Virtus Roma 2018-2019, le pagelle: senza traffico sulla A1, Virtus is bAck

Spizzichino ng: Ha avuto la soddisfazione di esordire al PalaEur nella penultima giornata, ha dato una mano negli allenamenti stagionali. In bocca al lupo per la carriera.

Alibegovic 7.5: Alla sua prima stagione da professionista, dà un grande contributo alla causa. Parte molto forte, poi ha un calo che però è bravo a gestire per un finale di campionato coi fiocchi. In alcune partite è anche il migliore di tutti, un ragazzo speciale con potenzialità da categoria superiore. Magari proprio con la Virtus.

Lucarelli 6: Ogni tanto lo si vede in campo, magari per un minuto di buona difesa sul play avversario. Si toglie anche la soddisfazione di una tripla contro Scafati, legittimando così il lavoro silenzioso di un anno.

Chessa 7: Cuore di capitano. Forse per la prima volta in carriera deve ritagliarsi un ruolo diverso da quello del cannoniere e si mette così al servizio della squadra. Paga un po’ di stanchezza al tiro (33% da tre) ma vederlo lottare su ogni pallone riempie gli occhi. Uno di quelli che ha vissuto anche la stagione disastrosa dello scorso anno, uno dei segreti che lo ha portato a capire che tipo di occasione fosse quella di quest’anno, uno di quelli che ci ha messo l’anima.

Moore 7.5: A volte è sembrato totalmente estraneo al contesto, a volte senza di lui la Virtus avrebbe passato grossi guai. Al suo arrivo ci si aspettava, oltre il talento offensivo, anche la costanza di rendimento, qualità che ha faticato a mostrare. Ma quando si è acceso le sue mani hanno prodotto qualità e canestri importanti, sbrogliando matasse molto intricate. Ha saputo anche gestire la palla per i compagni, chiudendo a 4.3 assist di media. Uno dei pretoriani di Bucchi, ha ripagato l’investimento fatto su di lui.

Sandri 7.5: Clinic difensivo. Preso per la sua esperienza nel campionato di A2, è uno dei segreti meno nascosti della Virtus. Non è un caso che nel mese abbondante di assenza per infortunio, la squadra paghi a livello di energia. Un leader, sente tanto la responsabilità del ruolo, perché lui a Roma ci tiene, giunto al terzo capitolo della sua saga capitolina.

Baldasso 7.5: “E’ servito più Baldasso a Moore piuttosto che Moore a Baldasso”. Il riassunto della sua stagione è in questa frase. Anno in cui ha mostrato maggiore maturità, crescendo di livello ogni qual volta la partita e le responsabilità aumentavano. E’ vero, ha commesso un paio di stupidaggini che potevano costar care, ma ha saputo ampiamente rifarsi quando altri si sarebbero nascosti dietro l’alibi della carta d’identità. Può far parte del futuro della squadra.

Saccaggi 6.5: Era arrivato e si credeva potesse essere un protagonista vero ma anche a causa dei guai fisici non è riuscito ad incidere fino in fondo. Però c’è anche il suo marchio sulla vittoria del Girone, perchè quella tripla sulla sirena a Casale Monferrato resta uno dei momenti di maggiore gioia della stagione. Mai una parola fuori posto, ha accettato di mettersi in discussione con dedizione e spirito di sacrificio.

Landi 8: Di fatto, il terzo americano della squadra. La sua miglior stagione in carriera per numeri e attitudine, un protagonista vero della promozione. Sempre costante nel rendimento, si è messo nelle condizioni di determinare non poche partite, con tiri (e canestri) pesanti, nei momenti più caldi dei match. Anche alla terza stagione romana, è diventato man mano un punto fermo per compagni e tifosi, che si sono innamorati di un ragazzo speciale, diventato padre proprio qui nella Capitale. Certe cose non si dimenticano, il suo cuore cestistico è ormai a tinte giallorosse.

Prandin 6.5: Un ragazzo serio, un giocatore esemplare. Arriva a causa del crac di Siena, per sostituire prima Saccaggi e poi Sandri, colpiti da infortuni piuttosto seri. Si mette a disposizione della causa, Bucchi lo sceglie nelle ultime due partite per la sua esperienza dopo un mese in tribuna. Un amuleto, giunto alla seconda promozione in due anni dopo quella di Trieste, ci mette anche del suo.

Sims 9: Giocatore di un’altra categoria. Regala perle di rara bellezza in attacco, un campionario di soluzioni diverse, una più efficace dell’altra. Chiude la sua stagione con una doppia doppia di media (19.4 punti e 11.3 rimbalzi) per un 27.5 di valutazione. Quando sa che la squadra ha bisogno anche della sua difesa, chiude il passaggio a livello, con praticamente 2 stoppate per gara. Nella gestione della palla è un leader, regalando assist preziosi per i compagni. Un punto di riferimento, ogni tanto c’è stato il rischio che fosse un alibi per i compagni, ma averlo in maglia Virtus è stato un grande privilegio.

Matic ng: Ha fatto parte del roster, non dimenticherà facilmente questa annata.

Santiangeli 6.5: Gioca sottotono rispetto alla scora stagione a Scafati, ci mette un po’ per entrare nei meccanismi della Virtus. Nelle ultime settimane, però, il suo livello di pallacanestro cresce e si ritaglia un ruolo di primaria importanza. E’ stato bravo a gestire le difficoltà, ha avuto modo di mettere anche il suo sigillo sul successo finale.

All. Bucchi 8: L’uomo giusto al posto giusto. Tornato alla fine della scorsa stagione, dopo 13 anni dalla sua prima esperienza a Roma, ha salvato la squadra dall’oblio dei playout, utilizzando le macerie di quella squadra come base sulla quale ricostruire. Ha scelto uomini, prima ancora che giocatori, capaci di chiudersi in palestra e creare un gruppo che ha remato tutto dalla stessa parte. Nelle difficoltà ha isolato la squadra mettendoci la faccia, si è sempre esposto in prima persona per creare il clima giusto attorno al gruppo. Ci ha messo tanto della sua esperienza per raggiungere un traguardo impensabile al primo anno di progetto, obbligatorio confermarlo per far si che tutto ciò sia un punto di partenza.

La notte dei desideri

È una notte come tutte le altre notti

È una notte che profuma di avventura

Ho due chiavi per la stessa porta

Per aprire al coraggio e alla paura

Vedo un turbinio di gente colorata

Che si affolla intorno a un ritmo elementare

Attraversano la terra desolata

Per raggiungere qualcosa di migliore.

 

No, la matematica non sarà mai il mio mestiere. No, non lo sarà in una di quelle sere in cui il cuore batte talmente veloce che fa girare la testa e fa tremare le mani.

C’è chi dice che è davvero difficile che una felicità si posi proprio sul destino che l’aveva invocata ma per fortuna non finisce sempre così.

E questa storia ve la possono raccontare i tifosi della Virtus Roma, che vedendo battere Legnano hanno festeggiato il ritorno della squadra in Serie A1.

La nostra notte.

Quella in cui dentro c’è tutto e che di tutti è.

La notte della Virtus Roma.

Che torna in A1, dopo quattro anni. Che lo fa nel giorno di Pasqua e del Natale di Roma: una resurrezione, una nuova nascita.

Avete mai visto “Notte prima degli esami”? Io alla fine sono d’accordo con Luca, il protagonista: “Come si fa a fare l’hit parade dell’amicizia?”.

Esistono gioie di serie A e gioie di serie B, o di A2? No, non esistono. E quanto vissuto e visto nella sera di Legnano ne è la prova.

Esiste l’agitazione, la paura e la felicità. Esistono le emozioni, quelle belle e quelle brutte, fanno parte di noi entrambe e di entrambe ci nutriamo.

La gioia è la gioia. Punto e basta.

Una giornata incastrata nel tempo, dettata e battuta dal ritmo del cuore. Vissuta da chi è in grado di sentire i battiti, regolari e non.

Calma, andiamo con calma.

Un piccolo passo indietro: Scafati. La partita con Scafati, oltre ad essere stata la vittoria che doveva essere e oltre ad essere stata una bella partita è stata il biglietto perfetto per l’ultima. Tutti hanno giocato bene, tutti hanno lasciato il campo con un sorriso ed ha permesso anche a chi non ha disputato la sua migliore stagione, di arrivarci nel modo più giusto possibile. Una sorta di “grazi”, verso il tutto ed i tutti di quest’anno.

Quanto è lontana la prima partita, quanto è lontano quel giorno al Tellene di precampionato, quanto sembra così tremendamente lontano il primo pallone con Cassino. Quanti giri d’orologio, quanti momenti che ci hanno levato il sonno, che ci hanno dato la carica per distruggere a mani nude un muro, quanto delle nostre vite è passato a ritmo di una palla la domenica.

Ma quel momento, la domenica, da quattro anni a questa parte è un po’ di più di chi ha deciso di non lasciarla sola.

Ma vi rendete conto della magia? Di come una sola serata, una sola giornata è capace in uno stesso identico momento di poter riassumere in se stessa anni, mesi, momenti, gioie e dolori?

 

Come vorrei essere nella testa di chi, anche quel giorno, quella mattina, quella sera, il giorno dopo, era ed è stato in grado di dare i soliti “buoni consigli”, di chi ha scelto moniti ed una disamina rispetto ad un’emozione, una critica rispetto all’amore, l’arroganza e l’onniscienza rispetto alla fragilità di riscoprirsi un tifoso come tanti e come tutti.

Perché il giorno della partita con Legnano non c’è stato passato, né futuro, ha contato solo quel maledetto, meraviglioso presente. Come dovrebbe, almeno oggi ed ancora per un po’, contare anche e solo oggi.

No, non vi racconterò della partita, della parità alla fine del primo tempo, del canestro di Sims o di quello di Landi, perché non ha senso. Perché a quella partita non arrivava nessuno più forte e nessuno più in forma, nessuno meno forte e nessuno meno in forma, arrivava la Virtus Roma. E con lei la gente presente, la gente che non è potuta venire, la gente dinanzi ad una tv o di fronte ad una radio.

Vi dirò che dovreste chiedere a Claudia quanto fosse agitata per il suo Aristide e delle sue lacrime e del suo abbraccio a fine partita con il suo “Gladiatore”. Perché un anno non è fatto solo di partite, è fatto di vite e fatto di storie.

E pensate un po’ a Landi quando un giorno ripenserà a questa stagione, all’anno in cui è diventato papà e dopo qualche mese ha vinto il campionato.

E pensate anche un po’ a Daniele Sandri, che torna a Roma, per la terza volta, dichiara amore eterno a quella che a tutti gli effetti ora è la sua ex fidanzata (solo perché è diventata sua moglie) ed alle loro lacrime, agli occhi al cielo di quel ragazzo mentre quelli, pieni di emozione, cercano lo sguardo di chi quest’anno è stato più di quello che le cifre hanno detto.

Pensate e chiedete a Massimo Chessa, che ha trasformato del tutto il suo modo di giocare, accettando un ruolo diverso, ed ha vinto. E pensate quando tornerà a casa ed abbraccerà la sua famiglia.

Chiedetelo a Moore, che come Landi, è diventato papà, e che chissà quante volte si è sentito sulle spalle il peso di dover essere lui quello decisivo.

Chiedetelo a Marco Santiangeli, che nelle ultime due partite è stato il migliore in campo, “Santi” ha faticato ma alla fine ha vinto. Chiedetelo a Prandin, a Bobo, talismano promozione, arrivato in corsa dopo che il progetto che aveva scelto ad inizio anno si era sbriciolato.

Chiedetelo a Sims e ditegli solo una cosa: grazie Henry, grazie gigante, grazie Django. Chiedetelo ad Andrea Saccaggi ed alla sua corsa dopo il canestro a Casale Monferrato, perché con lui abbiamo urlato tutti quella sera.

Chiedetelo a Tommaso Baldasso ed a lui chiedetelo un po’ di più, perché lo scorso anno niente sembrava andare come dovesse ed invece quest’anno ci ha regalato un giocatore trasformato, un ragazzo diverso, uno che è arrivato a Roma che aveva 18 anni, che ha trasformato le critiche in complimenti, che ha trasformato la sconfitta in vittoria.

Chiedetelo alla mamma di Amar Alibegovic ed alle sue lacrime, proprio quelle di una mamma, mentre guarda quello che forse sarà sempre il suo ragazzo, il suo “bambino” ma che nel frattempo è un armadio a quattro ante con annessa scarpiera ed ha vinto, al suo primo anno. Viso buono e sorridente che piace ai bambini e buttando l’occhio un po’ qua ed un po’ là, tante sono le maglie di Alibegovic. Chiedetelo a Lucarelli, Spizzichino ed a Matic che racconteranno di quest’anno, chiedetelo a Santolamazza, Michelutti e Lucio, al loro silenzio che è fatto di lavoro.

Chiedetelo a Piero Bucchi. Che ha scelto di rimettersi in gioco con un playout, che ci ha riportato lì dove tutti volevamo essere. Chiedetelo ai suoi figli ed alle loro lacrime perché il papà ha vinto, chiedetelo a sua moglie che ad ogni conferenza era lì ad ascoltarlo, chiedetelo alla sua camminata incredula in mezzo al campo dopo la vittoria, a quella camicia che a fine partita era finalmente un po’ disordinata.

Chiedetelo a Francesco, seduto nella prima fila del parterre. Che con le mani tra i capelli ha gli occhi fissi nel vuoto e dice che quello che è appena accaduto è un “miracolo sportivo”, che i suoi occhi, che tante e troppe ne hanno viste, racconteranno ancora, forse i migliori anni della sua vita.

Chiedetelo ad Alan e Davide, sempre lì. Chiedetelo a Naomi, chiedetele se è felice.

Chiedetelo a Fabio e Mirko, che hanno dovuto permettere ai numeri, ai loro numeri, di farsi contaminare da regole di “passi” e di arrendersi alle emozioni.

Chiedetelo a Valerio, a chi è stato giocatore ed ha scelto il compito di trovarli e poi chiamarli e consegnarli la divisa. Vedendo ogni partita dallo stesso posto.

Chiedetelo a Claudio Toti. Non al presidente, nemmeno all’ingegnere. Per questa sera state con l’uomo e con il padre che abbraccia i suoi figli. Ed è contento ed è felice.

Chiedetelo a voi stessi, ad ognuno di voi e ripensate ai gesti, a tutti, dai più importanti a quelli inutili. Chiedetelo ai vostri ricordi, alle vostre emozioni ed alle vostre delusioni.

Chiedetelo al Diablo, a Federico, ai suoi post per ogni partita, ai suoi chilometri, quelli fatti con trecento borse in mano ed una macchinetta al collo, chiedetelo a Luca (e chiedetegli se vuole ancora andare a Treviglio), a Francesco e quella foto in mezzo al campo, a Roberto ed alla sua retina, a Marco ed ai suoi pugni al cielo, a Giulia ed Anastassia, chiedetelo a chi quella sera era seduto al Mc Donald’s di Busto Arsizio, chiedetelo a quelli dell’altra curva, a quel padre che macina chilometri con il suo ragazzo, Fabio e David, chiedetelo a Gianluca ed al suo tatuaggio. Chiedetelo a tutti quelli che su un pullman o da soli sono arrivati a Legnano (e che mi perdoneranno con tutto il cuore se non ho citato, troppi che erano e che spero accettino le mie scuse con tutto il cuore).

E poi chiedetelo a chi era al Let It Beer, ai ragazzi della curva che non potevano esserci, chiedetelo a chi era al Tellene. Chiedetelo a quelli che ci sono sempre stati e che non ci sono potuti essere. Chiedetelo alla moglie ed agli amici di Pier Carlo.

Chiedetelo a Martin, che il futuro è per lui.

Chiedetelo a chi era seduto in tribuna stampa, a chi ha proiettato il suo occhio attraverso un obiettivo per immortalare e rendere immortali le emozioni e le azioni, a chi ha realizzato video, a chi un house organ e le grafiche.

E chiedete alla vostra mente ed al vostro cuore di non cancellare nessun momento di quest’anno. Di fissarli.

E se me lo doveste mai chiedere, io vi risponderò se vi ricordate Recanati.

Voglio essere felice, voglio essere sfacciatamente felice, voglio essere sfacciatamente felice perché non me ne frega niente se è solo un campionato di A2, voglio essere felice perché la mia squadra ha vinto. Perché per tutta la vita mi ricorderò del viaggio con Francesco, dell’hotel Montecarlo, di ogni singola cronaca, e che la mia squadra ce l’ha fatta, ha vinto.

Dei visi, dei volti, delle persone incontrate, di quelle ritrovate, delle gioie, delle incazzature, della rabbia, del fomento. Di tutto, voglio ricordarmi tutto questo.

E’ la nostra notte.

“Con qualcosa di speciale.

Un turbinio di gente colorata.

Ogni cosa è illuminata.

Ogni cosa è nel suo raggio in divenire”

E’ la notte dei desideri, in cui cadono stelle. E allora chiudete gli occhi.

Chiedetelo alle stelle, il vostro desiderio.

 

Completamente

Foto di Gennaro Masi

 

“Non trovo sonno, non trovo pace.

Sento che il cuore va più veloce”

 

E’ tutto così “Completamente”.

Sembra bella anche la Formula E, quello che era il palco dei The Giornalisti, diventa il parquet dei The Giocatori. (Si ok, la smetto subito).

Perché l’attesa è quella di viverne una ancora più bella. Ma questa è stata davvero perfetta.

Per la vittoria, per come è arrivata, per le tremilacentoundici persone presenti, perché la grande bellezza di Roma è che se fuori piove, lei riesce sempre a trovare il sole.

Ci siamo, eccola qua la settimana più importante dell’anno, una delle più importanti della nostra storia recente. Ci siamo, una vittoria vorrebbe dire tornare in Serie A1. E vorrebbe dirlo farlo dopo quattro anni, al primo anno di un nuovo percorso, fatto di premesse ed intenzioni diverse.

Godiamoci una serata come quella di ieri, perfetta. Due ore in cui tutti hanno remato dalla stessa parte, due ore in cui tutti hanno giocato e tifato verso un unico, stesso ed identico obiettivo.

E’ la partita di Roberto Prandin, di un ragazzo e professionista serio, di uno che negli scorsi anni ha giocato per vincere questo campionato e lo ha vinto.

E’ la partita dei giovani di casa Virtus Roma, di Lucarelli e della sua tripla, di Spizzichino e Matic. Eh si, è la loro partita, quella di una giornata di festa, quella che non era stata in precampionato nell’amichevole proprio contro Scafati, in cui, in quarto periodo “inutile”, Lucarelli, Spizzichino e Matic videro Goodwin e compagni schiacciare ed esultare. E quindi l’esultanza di Lucarelli, vale un po’ di più.

E’ la partita di Marco Santiangeli, che non ha giocato una grande stagione, lo sa lui e lo sappiamo tutti, ma ha fatto una grande partita, ha fatto quello che sa fare e che sa fare, bene. E forse questo match lo libera dai fantasmi di una stagione e lo proietta alla prossima partita con la testa un po’ più libera.

E’ la partita di Tommaso Baldasso, matura e specchio di una stagione, di enorme crescita. Personale e tecnica. Non è il tabellino dei sogni, certo, ma è una partita fatta di scelte giuste, controllata ed equilibrata, in cui ha dimostrato, una volta di più che quest’anno è stato più Nic Moore ad aver avuto bisogno di lui, che lui ad aver avuto bisogno di Moore.

Ma è anche la partita di Moore, che per la prima volta forse non cerca il perenne contatto con l’avversario e gioca la sua partita, la sua bella partita. Di strappi e di lampi, non quelli che facevano cadere copiosa la pioggia fuori, ma quelli che illuminavano il Palazzo dello Sport dentro.

E’ la partita di Daniele Sandri, è la partita offensiva di Sandri. Perché della sua forza difensiva non si può discutere e di quanto lui sia un ago della bilancia ma ieri, in attacco, di un livello che in quest’anno non si era mai visto.

E’ la partita di un capitano, da capitano, di Massimo Chessa, di un gigante, da gigante, di Henry Sims e di un ragazzo, diventato uomo e trasformatosi in leader, di Aristide Landi, altro tassello di una stagione sopra le righe.

Non so cosa succederà sabato, so cosa spero con tutto il mio cuore. Ma non lo so ed ora nemmeno voglio saperlo. Però una cosa prima di sabato la vorrei dire, per dirla più forte in caso di vittoria, perché non la direi in caso di sconfitta: grazie. Era da tempo che non si viveva una settimana così.

Questa settimana è come la foto finale di Compagni di Scuola, come la sigaretta der Patata sul cofano della macchina spenta, è come la giacca di Tony Brando. E’ la nostra porta per un futuro, immediato.

E’ stata una serata di perfetta che chiude una settimana di agitazione e che apre una settimana che è tutto ed il suo contrario. E’ che forse hanno ragione quelli che su un palco cantavano prima che venisse montato il parquet, che la felicità è davvero puttana, che a volte dura un minuto e che botte ti da.

Mi hai salvato tante volte, quando la vita, di fuori, non girava con lo stesso motore.

Sento che il cuore va più veloce.

Virtus Roma-Givova Scafati, le pagelle: la squadra gira e gioca bene. Tutti promossi

Spizzichino ng: 1 minuto finale per la soddisfazione di giocare al PalaEur, quando ormai è tutto deciso.

Alibegovic 6.5: Prezioso nelle piccole cose, si batte come un dannato a rimbalzo, catturandone 9. Ci mette dentro anche 6 punti e 2 assist, giocando una gara essenziale e intelligente, confermandosi risorsa importante dalla panchina.

Lucarelli 6: Entra con 2 minuti ancora da giocare e ha il tempo di piazzare una tripla dall’angolo, mostrando poi la sua gioia al pubblico già in festa. Una serata che ricorderà.

Chessa 6: Impreciso dalla lunga distanza (1/4) ha comunque il compito di occuparsi di un reparto esterni di buona qualità come quello di Scafati. Si fa notare poco ma riesce a lasciare il segno.

Moore 7.5: Colpisce per la capacità di incidere dopo un inizio non brillantissimo. Segna canestri in uno contro uno, con le sue solite conclusioni che spezzano la regolarità dei giochi. Si mette anche al servizio dei compagni con 7 assist, giocando finalmente una gara completa sotto ogni punto di vista.

Sandri 7: In difesa è il solito mastino, 2 recuperi e 4 rimbalzi. Stavolta ci aggiunge anche la qualità offensiva, realizzando 12 punti con un 5/10 dal campo. Giocatore essenziale per gli equilibri di questa squadra, è tornato sui suoi livelli dopo un lungo periodo condizionato dai guai fisici.

Baldasso 5.5: Non la miglior partita. Nervoso sin dall’inizio, non trova mai il ritmo per mettersi in gara. Sente molto il duello con Contento, scorie della discussa partita di andata. E’ stato uno dei migliori in questa stagione, ci sta un leggero passaggio a vuoto.

Landi 7: Torna sui suoi livelli stagionali, giocando una gara gagliarda e combattiva. Doppia doppia da 14 punti e 11 rimbalzi, stavolta però confezionandola quando la partita è ancora nel vivo. Bello vedere quanto sia coinvolto nella causa, il futuro di una squadra che vuole costruire qualcosa.

Prandin 6.5: La serietà fatta giocatore. Passa dalla tribuna della ultime giornate al quintetto base, scelto da Bucchi come specialista difensivo su Thomas. Gioca 14 minuti concreti, con 5 punti e tanta voglia di dimostrare che si può contare anche su di lui. Complimenti.

Sims 8: 29 minuti nei quali spiega pallacanestro a tutti. 18 punti, 7 rimbalzi e 4 assist, non facendosi intimorire dai raddoppi sistematici della difesa campana. Riesce anche a controllare i nervi quando la gara si inasprisce, evitando il secondo tecnico che lo avrebbe tolto dal parquet anzitempo. Difende anche, legittimando così il premio di MVP del mese di marzo del Girone Ovest.

Matic ng: Anche lui in campo per l’ultimo minuto, sbaglia il tiro da tre che gli regalano i compagni ma ha comunque la soddisfazione di aver calcato il parquet.

Santiangeli 7: Stimolato dall’affrontare la sua ex squadra, si fa subito notare per il piglio positivo col quale entra dalla panchina. Segna i canestri che fanno subito scappare via la Virtus, chiudendo in doppia cifra (13) i suoi 21 minuti. Fa mangiare le mani per quello che avrebbe potuto fare per tutta la stagione, ma ha ancora una partita per incidere.

All. Bucchi 7.5: Non deve essere stata una settimana facile da gestire. La pressione era tanta, ha fatto di tutto per togliere ansia alla squadra. Adesso manca una sola partita per fare qualcosa di davvero eccezionale, molto passerà dall’esperienza di un allenatore che ha già navigato questi mari.

Formula E a Roma, chiusure e deviazioni: come raggiungere il PalaEur domenica 14 aprile

Roma e la Formula E, un binomio affascinante ma che creerà inevitabili disagi ai cittadini nella settimana che precede l’evento. Compresi quelli che domenica 14 aprile, alle 19.15, andranno al PalaEur per assistere alla gara tra Virtus Roma e Givova Scafati.

Abbiamo provato ad elencare le chiusure e, soprattutto, spiegare come raggiungere la zona dell’impianto sportivo nella miglior maniera possibile:

COME RAGGIUNGERE IL PALAEUR – Dalle 20.30 del 10 aprile alle 5.30 del 15 aprile resta chiusa via Cristoforo Colombo tra Laurentina e Oceano Atlantico. Dall’11 al 13 aprile, dalle 6.30 alle 12, chiude lo svincolo del GRA sulla Pontina in direzione EUR, sia in carreggiata interna che esterna.

Il mezzo più pratico è la metropolitana linea B, scendendo alla fermata Eur Magliana, Eur Palasport o Eur Fermi. Per chi arriva da fuori città la metropolitana costituisce la prima alternativa, potendo prendere la linea B direttamente dalle stazioni di Termini, Tiburtina e Ostiense, ma anche dal parcheggio di scambio Ponte Mammolo.

COME ARRIVARE ALL’EUR CON IL TRASPORTO PUBBLICO

Le deviazioni alle linee di bus interessate (30 – 31 – 130 – 170 – 670 – 671 – 700 – 703 – 705 – 706 – 707 – 708 – 709 – 714 – 762 – 779 – 780 – 788 – 791 – 070 – 071 – C7 e le linee notturne N2-N3 eN21).

SEGUI IL LIVE DEI LAVORI

 

CHIUSURE E DEVIAZIONI – Formula E all’Eur: strade chiuse e modifiche alla viabilità 12 e 13 aprile 2019: L’area è stata suddivisa in due anelli, uno più interno ed uno più esterno al circuito. In queste aree è preveisa la chiusura totale al transito veicolare mentre resta solo parziale al transito pedonale. E’ invece interdetto l’accesso al circuito di gara per tutto il periodo dal 10 Aprile al 15 Aprile.

Dalle 20.30 di mercoledì 10 aprile fino alle 05.30 di Sabato 13 aprile è vietato il transito veicolare nei due anelli più esterni, mentre è consentito l’ingresso pedonale a tutti.

Sabato 13 aprile dalle ore 05.30 alle ore 20.30 permane il divieto di transito veicolare ed è consentito esclusivamente l’accesso pedonale a tutti nell’anello più esterno e soltanto ai possessori di titolo di accesso valido per l’anello più interno.

Da sabato 13 aprile dalle ore 20.30 al lunedì 15 Aprile alle ore 05.30 è vietato il transito veicolare in entrambi gli anelli e consentito l’ingresso pedonale a tutti in entrambi gli anelli.

 

Remer Blu Basket Treviglio-Virtus Roma, le pagelle: Moore e Chessa 6 politico. Disastro totale

Alibegovic 5.5: Uno dei meno peggio di un pomeriggio da dimenticare. Viene chiamato in causa per soli 18 minuti nonostante i titolari non siano all’altezza delle aspettative. Ha il demerito di perdere 3 palloni, ma non combina grossi disastri e, anzi, sembra uno dei più vivi.

Chessa 6: Uno dei due a provarci seriamente. Mette un paio di bombe importanti nei rari momenti di vita della squadra, ma da solo può davvero poco. Almeno si sbatte.

Moore 6: I pochi minuti della partita nei quali la Virtus prova a combinare qualcosa di positivo, coincidono con i suoi lampi offensivi. 15 punti con 5/9 dal campo e 6 assist, peccato che non servano a svegliare gli altri. Una briciola di positività da portare a Roma per i prossimi e decisivi impegni.

Sandri 5: Ha le mani piene in difesa contro Roberts, non riuscendo però quasi mai ad arginarlo, commettendo inoltre 4 falli. Impreciso dal campo, non da il solito apporto.

Baldasso 5: Viene chiamato quasi subito in causa ad inizio gara quando Bucchi opera tre cambi tutti insieme e da un po’ di energia fresca. Ma poi anche lui cade nell’oblio con tutti gli altri, tirando anche male (3/9).

Saccaggi 4: Gioca solo 10 minuti nei quali non tira mai, commette 2 falli e perde 1 palla. Praticamente uno spettatore non pagante.

Landi 4.5: I numeri raccontano una gara diversa da quella che realmente ha disputato. Non inganni la doppia doppia da 11 punti e 11 rimbalzi, perché è figlia di un 4/16 dal campo e, soprattutto, viene accumulata a giochi ampiamente chiusi. Subito gravato di tre falli, esce mentalmente dalla gara. Ci si aspettava molto da lui, per una volta in stagione ha deluso ampiamente.

Sims 4: Inspiegabilmente nervoso sin dalla palla a due, non riesce mai a mettersi in partita. Sbraita contro i compagni, cerca costantemente il duello con Borra, perdendolo malamente in difesa, con scelte di aiuto sul pick and roll o troppo profonde o totalmente assenti. Da uno del suo valore (e del suo stipendio) ci si aspetta una leadership diversa nei momenti difficili, è il primo ad affondare. Non è la prima volta.

Santiangeli 4.5: Altra gara negativa per lui, arrivato nella Capitale con ben altre credenziali e aspettative. Ha un paio di fiammate ma il pallone del possibile pareggio ad inizio terzo quarto lo spreca grossolanamente, aprendo poi il parziale mortifero col quale Treviglio chiude i conti. I soli 17 minuti in campo la dicono lunga.

All. Bucchi 4.5: Squadra nervosa, deconcentrata già dalla contesa, che non riesce mai a scuotere. Stavolta i timeout non sortiscono effetto, stimola in continuazione i suoi mai però destandoli dal torpore. Troppo spesso si vedono errori ripetuti nel tempo, per un gruppo che ambisce alla promozione diretta è inspiegabile. Continua ad insistere su giocatori che non danno quello che dovrebbero, fatica a trovare soluzioni alternative in questa partita.

Amar, ch’a nullo amato, Amar perdona

Foto di Gennaro Masi

 

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

 

prese costui de la bella persona

 

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

 

mi prese del costui piacer sì forte,

 

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

Amor condusse noi ad una morte.

 

Caina attende chi a vita ci spense».

 

Vorrei essere bravo come Carl Brave (che poi a basket ci ha giocato ed era anche forte) nel saper raccontare le abitudini, gli usi e le immagini quotidiane dei giorni nostri ma di Carl Brave non ho l’altezza, la poetica e nemmeno quell’ “E e e e e e e eeeee” pazzesco con cui inizia ogni singola canzone. Ma come Carl ho Instagram e come Carl ieri, scorrendo le foto degli amici, erano infinite le foto di pranzetti al mare e di tramonti.

Bella la montagna, belli pure i borghi di questo nostro incredibile paese, bello pure il concerto di Carl Brave all’auditorium ma più bello il mare e più bella ancora è andare a vedere la Virtus.

E quante volte ce lo siamo detti? A vedere il mare, vengono i pensieri. Che poi capita che o ce li lasciamo o li laviamo semplicemente, poi alcuni sono talmente pesanti che ci li riportiamo indietro ma forse un po’ più leggeri.

C’è chi guardava il mare e poi è venuto al Palazzo dello Sport, c’è chi al mare ci è rimasto, c’è chi non c’è mai andato.

“ A Ce’, non lo guarda’ er mare…

Che te vengono i pensieri”

(Non essere Cattivo, Claudio Caligari)

 

Nessun pesce d’Aprile ma solo una bella Virtus di primavera.

Di certo è che se a guardare il mare, vengono i pensieri, a guardare Amar i pensieri, ieri, non sono venuti per niente. Che poi era anche il suo compleanno, quindi auguri Amar, figlio di Teo, fratello di Mirza, fratello di Denis: e ieri Amar ci ha messo molto meno di Frodo a dominare e frantumare l’anello. E nel giorno del suo compleanno, si fa e ci fa un bel regalo.

Alla fine della partita, il tabellino del ragazzo diceva: 19 punti. Tiro da tre, movimenti sotto canestro e come con Rieti, un rebus difficile da risolvere per la difesa avversaria. Per Bucchi un bel lusso ed allo stesso tempo, un bel problema.

Sims è Sims, su questo non ci stanno dubbi. Ma rispetto al suo giovane amico Amar, paga sicuramente una mobilità meno accentuata ed una facilità di essere raddoppiato, triplicato (ecc. ecc.) maggiore rispetto al “Birthday Boy” della giornata di ieri. Ma guai a pensare che questo possa essere un problema, l’esistenza della parola “alternativa” ci da una grossa mano: averli entrambi a disposizione è il lusso (di cui sopra) che ha a disposizione Bucchi e che in queste ultime partite il Coach “deve” avere il coraggio di esplorare anche nel finale.

Alibegovic quindi, Baldasso dunque: sono loro ieri ad aver vinto la partita.  Che piaccia oppure no,  sono stati l’imprevedibilità che ha steso Agrigento e parlando di Baldasso, la stagione di questo ragazzo è andata oltre le aspettative, e potrà sembrare forse una “provocazione”, ma in quest’annata è stato forse proprio Nic Moore ad aver avuto più bisogno di Baldasso che Baldasso di Moore. Ma si chiama sport di squadra, proprio per questo.

Dicevamo che il mare è bello, ma i pomeriggi in casa Virtus, sono ancora meglio. Il mare, quello vero, può ancora aspettare: la sera fa ancora un po’ freschino e quando il sole viene giù, bisogna tirare fuori la giacchetta pesante, bisogna coprirsi.

E si sa, tira più una sconfitta che una vittoria, fa parlare più una sconfitta che una vittoria, fa più opinione una sconfitta che una vittoria, fa più tifoso parlare dopo una sconfitta che una vittoria, ci si ricorda della Virtus dopo una sconfitta che dopo una vittoria.

Luci ed ombre, il caldo ed il freddo, gli stessi che potrete vivere dentro alla partita della Virtus Roma. La capacità di questa squadra di accendere il pubblico e di spegnersi da un momento all’altro è veramente folle: anche ieri, andare sopra di tredici punti e poi beccare un contro parziale, e ritrovarsi sotto di un punto. E ieri giù il cappello davanti al pubblico, che all’inizio sembrava non arrivare e poi invece ha riempito il primo anello, giù il cappello per aver iniziato a battere le mani quando le cose non stavano andando per il verso giusto.

Fiore dopo fiore sta arrivando la Primavera e di queste giornate quello che più colpisce è il caldo del giorno, non il freddo della sera, i locali che si riempiono, le giornate che si allungano, quello che fa bene è il sole.

Sbocciano i fiori, sboccia il talento dei giovani Amar e Tommaso, la Virtus e la sua gente sognano la definitiva fioritura.

Una di meno alla fine, che siano tre o che siano due. Vincere, sappiamo quando, non importa come. Urlando, dagli spalti  e da un microfono (da dove taluni maestri urbani vorrebbero che non si facesse e che si mantenessero i principi etici e professionali di cui loro sono pedissequi allievi e pastori).

E poi tutti a guardare il mare per confessargli i pensieri di una stagione, le speranze della prossima, in silenzio, senza parlare. C’è chi ci lascerà incazzature, chi lacrime, chi delusioni, chi paure, chi gioia, chi proverà a levigare un macigno di dolore troppo grande da poter lasciare andare, chi aggiungerà una pagina in più alla sua storia da tifoso e che a quelle due parole, Virtus e Roma, ha legato qualcosa di più che una semplice partita della domenica.

 

Amar, ch’a nullo amato Amar perdona.

Virtus Roma-M Rinnovabili Agrigento, le pagelle: AMARsi un giorno a Roma, italiani si. USA ok

Alibegovic 8.5: Festeggia al meglio il suo compleanno, facendo lui il regalo alla Virtus. Continua nel suo periodo di crescita e miglioramento, gioca 21 minuti di qualità eccelsa, mettendo insieme 19 punti di pregevole fattura con 7/10 dal campo. Tira fuori dai guai la squadra nel primo quarto, resta in panchina nel finale tirato avendo però già fatto tanto per contribuire ad un successo che vale tantissimo nell’economia della stagione.

Chessa 6: Ancora problemi difensivi per il capitano, costretto a commettere 4 falli a causa del ritardo rispetto al movimento dell’avversario. Ma riesce a dare comunque il suo apporto, segnando poco ma distribuendo 6 assist ai compagni.

Moore 7.5: Aveva il dovere di dimostrare qualcosa dopo il disastro di Rieti. Nel momento decisivo del match si carica sulle spalle i compagni con canestri e assist, 6 alla fine, indirizzando l’esito del match. Impreziosisce i suoi numeri con 2 recuperi, fa contenti tutti, soprattutto i tifosi, che da lui si aspettano sempre molto.

Sandri 7: Ha sfruttato le due settimane di lavoro per rimettere benzina nel motore, arrugginito dopo il lungo stop per infortunio. Parte con le marce basse, poi ingrana e diventa il solito fattore difensivo, aggiungendoci anche 12 punti e 5 assist, oltre 3 rimbalzi. Ci si è troppo facilmente dimenticati di cosa possa dare per la squadra, ha fatto di tutto per rinfrescare la memoria di molti.

Baldasso 7: Non si nota per gli assist (1) ma per la pesantezza delle triple segnate, quando ce n’era più bisogno. Un altro passo verso la maturità, colpisce per l’enorme consapevolezza che ha acquisito in questa stagione, riuscendo quasi sempre a determinare le partite con le sue giocate, un po’ folli ma tanto esaltanti.

Saccaggi 6: Sembra un po’ ai margini dell’incontro, ma piazza una zampata con rimbalzo in attacco e canestro che tanto valgono per il punteggio. Non fa danni, quando può incide in maniera positiva ed in difesa funziona bene contro un reparto esterni di buonissima qualità.

Landi 7: Molto meno appariscente di altre occasioni, gioca una pallacanestro efficace. 13 punti con 5 tiri più 5 rimbalzi in 25 minuti. Quando serve si può contare su di lui, uno dei leader emotivi di un gruppo coeso e unito.

Sims 7.5: Sembra un po’ in calo rispetto al solito, lo si vede dal 6/14 dal campo. Ma i numeri sono sempre dalla sua parte: 18 punti, 9 rimbalzi, 8 falli subiti e 5 stoppate, 2 assist. E’ un fattore, un giocatore fuori categoria, ma ha alzato talmente tanto l’asticella delle aspettative che anche una gara concreta come questa può sembrare non del tutto positiva.

Santiangeli 5: Unica nota stonata della serata, continua a non incidere come ci si aspettava ad inizio stagione. Parte in quintetto ma resta in campo solo per 16 minuti complessivi, lasciando spazio a chi in questo momento ne ha di più.

All. Bucchi 7: Ha avuto due settimane di lavoro pieno per togliere dalla testa dei suoi ragazzi i fantasmi di Rieti. Non era una gara semplice, lo si è visto dall’altalena sulla quale Roma sale sin dall’inizio. Ma, in questo momento, conta solo la vittoria e lui la ottiene. La squadra è chiaramente dalla sua parte, è stato bravo in passato a dare fiducia a tutti ed ora ne sta raccogliendo i frutti. Quando la squadra difende è uno spettacolo tutto li da vedere, così come accade quando la palla esce veloce dalle mani dei giocatori. Qualche blackout di troppo, a volte costati cari. Ma stiamo parlando della prima in classifica, bisogna essere ottimisti.

Forza

Vuoi sapere adesso dove sono

Sono come sotto un temporale

Né un ombrello né un accappatoio

Mi protegge dal male

Queste mani dicono chi sono

Se mi volto so che niente è uguale

Questo amore che a volte imprigiono

Mi protegge dal male

 

Ciao Virtus, oggi è proprio una brutta giornata. Come è potuto succedere quello che è successo ieri? Forse la risposta più giusta è che non esiste una risposta, mille motivazioni, ma non una vera e reale risposta.

Si può dire che sia successo perché non puoi gettare via una partita che oramai era vinta, che non puoi subire un parziale di 25-3 (se non peggiore), che la gestione dei timeout nel finale lascia aperti dei dubbi, che Sims non può cadere nel tranello di aizzare nel momento più sbagliato un pubblico che non aspettava altro che infuocarsi, che Moore non può essere questo e non deve nemmeno esserlo, che Santiangeli (come Chessa) non possono chiudere la partita a 0 punti, che la gestione dei cambi e di Alibegovic, un vero e proprio rebus per la difesa di Rieti che lo soffriva più di chiunque altro, è stata sbagliata, che forse Daniele Sandri ha giocato più di quanto realmente aveva nelle gambe al momento. Che nello sport la sconfitta è ammessa e giusta, ma non così, non in questa partita, non per un blackout inspiegabile e mai visto prima, come questo. Che fa ancora più male, perché fino ad un certo punto si era vista la migliore Roma di questa stagione, poi, il buio. Che adesso non esistono più appelli, che adesso o le vinci tutte o il sogno della Serie A1 diretta, sfuma. Che esami e critiche non si possono evitare, stavolta.

Però Virtus mia, io sto con te. Io ci credo. E capisci i pensieri e le riflessioni, ascolta le critiche e fanne a tua volta, vengono dal cuore da chi ti vuole bene, di chi gioisce se vinci e di chi sta male, se perdi. Ed è davvero strano come sia la sconfitta a risvegliare davvero tutti, pronti ad emettere la loro sentenza ed a stilare il giudizio assoluto irrevocabile e perentorio. Ma tu, Virtus, accetta e sappi riconoscere, chi lo fa con amore e chi solo per quella che sterilmente si chiama “convenienza”. Tira più una sconfitta che un carro di buoi, a quanto pare.

Ma Virtus, ci devi credere, ci devi riuscire, non importa come, ma ci devi riuscire. E alla fine sarà solo il campo che ti dirà se te lo sei meritato o meno, il resto non conta.

Virtus, ho paura. Ho paura che questo sogno alla fine si infranga e che per terra rimangano rimorsi e pezzi, ma non voglio permettere che sia la paura a prendere il sopravvento. Non quest’anno.

Ed allora ho fiducia in Piero Bucchi, in Massimo Chessa, in Daniele Sandri, in Aristide Landi, in Tommaso Baldasso, in Amar Alibegovic, in Roberto Prandin, in Andrea Saccaggi, in Marco Santiangeli, in Henry Sims, in Nic Moore, in Edoardo Lucarelli, in Daniele Michelutti, in chi a suo modo e nel suo ruolo fa parte di questa stagione.

Sai cara Virtus proprio oggi ci si domandava che colpa ancestrale stia pagando questa città che non si riesce mai a vivere qualcosa in maniera tranquilla e serena, ma se questo è il prezzo di vivere e tifare Roma, me lo tengo tutta la vita e poco importa se qualcuno non lo capisce, peggio per lui. Vinciamo e perdiamo insieme.

E’ arrivato il temporale ed è come quando sei in motorino e devi tornare a casa. O lo affronti e arrivi a casa zuppo oppure aspetti fino a quando non passa, ma alla fine avrà vinto lui.

Affronta questo temporale Virtus e vinci te. Ti prego, con tutto il cuore. Vinci con Siena, vinci con Agrigento, batti Treviglio, Scafati e poi Legnano, vinci questo campionato. E’ questo il momento, è questo un treno che non si può perdere. Di errori ne sono stati fatti, tanti, troppi ma per fortuna c’è ancora una possibilità e stavolta non puoi fallirla. E non basterà nel caso l’esclusione di Siena, bisognerà vincere lo stesso.

Sai Virtus, a volte ci penso a come potrebbe essere quel pomeriggio o quella sera in cui ci si potrebbe ritrovare a festeggiare la vittoria e puntualmente mi ripeto che devo stare calmo e che devo restare con i piedi per terra. Ma sarò folle, soprattutto dopo questa partita, io ci credo. Ci devo credere, sennò per cosa si tifa a fare?

E ci dovete credere anche voi, più di me, più di noi, perché altrimenti per cosa si gioca fare? Perché tanto tutto passa ma chiunque di noi sa perfettamente quanto veloce vuole che se ne vada questo senso di tristezza e di depressione che oggi alberga nel cuore, e l’unico modo, ora è portare a casa il bottino.

Forza Virtus, forza Virtus Roma. Sei gli amici, sei le gioie, i ricordi, le persone, i viaggi, i pranzi e le cene, la radio, gli articoli, i caffè. Un battito costante della mia vita. Capisci che non posso non crederci?

Virtus, quello che non ho è una camicia bianca, un segreto in banca, una pistola per guadagnarmi il cielo o per conquistare il sole. Ma da tempo, oramai, ho te. E quest’anno ti ho ancora di più.

Forza.

Ora.

Zeus Energy Group Rieti-Virtus Roma, le pagelle: disastro quarto periodo. Alibegovic e Sims ok

Alibegovic 7: Uno dei pochissimi a salvarsi. Inizia bene quando viene chiamato in causa, ha un impatto enorme in tutte e due i lati del campo. Segna quando serve (14 punti), si butta nella mischia a rimbalzo catturandone 7 ed è un rebus irrisolvibile per la difesa reatina. Difende al meglio contro un avversario molto più esperto e furbo di lui come Jones. Unico problema? Solo 18 minuti in campo. Inspiegabile…

Chessa 4: Rientra dopo uno stop abbastanza lungo, scelto al posto di Prandin nelle rotazioni dei senior che da qui a fine stagione si dovranno fare per rispettare il regolamento. Non la becca mai. 5 falli commessi, sempre in ritardo in difesa sui tagli del suo diretto avversario, non prende un tiro dal campo. Uniche voci statistiche positive nei rimbalzi (3) e negli assist (2). Forse, un’altra giornata di riposo per recuperare sarebbe stata più opportuna.

Moore 4.5: Continua a dimostrare di non essere il leader tecnico ed emotivo di cui la Virtus avrebbe bisogno. Tira male dal campo (4/13), perde 4 palloni sanguinosi. Ad inizio gara c’è equilibrio, va in panchina e la squadra vola con un parziale che la manda avanti in doppia cifra. Gli si chiede di essere un fattore quando compagni meno esperti possono risentire di ambienti così caldi, è il primo ad affondare assieme a tutta la nave. Vanificando così qualche buona giocata mostrata.

Sandri 5.5: Si danna l’anima in difesa, nel tentativo di rimettersi in condizione dopo un lungo stop. Ad inizio partita fa ricordare a tutti perché la sua assenza è stata così pesante e, forse, sottovalutata. Ma, alla lunga, paga l’inevitabile stanchezza, complice il fatto che l’allenatore sceglie di averlo in campo per 32 minuti. Troppi, probabilmente, per chi ancora è in fase di rodaggio.

Baldasso 4: Prova negativa in un periodo nel quale stava attraversando un’ottima condizione psicofisica. Percentuali basse (1/6) ma soprattutto lo 0 nella casella degli assist la dice lunga sul poco impatto avuto. Ha la colpa di commettere un inutile quanto sciocco fallo antisportivo su Jones, recidivo in stagione, rimettendo definitivamente in partita pubblico e squadra avversaria. Brutto passaggio a vuoto.

Saccaggi 6: Entra e fa commettere fallo in attacco a Toscano. Un’altra azione e il fallo, in difesa, lo commette Jones. Impatto di energia, con buon atteggiamento. Poi, complici le scelte della panchina, sparisce. Soli 12 minuti che gridano vendetta, soprattutto visto il rendimento dei suoi compagni di reparto. Deve essere preso più in considerazione.

Landi 4.5: Tira poco e male, sbagliando diverse conclusioni con metri di spazio. In difesa non riesce a contenere i lunghi avversari, commettendo 4 falli evitabili. Il peggiore dei lunghi, la sua peggior partita in stagione, con la non trascurabile variante che si giocava la gara più importante dell’anno.

Sims 7: Per tre quarti di gara è un clinic di pallacanestro. Affronta il match con il giusto impatto: concentrato, mentalità perfetta: segna, difende e chiude il passaggio a livello con 4 stoppate. Poi, come tutti, si fa trascinare nella bagarre reatina, innervosendosi coi compagni che non lo servono più e che, soprattutto, ritiene colpevoli di abbassare troppo presto i ritmi. Ennesima doppia doppia stagionale, bisognerebbe seguire di più le indicazioni di un giocatore con esperienza superiore a quasi tutti i colleghi della A2.

Santiangeli 4: Il nulla. 0 punti in 19 minuti con 0/4 dal campo. Sembrava aver invertito la rotta, è tornato il fantasma della prima parte di stagione. Non potendoselo permettere nel big match dell’anno.

All. Bucchi 5: Ha, dopo tempo immemore, tutto il roster a disposizione. Sceglie Chessa, reduce da guai fisici, ai danni di Prandin che invece fisicamente era integro e si era inserito bene nei meccanismi di squadra. Tiene troppo in campo Sandri, anche lui ancora con tanta ruggine nelle gambe. Concede soli 18 minuti ad Alibegovic che invece è stato il migliore. Però, per tre quarti di partita, la squadra gioca una pallacanestro a tratti deliziosa, dominando il match dal punto di vista tecnico e mentale. Ma non trova un antidoto contro la forza d’urto di Rieti, che la butta sul piano della rissa, trascinando a fondo la Virtus col parziale di 25-3 dell’ultimo quarto. Ennesima gara gettata dopo averla quasi chiusa. Ma in quel quasi passa tanto di una stagione che si sta trasformando in un’occasione che pian piano sta sbiadendo.