per quello e non per quell’altro. Solo e semplicemente, un giorno di festa.

Non era la settima luna, è la diciassettesima. Una da luna park, da scimmioni che si aggirano da una giostra ad un bar, mentre angeli di Dio bestemmiano facendo sforzi di petto. Una di quelle in cui la Virtus Roma, ha vinto. Una di quelle in cui la banda ha suonato il rock.

Virtus Roma-Benacquista Assicurazioni Latina, le pagelle: dominio Sims, Landi si esalta. Chessa monumentale

Alibegovic 6: Impiegato solo 13 minuti, riesce comunque a farsi notare per l’intensità delle giocate. Sbaglia 2 triple ma cattura 5 rimbalzi, difendendo bene in un momento nel quale la squadra fatica in questo fondamentale.

Chessa 7.5: L’imprecisione dal campo (1/6 da tre) è l’unica pecca di una serata altrimenti perfetta per il capitano. Difende in maniera monumentale negli ultimi, decisivi minuti, prendendo uno sfondamento da Lawrence che è anche il quinto fallo del pontino. Cattura un rimbalzo in attacco di pura voglia (5 totali) e piazza le giocate d’intensità che caricano pubblico e compagni. Splendido.

Moore 5.5: Numeri tutto sommato buoni per lui (14 punti e 5 assist, 7 falli subiti) ma tira male dal campo (3/12). In più, ricade nelle ingenuità che lo accompagnano da inizio stagione, protestando sempre troppo, beccandosi anche un tecnico. Il quinto fallo è una sciocchezza non degna di un giocatore della sua esperienza, per fortuna della Virtus non pagata cara. Se trovasse continuità mentale sarebbe un fattore per Roma, al momento viaggia troppo a corrente alternata.

Sandri 5: Certamente non la miglior partita dell’anno. Continua ad essere limitato da acciacchi fisici, ma anche lui come altri compagni tira male (1/9). Ha la necessità di essere sempre al massimo per rendere al meglio, servirà prestissimo però il suo prezioso apporto.

Baldasso 7: Partita di grande maturità. Entra ed è subito pronto, segna nei diversi momenti della gara ed è uno dei più costanti. Lotta sotto canestro (5 rimbalzi) e mette al servizio dei compagni 3 assist. Come all’andata, nelle fasi caldissime del match la squadra è in mano a lui per l’assenza di Moore, che non fa rimpiangere affatto, anzi.

Saccaggi ng: Dopo esser stato utilizzato in quintetto per tre gare di fila, stavolta resta in campo solo per 2 minuti. Nulla più che un’apparizione.

Landi 7.5: Chirurgico. Segna canestri col pallone che pesa una tonnellata, come la tripla che spezza definitivamente l’equilibrio in favore della Virtus per il 79-76 ad 1 minuto dalla fine. Ha ancora problemi al naso fratturato ma ciò non gli impedisce di buttarsi nella mischia a prendere falli (6) e rimbalzi (7). Ci mette anche 2 assist ed il 25 di valutazione lo premia esattamente per i meriti che si è guadagnato sul parquet.

Sims 8: Padrone incontrastato dell’area. Governa a piacimento in attacco, paga un po’ di stanchezza in difesa, ma quando decide che è ora di vincere chiude il passaggio a livello. 26 punti e 15 rimbalzi, per l’undicesima doppia doppia in 17 gare giocate. Il pubblico lo ama, si prende l’ovazione della sua gente ogni volta che allaccia le scarpe.

Santiangeli 5.5: Impatta un po’ meglio di altre volte, partendo questa volta dalla panchina, ancora condizionato dalle noie muscolari. I numeri non sono neanche troppo male (4 punti, 3 rimbalzi, 1 recupero e 1 assist) proporzionati ai minuti giocati (18). Ma l’unica palla persa di serata ha rischiato seriamente di compromettere la vittoria di Roma, ingenuità di fretta e di chi sente tanta pressione addosso. Non segna da tre (0/3) e al momento non riesce a completare una gara sufficiente. Il tempo a disposizione resta poco.

All. Bucchi 7: Dopo l’inopinato stop contro Cassino, doveva risollevare i suoi e presentare una squadra diversa a solo 3 giorni di distanza. In difesa ancora si fatica, ma questo gruppo ha un cuore grande così ed il merito è anche suo, ad esempio con un tecnico preso per difendere Sims che gli da il cinque per certificare la bontà della scelta. Sa che la condizione fisica non è ottimale, ringraziando poi a fine gara tutto lo staff medico che lo sta aiutando non poco. Consapevole delle potenzialità dei suoi, piedi ben saldi a terra e tanta cultura del lavoro.

Le piccole cose

Benedetti siano gli istanti,

e i millimetri, e le ombre

delle piccole cose.

 

 

 

Si, sono davvero le piccole cose che fanno la differenza.

E’ stata una partita brutta ma che bisognava vincere ed alla fine, si è vinto. Il resto, almeno oggi, conta poco. Che poi qualcuno ha detto che non è bello ciò che è bello, è bello ciò che piace.

Ed a chiunque piace vincere, oggi è stato bello. Però in fondo è anche vero che ci sono cose che oggettivamente sono belle, proprio perché belle, e della partita di oggi restano poche cose che si possono definire oggettivamente belle.

Non di certo la difesa che diciamo non è stata proprio l’arma che ha permesso alla Virtus di portarsi a casa la vittoria. In effetti quello che si è visto nella metà campo dei ragazzi di Roma oggi è stato a tratti inspiegabile, non per Bucchi però che ha ammesso come la squadra stia vivendo un momento, di quelli che capitano durante il corso di una stagione, di flessione fisica. Piccoli momenti, pericolosi, che possono fare la differenza.

Ed oggi a tratti hanno rischiato di farla la differenza, in maniera negativa. Ma ci sono cose, come dicevamo, che sono oggettivamente belle: ad esempio, la prestazione di Sims. Quello che sta facendo il ragazzone con la maglia #21 non è così scontato e banale: non è semplice scendere di categoria ed automaticamente “dominare” un campionato, ma lui lo sta facendo, cambiando tante piccole cose che in questo momento, difficile, fanno la differenza. Non il suo rendimento (anche oggi una doppia/doppia da 26 punti e 15 rimbalzi) ma per esempio le sue reazioni e la gestione del corpo durante il match: sempre raddoppiato ed a tratti triplicato non è diminuito il numero di contatti subito e se prima bastava davvero poco per fargli perdere la calma, oggi è il pilastro, tecnico ed emotivo che la squadra cerca e trova quando le cose si fanno difficili.

Oggettivamente bello è il campionato di Aristide Landi, anche oggi tra i migliori, non solo per i punti ma per il tipo di atteggiamento che ha messo in campo e che mette costantemente nelle partite. Si prende responsabilità e parla da leader, ha cambiato il suo corpo, è cambiata la sua vita diventando papà, tante piccole grandi cose, che fanno la differenza. Si è levato la maschera.

Una stretta di mano può fare la differenza, come quella tra un allenatore ed il suo lungo dopo il fischio di un fallo tecnico, come quella tra Bucchi e Sims. Apparentemente banale ma che per un giocatore vuol dire tanto, che fa capire che non si è soli. Uno sfondamento subito, un recupero difensivo, un urlo verso il pubblico, fanno la differenza: chiedetelo a Massimo Chessa, che sta interpretando quella veste da “capitano” in maniera piena ed umile. C’è chi le chiama “piccole cose”.

Baldasso sta cambiando le sue piccole cose: le facce dello scorso anno, le cose sbagliate, oggi sono giuste. Ed oggi è stato un elemento importante della vittoria, con canestri importanti, con i suoi errori difensivi e con la voglia di prendersi responsabilità. Tante piccole cose che sommate oggi fanno una differenza importante, non solo per lui, ma per tutta la squadra.

Fanno la differenza anche per Nic Moore, oggi non brillante. Da un paio di partite a questa parte il rendimento del giocatore è sotto le aspettative ma il suo valore non si discute. E’ bello vederlo giocare in coppia con Baldasso: sarà che il giovane Tommy è in grado di levargli oneri da playmaker e così Moore riesce a spaziare di più nel ruolo di guardia, prendendo quel ritmo che a volte non trova nel cercare di mettere in gioco i suoi compagni. Piccole cose, che fanno la differenza.

Le paure durante una partita sono tante, sono tante e piccole e si sommano e si alternano a quei tanti momenti di gioia, alle parole per raccontare, ai gesti per descriverla. Cosa sono due punti in fondo? Sono una piccola parte rispetto a tutti quelli a disposizione durante un campionato. Ma i due punti di oggi, seppur piccoli, fanno la differenza: sono una risposta a quelli persi contro Cassino, sono una spinta a quelli da prendere domenica, in una sfida di devastante importanza con Bergamo.

E pensare che le piccole formiche sono in grado di sollevare pesi di dieci volti superiori al loro, però ce la fanno e nel loro essere minuscole, nel loro ambiente fanno la differenza. La capacità di saper sopportare pesi e difficoltà, nel corso di una stagione, fa la differenza tra una squadra in grado di arrivare sino all’ultimo, da quelle che invece non ce la fanno.

Un peso alla volta, una difficoltà alla volta, una partita alla volta. Certo difendendo come oggi si fa tutto complicato, se non impossibile ma la voglia di oggi e le piccole cose della partita vinta con Latina, quelle si che possono fare davvero la differenza, cosa che non hanno fatto nella partita contro Cassino e che invece dovranno farla contro Bergamo.

Un chicco di riso può far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, un canestro può valere una vittoria, una brutta difesa anche se non di più.

Insomma, oggi non è stata una grande partita ma è stata una vittoria. E questo, conta. Una piccola, grande vittoria.

Una piccola, grande, emozione. Di quelle che fanno la differenza.