Forza

Vuoi sapere adesso dove sono

Sono come sotto un temporale

Né un ombrello né un accappatoio

Mi protegge dal male

Queste mani dicono chi sono

Se mi volto so che niente è uguale

Questo amore che a volte imprigiono

Mi protegge dal male

 

Ciao Virtus, oggi è proprio una brutta giornata. Come è potuto succedere quello che è successo ieri? Forse la risposta più giusta è che non esiste una risposta, mille motivazioni, ma non una vera e reale risposta.

Si può dire che sia successo perché non puoi gettare via una partita che oramai era vinta, che non puoi subire un parziale di 25-3 (se non peggiore), che la gestione dei timeout nel finale lascia aperti dei dubbi, che Sims non può cadere nel tranello di aizzare nel momento più sbagliato un pubblico che non aspettava altro che infuocarsi, che Moore non può essere questo e non deve nemmeno esserlo, che Santiangeli (come Chessa) non possono chiudere la partita a 0 punti, che la gestione dei cambi e di Alibegovic, un vero e proprio rebus per la difesa di Rieti che lo soffriva più di chiunque altro, è stata sbagliata, che forse Daniele Sandri ha giocato più di quanto realmente aveva nelle gambe al momento. Che nello sport la sconfitta è ammessa e giusta, ma non così, non in questa partita, non per un blackout inspiegabile e mai visto prima, come questo. Che fa ancora più male, perché fino ad un certo punto si era vista la migliore Roma di questa stagione, poi, il buio. Che adesso non esistono più appelli, che adesso o le vinci tutte o il sogno della Serie A1 diretta, sfuma. Che esami e critiche non si possono evitare, stavolta.

Però Virtus mia, io sto con te. Io ci credo. E capisci i pensieri e le riflessioni, ascolta le critiche e fanne a tua volta, vengono dal cuore da chi ti vuole bene, di chi gioisce se vinci e di chi sta male, se perdi. Ed è davvero strano come sia la sconfitta a risvegliare davvero tutti, pronti ad emettere la loro sentenza ed a stilare il giudizio assoluto irrevocabile e perentorio. Ma tu, Virtus, accetta e sappi riconoscere, chi lo fa con amore e chi solo per quella che sterilmente si chiama “convenienza”. Tira più una sconfitta che un carro di buoi, a quanto pare.

Ma Virtus, ci devi credere, ci devi riuscire, non importa come, ma ci devi riuscire. E alla fine sarà solo il campo che ti dirà se te lo sei meritato o meno, il resto non conta.

Virtus, ho paura. Ho paura che questo sogno alla fine si infranga e che per terra rimangano rimorsi e pezzi, ma non voglio permettere che sia la paura a prendere il sopravvento. Non quest’anno.

Ed allora ho fiducia in Piero Bucchi, in Massimo Chessa, in Daniele Sandri, in Aristide Landi, in Tommaso Baldasso, in Amar Alibegovic, in Roberto Prandin, in Andrea Saccaggi, in Marco Santiangeli, in Henry Sims, in Nic Moore, in Edoardo Lucarelli, in Daniele Michelutti, in chi a suo modo e nel suo ruolo fa parte di questa stagione.

Sai cara Virtus proprio oggi ci si domandava che colpa ancestrale stia pagando questa città che non si riesce mai a vivere qualcosa in maniera tranquilla e serena, ma se questo è il prezzo di vivere e tifare Roma, me lo tengo tutta la vita e poco importa se qualcuno non lo capisce, peggio per lui. Vinciamo e perdiamo insieme.

E’ arrivato il temporale ed è come quando sei in motorino e devi tornare a casa. O lo affronti e arrivi a casa zuppo oppure aspetti fino a quando non passa, ma alla fine avrà vinto lui.

Affronta questo temporale Virtus e vinci te. Ti prego, con tutto il cuore. Vinci con Siena, vinci con Agrigento, batti Treviglio, Scafati e poi Legnano, vinci questo campionato. E’ questo il momento, è questo un treno che non si può perdere. Di errori ne sono stati fatti, tanti, troppi ma per fortuna c’è ancora una possibilità e stavolta non puoi fallirla. E non basterà nel caso l’esclusione di Siena, bisognerà vincere lo stesso.

Sai Virtus, a volte ci penso a come potrebbe essere quel pomeriggio o quella sera in cui ci si potrebbe ritrovare a festeggiare la vittoria e puntualmente mi ripeto che devo stare calmo e che devo restare con i piedi per terra. Ma sarò folle, soprattutto dopo questa partita, io ci credo. Ci devo credere, sennò per cosa si tifa a fare?

E ci dovete credere anche voi, più di me, più di noi, perché altrimenti per cosa si gioca fare? Perché tanto tutto passa ma chiunque di noi sa perfettamente quanto veloce vuole che se ne vada questo senso di tristezza e di depressione che oggi alberga nel cuore, e l’unico modo, ora è portare a casa il bottino.

Forza Virtus, forza Virtus Roma. Sei gli amici, sei le gioie, i ricordi, le persone, i viaggi, i pranzi e le cene, la radio, gli articoli, i caffè. Un battito costante della mia vita. Capisci che non posso non crederci?

Virtus, quello che non ho è una camicia bianca, un segreto in banca, una pistola per guadagnarmi il cielo o per conquistare il sole. Ma da tempo, oramai, ho te. E quest’anno ti ho ancora di più.

Forza.

Ora.

Zeus Energy Group Rieti-Virtus Roma, le pagelle: disastro quarto periodo. Alibegovic e Sims ok

Alibegovic 7: Uno dei pochissimi a salvarsi. Inizia bene quando viene chiamato in causa, ha un impatto enorme in tutte e due i lati del campo. Segna quando serve (14 punti), si butta nella mischia a rimbalzo catturandone 7 ed è un rebus irrisolvibile per la difesa reatina. Difende al meglio contro un avversario molto più esperto e furbo di lui come Jones. Unico problema? Solo 18 minuti in campo. Inspiegabile…

Chessa 4: Rientra dopo uno stop abbastanza lungo, scelto al posto di Prandin nelle rotazioni dei senior che da qui a fine stagione si dovranno fare per rispettare il regolamento. Non la becca mai. 5 falli commessi, sempre in ritardo in difesa sui tagli del suo diretto avversario, non prende un tiro dal campo. Uniche voci statistiche positive nei rimbalzi (3) e negli assist (2). Forse, un’altra giornata di riposo per recuperare sarebbe stata più opportuna.

Moore 4.5: Continua a dimostrare di non essere il leader tecnico ed emotivo di cui la Virtus avrebbe bisogno. Tira male dal campo (4/13), perde 4 palloni sanguinosi. Ad inizio gara c’è equilibrio, va in panchina e la squadra vola con un parziale che la manda avanti in doppia cifra. Gli si chiede di essere un fattore quando compagni meno esperti possono risentire di ambienti così caldi, è il primo ad affondare assieme a tutta la nave. Vanificando così qualche buona giocata mostrata.

Sandri 5.5: Si danna l’anima in difesa, nel tentativo di rimettersi in condizione dopo un lungo stop. Ad inizio partita fa ricordare a tutti perché la sua assenza è stata così pesante e, forse, sottovalutata. Ma, alla lunga, paga l’inevitabile stanchezza, complice il fatto che l’allenatore sceglie di averlo in campo per 32 minuti. Troppi, probabilmente, per chi ancora è in fase di rodaggio.

Baldasso 4: Prova negativa in un periodo nel quale stava attraversando un’ottima condizione psicofisica. Percentuali basse (1/6) ma soprattutto lo 0 nella casella degli assist la dice lunga sul poco impatto avuto. Ha la colpa di commettere un inutile quanto sciocco fallo antisportivo su Jones, recidivo in stagione, rimettendo definitivamente in partita pubblico e squadra avversaria. Brutto passaggio a vuoto.

Saccaggi 6: Entra e fa commettere fallo in attacco a Toscano. Un’altra azione e il fallo, in difesa, lo commette Jones. Impatto di energia, con buon atteggiamento. Poi, complici le scelte della panchina, sparisce. Soli 12 minuti che gridano vendetta, soprattutto visto il rendimento dei suoi compagni di reparto. Deve essere preso più in considerazione.

Landi 4.5: Tira poco e male, sbagliando diverse conclusioni con metri di spazio. In difesa non riesce a contenere i lunghi avversari, commettendo 4 falli evitabili. Il peggiore dei lunghi, la sua peggior partita in stagione, con la non trascurabile variante che si giocava la gara più importante dell’anno.

Sims 7: Per tre quarti di gara è un clinic di pallacanestro. Affronta il match con il giusto impatto: concentrato, mentalità perfetta: segna, difende e chiude il passaggio a livello con 4 stoppate. Poi, come tutti, si fa trascinare nella bagarre reatina, innervosendosi coi compagni che non lo servono più e che, soprattutto, ritiene colpevoli di abbassare troppo presto i ritmi. Ennesima doppia doppia stagionale, bisognerebbe seguire di più le indicazioni di un giocatore con esperienza superiore a quasi tutti i colleghi della A2.

Santiangeli 4: Il nulla. 0 punti in 19 minuti con 0/4 dal campo. Sembrava aver invertito la rotta, è tornato il fantasma della prima parte di stagione. Non potendoselo permettere nel big match dell’anno.

All. Bucchi 5: Ha, dopo tempo immemore, tutto il roster a disposizione. Sceglie Chessa, reduce da guai fisici, ai danni di Prandin che invece fisicamente era integro e si era inserito bene nei meccanismi di squadra. Tiene troppo in campo Sandri, anche lui ancora con tanta ruggine nelle gambe. Concede soli 18 minuti ad Alibegovic che invece è stato il migliore. Però, per tre quarti di partita, la squadra gioca una pallacanestro a tratti deliziosa, dominando il match dal punto di vista tecnico e mentale. Ma non trova un antidoto contro la forza d’urto di Rieti, che la butta sul piano della rissa, trascinando a fondo la Virtus col parziale di 25-3 dell’ultimo quarto. Ennesima gara gettata dopo averla quasi chiusa. Ma in quel quasi passa tanto di una stagione che si sta trasformando in un’occasione che pian piano sta sbiadendo.

Sotto il segno dei pesci

Annamo via, tenemose pe mano.

C’è solo questo de vero pe chi spera,

che forse un giorno,

chi magna troppo adesso,

possa sputa’ le ossa che so’ sante.

 

Corri Virtus, corri, non avere paura.

Manca poco, manca davvero poco e questo è davvero il momento di non avere paura. Che sia quella di farcela che quella di non farcela, coraggio. O meglio ancora, daje.

Non si poteva perdere contro Tortona e non per demeriti dell’avversario ma perché la sera prima al posto di quel parquet, c’era un palco, e su quel palco c’era Antonello Venditti.

Ora i gusti sono gusti eh, ma Antonello è Antonello e non esiste essere vivente a Roma che non abbia mai cantato una sua canzone, non importa se bene o male, quando si canta Antonello, non è questo è l’importante, conta l’amore.

Saper capire cosa è importante, questo conta ora. Non contano le disamine, non conta la zona od una difesa a uomo, non conta chi ne fa di più o chi ne fa di meno, conta vincere. Bene o male, questo importa, ma vincere.

E’ una questione d’amore, di quella strana, enorme cosa, che il mondo ci ha insegnato a chiamare amore. Eh si, perché magari tanti non se ne rendono conto, ma quando si entra in quel posto di domenica, che ora ci hanno detto che si chiama Palazzo dello Sport, pare che il tempo se fermi. Che per quelle due ore (minuto più o minuto meno) il tempo si fermi proprio lì.

E proprio quel tempo ed il mondo intorno, quelle due ore, proprio lì dentro, non esiste più. Esiste solo la squadra, esiste solo la partita, esiste solo il risultato, esiste solo l’amore. Che poi bravo chi riesce a dare una definizione all’amore, io non ci riesco, non sono capace. Però sento che durante la partita l’amore ha imparato a farsi sentire ed a farsi riconoscere.

E ti fa sentire parte di qualche cosa, inevitabilmente. Di giorni, pomeriggi e sere che sono nostri e di nessun altro. Nostri: di chi è in campo, di chi è in ufficio, di chi è davanti ad un pc o dietro ad un microfono, di chi è sugli spalti, di chi ha scelto di amare.

E’ quel posto amico, quello spazio e tempo amico, che ti aiuta a dimenticare, un amico che nel bene e nel male, ci vorrebbe sempre. Una sorta di buco spazio temporale in cui riversare tutto e nel cui sentirsi meno soli.

In cui è impossibile voltarsi indietro, fortunatamente o no, perché la giornata importante è di sicuro, quella che verrà. Passa il tempo, passano i giorni, passano gli anni, per chi di più o per chi di meno ed in questi giorni, in questi anni, in tutto questo tempo, chissà quante ne sono successe, per ognuno di noi. Ma c’è sempre stata una partita a farci dimenticare, nel bene o nel male, i pensieri. Almeno per due ore.

E due ore dopo due ore ci si avvicina alla fine, un passo alla volta. E non c’è partita, non c’è abbraccio con un amico, non c’è sguardo, non c’è niente che un video possa mai raccontare o ricordare, c’è solo la memoria che ci aiuta a ricordare, cosa è stato e cosa potrebbe essere: oggi, domani e ora.

E della vittoria contro Tortona ci ricorderemo che Andrea Saccaggi ha giocato una grande partita, che Amar Alibegovic è tornato protagonista, che non è per nulla scontato il Tommaso Baldasso di quest’anno, soprattutto dopo quello che si era detto, pensato e scritto lo scorso anno, che Sims è un’ira di Dio, che uno come Aristide Landi ti entra nel cuore.

E ci ricorderemo che nemmeno questa volta è stata facile, a dirla tutta non lo sarà mai fino alla fine. E’ nella nostra storia, è nel nostro destino.

Ci ricorderemo di questa strada, con chi eravamo, che dolore o che gioia o che pensiero, portavamo nella mente o nel cuore, di chi gridava insieme a noi. Che tutto quello che volevamo, pensavamo, era solamente amore.

Non ti fermare Virtus.

Corri, corri, non aver paura.

Virtus Roma-Bertram Tortona, le pagelle: Landi tuttofare, Sims apre l’ufficio. Preziosi gli italiani

Alibegovic 7: Torna sui livelli di inizio stagione. Si fa trovare pronto quando serve, gioca da terzo lungo ma spesso è in campo mentre Landi e Sims si danno il cambio. Si guadagna ogni minuto, con 9 punti che sono molto più pesanti del fatturato totale, uniti ad un’ottima difesa individuale e nel meccanismo di squadra.

Moore 7: Molto calato all’interno della partita, non si fa ingolosire dalle sue solite forature, mettendo l’enorme talento al servizio della squadra. Colpisce anche la sua dedizione difensiva, sporcando spesso le linee di passaggio avversarie. Poco preciso da due (3/7) risponde con 4 triple su 7 tentativi, sempre presente nei momenti decisivi del match.

Sandri 5: Torna in campo a circa un mese di distanza dall’infortunio muscolare. Inizia con 2 palle perse di fila, sbaglia 3 triple e 2 liberi. Ha l’assoluta necessità di mettere minuti nelle gambe, arrugginite dal troppo tempo passato ai box. La Virtus ha bisogno di lui, assenza troppo sottovalutata soprattutto per quanto può dare in difesa.

Baldasso 7: Ancora una gara matura per il ragazzo. Bene nella difesa contro un reparto esteri di ottima qualità come quello di Tortona, segna quando serve e regala 6 assist ai compagni. Concreto, mai fuori ritmo, uno dei segreti di un roster molto ben amalgamato.

Saccaggi 7: E’ vero che Landi gli serve 3 cioccolatini da scartare, ma lui ci mette tanto del suo nella lettura dello spazio libero e nel prendere vantaggio al momento giusto. 30 minuti in campo, 7/8 al tiro, 2 recuperi ed il plus minus più alto. Gara silenziosa ma letale per gli avversari, risponde presente nel momento del bisogno.

Landi 8: Prestazione clamorosa del lungo, certamente alla sua miglior stagione in carriera. Doppia doppia da 10 punti e 15 rimbalzi, aspetto nel quale non fa mai mancare la propria voglia di lottare. Impreziosisce il tutto con 6 assist di pregevole fattura e quando c’è da lasciare il segno sulla gara la sua firma si legge a caratteri cubitali.

Prandin 6: Molto poco appariscente in attacco, ha comunque il merito di difendere forte sui diretti avversari, limitandone il rendimento. A breve entrerà nelle rotazioni del roster, ma è una risorsa in più a disposizione.

Sims 7.5: Giornata in ufficio per l’americano. Doppia doppia di ordinanza da 17 punti e 12 rimbalzi, subisce 5 falli con 2 stoppate, 1 recupero e 2 assist. Domina il duello a distanza con Lydeka, ha anche il tempo di esaltare il pubblico con un alley oop, andando a prendere la palla in cielo e staccando con i piedi fuori l’area. Un po’ in affanno in alcuni giochi a due in difesa, pratica comunque uno sport diverso rispetto al resto dei pari ruolo della categoria.

Santiangeli 6: Distrutto dalla febbre in settimana, alla vigilia della gara era ancora col termometro sul 38. Riesce a scendere in campo per soli 10 minuti nei quali non incide, ma è da apprezzare la voglia di mettersi a disposizione. Sufficienza di fiducia.

All. Bucchi 7: Influenze, infortuni, rientri dell’ultimo minuto. Il conto delle partite nelle quali la Virtus si è presentata con qualche problema oramai è in abbondante doppia cifra. Ma siamo nel rush finale della stagione, fa di necessità virtù e tira fuori il meglio da quelli che ha a disposizione. Partita da vincere e lo ha fatto, riuscendo comunque a proporre una buona pallacanestro anche se con qualche imperfezione da limare.

Lavoropiù Fortitudo Bologna-Virtus Roma, le pagelle: Sims si fulmina, dinamo Landi. Moore non molla

Alibegovic 6: Parte forte, sulla falsa riga dell’ottima prestazione contro Verona. Energico, combattivo e pericoloso in attacco all’interno dell’area, paga poi il calo di tutta la squadra. Comunque sufficiente.

Lucarelli ng: Non ha il tempo di farsi vedere come nella gara precedente.

Moore 6.5: Parte forte segnando canestri importanti, prendendosi responsabilità e tiri pesanti. Alla lunga non riesce ad incidere ma è uno degli ultimi ad arrendersi all’evidente superiorità della Fortitudo.

Baldasso 6: Positivo dal campo, meno ai liberi, è uno dei protagonisti dell’ottimo primo tempo virtussino. Non contiene poi in difesa gli esterni avversari, capaci di accendersi in un attimo. Serve 4 assist e conferma le capacità di collaborare coi compagni.

Saccaggi 5.5: Non bene alla seconda partita in due giorni, incide molto meno che nel quarto di finale.

Landi 7: L’ultimo a mollare. Consueta capacità di lottare a rimbalzo, con 10 catturati, segna solo 10 punti ma ha anche le mani piene contro un reparto lunghi di esperienza e qualità come quello bolognese. Sta trovando, gara dopo gara, la definitiva consacrazione.

Prandin 6: Nel primo tempo è uno dei migliori. Segna, difende, lotta e sembra essere a buon punto nel processo di integrazione coi compagni. Prende anche un colpo che ne limita l’utilizzo, ma inizia a vedersi qualcosa di buono.

Sims 6: 10+2 fa 12, diviso 2 fa 6. Primo tempo di onnipotenza cestistica. Non lo ferma nessuno, segna da vicino, da lontano, in difesa abbassa la serranda e da li non si passa. Come d’incanto, o meglio come vittima di un perfido sortilegio, nel secondo tempo non tiene più in mano un pallone, si innervosisce, non segna mai e Bucchi lo toglie per la disperazione. Rovina così una prestazione altrimenti magistrale.

Santiangeli 5.5: Anche lui inizia bene, come oramai da qualche partita. Non da però seguito al buon momento, estraniandosi dalla partita, ma a sua discolpa è solo uno dei tanti.

All. Bucchi 6: Nel primo tempo la squadra è leggera e produce una pallacanestro che riempie gli occhi, veloce ed esaltante. Appena ci si rende conto di combattere per un’impresa inaspettata, la palla diventa pesante come un pallone medico e i giocatori si sciolgono sotto le responsabilità. Ha affrontato al meglio una manifestazione vissuta alla vigilia come un’incognita, viste anche le assenze di Sandri e Chessa. Ora è tempo di raccogliere le energie in vista del rush finale di campionato.

Virtus Roma-Tezenis Verona, le pagelle: professor Sims, Alibegovic si sveglia. Moore saggio

Alibegovic 7: Si sveglia dopo un lungo letargo e tira fuori una prestazione simile a quelle di inizio stagione. Si guadagna i 25 minuti in campo con l’energia che dovrebbe mettere sempre, catturando 10 rimbalzi e segnando 8 preziosi punti. Con la speranza che sia un punto di partenza.

Lucarelli 6: In campo ad inizio quarto periodo, con la gara già in mano alla Virtus da tempo, si toglie anche la soddisfazione di realizzare un canestro su delizioso assist di Sims.

Moore 7.5: Trova continuità nell’arco di tutto il match, evita le forzature che ne hanno contraddistinto troppe uscite. Ha anche da marcare un avversario non semplice come Ferguson, non al meglio della condizione però. Riuscisse sempre a giocare così sarebbe una grande svolta per Roma.

Baldasso 6: Non trova il canestro, ma a dire la verità non lo cerca neanche troppo, servendo comunque 3 assist ai compagni. Ha fatto vedere di meglio, ma è comunque sufficiente.

Saccaggi 6.5: Doppia cifra silenziosa, preciso da tre (2/2) non altrettanto da dentro l’area (2/7). Difende però bene, contribuendo di fatto a far inceppare il reparto esterni di Verona.

Landi 7: Tira bene, segna quando serve e non si tira mai indietro andandosi a prendere 7 rimbalzi. Preciso anche nel momento in cui Verona abbozza un accenno di rimonta, dosa bene le energie.

Prandin 6.5: Si fa notare anche in fase realizzativa con 7 punti ed inizia a far vedere le note qualità difensive, seguendo sempre l’avversario diretto e togliendo ogni volta la soluzione migliore. Inizia ad integrarsi nei meccanismi di squadra.

Sims 8.5: Semplicemente, fa ciò che vuole quando vuole. Doppia doppia da 21 punti e 10 rimbalzi, impreziosita da 5 assist. Riesce anche a non sforzarsi più del necessario, restando in campo per 28 minuti. Canestri di potenza, di classe e qualità, dominando in lungo e in largo gli interni avversari, che non sanno mai che pesci prendere. 29 di valutazione alla fine.

Santiangeli 6.5: Non riesce a segnare come nelle ultime uscite in campionato, per cui si mette al servizio dei compagni, distribuendo 7 assist. Dopo la grande partita contro Bergamo sembra aver definitivamente trovato la strada giusta per far vedere finalmente il perchè ci fossero tante aspettative attorno a lui ad inizio stagione.

All. Bucchi 7: Per l’ennesima volta affronta un gara ufficiale senza qualche giocatore a disposizione. C’era qualche incognita attorno a questa partita, non si capiva bene come la Virtus l’avrebbe affrontata. Domina dall’inizio alla fine e si qualifica per la semifinale, preparandosi all’affascinante sfida alla Fortitudo.

2B Control Trapani-Virtus Roma, le pagelle: Santiangeli illude, Moore e Sims la strana coppia

Alibegovic 4.5: Sicuramente scombussolato dal viaggio per gli impegni con la propria Nazionale, non riesce però nemmeno a Trapani a stoppare il suo pessimo periodo di stagione. 11 minuti in campo nei quali forza un tiro e commette 3 falli, togliendo così a Bucchi un’alternativa per dar riposo ai lunghi titolari.

Chessa ng: Non è al meglio fisicamente, ha giocato sul dolore le partite precedenti, così non può stare in campo più di 9 minuti. Sbaglia una tripla comoda, ma non può e non riesce a fare di più.

Moore 5.5: Un rebus, ogni volta, riuscire a giudicare con precisione le sue partite. Produce ancora numeri importanti, 26 punti sono tanti ed è sempre in grado di creare qualcosa di pericoloso con la palla in mano. Ma, a volte, è pericoloso per se stesso e per i compagni, perchè non riesce a capire quando le sue “forzature” possono essere utili e quando invece ci sarebbe bisogno di scalare la marcia e rallentare. Forza due possessi importanti e nei minuti finali sparacchia da due punti, conosce una sola velocità e non riesce ad essere leader come invece dovrebbe.

Baldasso 6: Altra partita solida per lui, buoni numeri e canestri importanti. Ha la colpa di non servire tempestivamente Santiangeli sull’ultima rimessa, forse troppo preoccupato di cercare Sims.

Saccaggi 5: Come i suoi minuti in campo. Non entra bene in partita, commettendo subito 2 falli nello spazio di pochi secondi. Ma con Chessa malconcio e Sandri ai box, con Prandin ancora in rodaggio, avrebbe meritato altre possibilità.

Landi 6: Parte bene, con 6 punti consecutivi, riuscendo a restare mentalmente in partita. Come al solito i numeri sono dalla sua parte, lotta sempre a rimbalzo e non si tira mai indietro. Fa infuriare Sims nel finale, forzando una tripla, ma è uno dei meno colpevoli della sconfitta.

Prandin 5: Arrivato la scorsa settimana, ha ancora bisogno di tempo. Ma è stato preso soprattutto per le sue qualità difensive e non dimostra freschezza fisica, perdendosi regolarmente l’avversario diretto, scegliendo di “passare dietro” sui blocchi e concedendo quindi tiri facili agli esterni di Trapani. 6 minuti e 3 falli, troppo poco.

Sims 6: Gioca una gara di prepotenza tecnica, con canestri che solo uno con la sua classe può permettersi. Mette in difficoltà Renzi, ma soffre troppo la marcatura atipica di Mollura nel finale, che lo costringe a sbagliare più del possibile e si innervosisce. Non può trascinare da solo la barca, ma sarebbe stato importante dare la zampata finale.

Santiangeli 6.5: Da continuità al suo ottimo momento fisico e mentale, in controtendenza con molti suoi compagni. Gioca una gara solida, costante, con punti importanti nel momento della rimonta. C’è il controverso episodio finale nel quale gli arbitri annullano il suo canestro della vittoria per un’infrazione di passi cervellotica, ma è servito da Baldasso con colpevole ritardo.

All. Bucchi 5: Stavolta c’è qualcosa che non riusciamo a capire nella sua gestione. La coperta è molto corta, complice l’assenza di Sandri e le precarie condizioni fisiche di Chessa. E’ stato aggiunto Prandin che ancora non riesce a dare il suo apporto, allora perché Saccaggi viene utilizzato solo per 5 minuti? Inoltre, Alibegovic è in involuzione da qualche partita, così Sims e Landi di fatto hanno poco riposo. Ancora una volta la squadra si trova sotto nel punteggio e le sue parole hanno l’effetto sperato nell’intervallo, ma la discontinuità cronica all’interno delle partite è un vizio che questo gruppo non può permettersi e stavolta, come altre, costa cara. C’è il rischio di buttare via una stagione, sarebbe delittuoso.

E’ già domani

Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente;

si limitano a piangere sulla propria situazione;

ma quando si arrabbiano allora si danno da fare per cambiare le cose.

 

Questa è una di quelle occasioni in cui ti sembra di sapere tutto e di non sapere nulla. Ti sembra di conoscere ogni singola ragione per cui non è andata ed allo stesso tempo insegui un qualcosa che non sai, ma di cui hai, disperatamente bisogno.

Non bisognava perdere ma la realtà è che la Virtus Roma ha perso. E ci sono dei motivi, tanti e diversi.

Il fischio arbitrale alla fine, che per chi scrive, non esiste: il canestro di Santiangeli era valido e valeva la vittoria. Punto e basta, poi si può parlare di quel tutto e sacrosanto resto.

E’ vero, Baldasso quella palla a Santiangeli poteva passarla prima sull’ultima rimessa ma non per risultare ripetitivi, Santiangeli alla fine il canestro lo avevo messo. Ma quello che forse è più grave di tutto è che quando sei la Virtus Roma di questa stagione e sei la squadra che più di tutte può e deve conquistare il primo posto in classifica, non ti puoi permettere di andare prima sotto di dieci e più lunghezze e poi avanti di più di dieci lunghezze e di farti rimontare da una squadra che non ha il suo miglior realizzatore e che lascia in panchina per dieci minuti se non di più il suo secondo violino. Punto e basta.

Non si può gestire il finale così ed un giocatore come Nic Moore, i cui canestri sono stati linfa vitale per la rimonta, non può dirigere i possessi vitali del match in quella maniera.

Tante cose che sono esistite non avrebbero dovuto esistere: quel fischio, quella gestione non sarebbero dovute esistere. Ma c’è una cosa che oggi, più che mai, non deve esistere: la rassegnazione.

C’è invece qualcosa che deve esistere: rabbia, delusione, incazzatura, consapevolezza.

Via le maschere e via le scuse: questa squadra deve salire in A1. Non c’è nemmeno bisogno di chiedersi il perché. Lo deve fare per i suoi tifosi, giusti o sbagliati che siano, lo deve fare per il basket a Roma, lo deve alla sua storia, lo deve alle ingiustizie che ha subito, alle delusioni che le sono state inflitte e che si è inflitta, lo deve a tutti coloro che gioiscono dopo una sua sconfitta, ai suoi avversari. Questo è e deve essere l’anno. Che si fotta il resto.

E vengano le vittorie e vengano le cadute, siamo Roma. Venga la rabbia, venga l’amarezza e venga anche la delusione. L’indifferenza la lasciamo agli altri.

E’ nel nostro destino di romani: non passiamo mai nell’indifferenza, non siamo indifferenza e non facciamo nemmeno l’indifferenziata. E allora oggi diffidate da chi non ci sta male per questa sconfitta, da chi “ma tanto è ancora lunga”, e via così. Scusate, io sto impazzendo, ma sono arrabbiato.

Oggi deve essere un punto di non ritorno, da quello che non si vuole accada quest’anno: perdere. Il risultato di questa sera deve essere appeso sulla porta dello spogliatoio e tenuto a mente e da domani si riparte, incazzati e con la voglia di demolire tutto.

Perché o la storia di questa partita si cambia o di questa partita se ne parlerà come di quella che ha distrutto tutto. Ora si vedrà quale e quanta è la voglia di vincere questo girone, quanta e quale è la voglia di questa città di tornare più in alto.

Alla fine gli eroi non sono quelli che non cadono mai ma quelli che trovano un motivo in più del proprio avversario e alla fine, vincono. E si alleano con le proprie paure ed i propri limiti, si alleano con la propria rabbia e con la propria delusione, si alleano con i propri errori. E tutto questo lo fanno diventare rumore, dentro e fuori di loro, e si caricano di questo rumore e lo usano come arma.

Come Rocky che distrutto da Clubber Lang e dalla morte del suo allenatore usa la sua rabbia e le parole del suo avversario per metterlo al tappeto, come Hulk che per essere normale e non una forza distruttrice ha deciso di vivere sempre arrabbiato, come Batman che ha usato ciò che gli faceva più paura e lo ha trasformato nell’incubo dei suoi nemici.

Ora è il momento più difficile nel momento più complicato. Ora è il momento.

E tanti non aspettano altro che il momento in cui Roma cadrà. I panni sporchi laviamoceli in casa, bisogna vincere un campionato, la città lo deve vincere. O almeno, deve provarci fino in fondo, al massimo delle sue possibilità.

Oggi non si può cancellare, domani si può scrivere. E non è la rabbia o la delusione o la critica, anche esagerata ed esasperata, che devono spaventare oggi, ma bisogna fuggire da indifferenza e silenzio, assordanti in un passato nemmeno troppo lontano.

E alla fine forse ha ragione mio papà, che mi dice sempre: “Le cose o sono certe o sono supposte”.

 

Riproduzione Casuale

I giorni indimenticabili della vita di un uomo

sono cinque o sei, in tutto.

Il resto fa volume.

 

 

Giustamente incazzati, scoraggiati…no!”

Le sconfitte sono sempre strane. Si, sono strane. Sono sempre sconfitte eh, ma sono comunque strane, soprattutto in anni così. Perché ancor prima che pensare a quello che si sarebbe potuto fare od a quello che non si sarebbe dovuto fare, si pensa a ciò che potrebbe essere.

Ma prima conviene liberarsi delle zavorre, così forse da più leggeri si può riprendere a camminare prima. E allora liberiamoci di quel 12/22 ai liberi, liberiamoci di quell’ultimo tiro di Moore non entrato, liberiamoci dei vantaggi sprecati a favore di una rimonta altrui, di quel fischio nel finale che tutto è sembrato fuorché giusto, liberiamoci dalla sconfitta.

La Virtus Roma è ancora prima, noi siamo ancora primi. Con tre partite di vantaggio (e scontro diretto) a favore con Capo D’Orlando, con una Rieti che là dietro non molla e che bisognerà affrontare in casa. E soprattutto, non manca una o due partite, ne mancano tante altre, così per la Virtus, tanto per le altre. E’ lunga, non così tanto, ma è lunga.

Ed è un momento in cui è possibile che la squadra sia stanca, ammesso e non concesso che si contano sulle dita di una mano le partite in cui Bucchi ha potuto contare su tutti gli effettivi a sua disposizione. Ma come dice un vecchio detto: “I cavalli si vedono all’arrivo”. E come detto, l’arrivo è vicino, importante ma allo stesso tempo ancora lontano.

L’unicità di vivere una passione è che ti rende folle. Ecco, per esempio stasera quello che mi viene in mente è la fine di questo viaggio e la mia fantasia malata e sicuramente sbagliata mi fa immaginare un giorno di festa, uno di quei cinque o sei che si ricordano nella vita di un uomo e non un altro di quelli che servono solo a fare volume. Quello che intimamente rende unica proprio quella passione è che la rende invincibile, a tutto.

Ai commenti dei tifosi avversari che gioiscono per la tua sconfitta (come giusto che sia), alle speranze degli avversari che si alimentano nel giorno di una caduta (come giusto che sia), alle ansie ed alle paure di una stagione che chissà, potrebbe essere speciale.

Speciale, che termine magnifico, significa che non è comune, che è fuori dall’ordinario. E sicuramente se il pensiero va prima al traguardo finale che a quello che è successo oggi, allora forse vuol dire che davvero non è come tutte le altre.

Non so, è una sensazione strana. Avete presente quelle serate memorabili in cui poi ad un certo punto arriva il conto e ti si fionda addosso una mazzata colossale? O quando la mattina dopo ti svegli e con un mal di testa trapanante ti ritrovi con il portafogli vuoto?

Ecco, cambiereste mai quelle serate per un conto più clemente o per un mal di testa meno perforante? Io no. E allora speriamo che questa giornata sia un mal di testa o un conto eccessivo di una serata che è solo a metà, che sia come successo ad esempio con Cassino, uno di quegli imbuti cosmici che tanto bene descrive il Pieraccioni de “I Laureati”.

Chiamasi Imbuto Cosmico quel silenzio che si crea quando oramai ansia e angoscia fanno abbassare il tiro della serata, unica soluzione è alzare subito il volume”. E allora ognuno scelga la canzone che più gli piace e per cancellare una partita sbagliata inizi ad alzare il volume e nel muoversi senza un senso e nel cantare senza un’intonazione degna di un talent show inizi a calpestare i brutti menti e le nubi di questa sconfitta, così come successo dopo Cassino.

Calpesti i disfattismi ed i disfattisti, calpesti le tristezze ed i tristi e giù a ballare e giù a cantare. Non le canzoni che piacciono a tutti ma quelle che piacciono solamente a noi, quelle brutte che nessuno ha mai capito e che tutti hanno sempre criticato, perché non c’è bisogno di spiegazioni. Ed il volume metterà a tacere l’entusiasmo degli avversari e le lezioni di chi non potendo più dare cattivo esempio pensa di dare buoni consigli. Essere tifosi di pallacanestro non è semplice, esserlo della squadra di Roma lo è ancora di più. E per questo, alzate il volume ancora di più, delle casse o delle cuffie o della radio della macchina. E per fortuna è già domani.

Ora sto per dire una cosa che non va assolutamente fatta ma se capita, insomma…capita. Sergio Castellitto in una commedia italiana dice che quando si fa pipì all’aperto, si pensa a qualcosa ed automaticamente si fa quella santa pipì proprio su quel pensiero. Ecco focalizzate il pensiero sbagliato di questa sera e regolatevi di conseguenza.

In questo momento, se fossi all’aperto (e non lo sono) penserei al ghigno di Triche, agli errori di questa sera, ai problemi di Sandri e Chessa, al peso di ogni partita ed all’importanza di quest’anno, all’unica brutta partita di quest’anno di Sims, a Moore, a tutto ciò che non va.

E allora facciamo una cosa, prendo il telefono, infilo le cuffiette, vado su musica, tutti i brani e premo la riproduzione casuale.

“…svegliati con un’idea che vuoi difendere con un ricordo da dividere insieme anche se ogni giorno è un’avventura

che a pensarci fa paura”.

Oggi giustamente incazzati, scoraggiati no.

Virtus Roma-Benfapp Capo d’Orlando, le pagelle: Santiangeli positivo, Sims a metà. Moore sul ferro

Alibegovic 4.5: Solo 7 minuti in campo, nei quali forza due tiri, non riuscendo minimamente ad incidere sulla gara. E’ in un periodo di involuzione, Bucchi lo ha retrocesso nelle rotazioni.

Chessa 6: Meno efficace del solito in difesa, anche se l’avversario diretto è quel Triche che tanto male ha fatto a moltissime squadre. Stavolta il capitano si vede di più in attacco, mettendo a segno tre bombe, una delle quali a 13″ dalla fine per il pareggio e la speranza di portare a casa un’altra vittoria. Stavolta non va.

Moore 6: Più continuo rispetto alle ultime uscite, guida la rimonta ad inizio terzo quarto con i suoi soliti canestri pazzi. Ma nel momento in cui sarebbe servito gestire la palla forza altre due triple, non consentendo ai suoi di guadagnare ancora più margine. Piazza altri canestri ed esce ad un paio di minuti dalla fine per un forte colpo in testa, ma si ritrova in campo nel possesso finale. Ottima azione costruita dalla Virtus, la palla gli arriva in mano per un tiro da tre pulito, che però si spegne sul ferro assieme alla speranze della squadra.

Baldasso 6: Ha meno responsabilità in una gara nella quale il suo “titolare” non commette follie, riuscendo comunque a farsi notare per alcune cose molto positive. 2 recuperi e 3 assist oltre a due triple importanti. Purtroppo stavolta non riesce ad entrare nella storia della partita ma è comunque sufficiente.

Saccaggi 5: L’eroe della vittoria a Casale non ripete l’ottima prestazione della giornata precedente. Non sta neanche troppo in campo (16 minuti) ma è impreciso dalla lunetta, cosa comune a tutti i suoi compagni. Prestazione senza infamia e senza lode, ma ci si aspettava qualcosa in più da un giocatore che stava attraversando un buon periodo di forma.

Landi 5.5: Molto impreciso al tiro (2/7) ha comunque il merito di combattere sotto i tabelloni, come di consueto, catturando 8 rimbalzi. Ma in questa partita sarebbe servito da parte sua un guizzo offensivo e una maggiore precisione dalla lunetta, lui che ha le mani così educate. Un leggerissimo passaggio a vuoto che saprà certamente riscattare.

Prandin ng:  Esordio asciutto per il nuovo acquisto. Arrivato solo nel fine settimana, non ha il tempo di poter incidere e Bucchi gli concede 5 minuti di rodaggio. Fa vedere di poter essere un ottimo difensore, la meccanica di tiro non sembra essere delle migliori.

Sims 6: Primo tempo non degno della stagione che sta giocando, nervoso ed impreciso. Nel terzo quarto entra con un’altra faccia, la squadra lo cavalca e lui risponde presente. Alla lunga però ricade nella normalità, che per lui può significa 14 punti (pochi) ma anche 18 rimbalzi. Troppe le 5 palle perse, ma subisce 8 falli e chiude comunque con 27 di valutazione.

Santiangeli 6.5: Inizia con un’energia positiva che però non trascina tutti i suoi compagni. Si merita di restare in campo 33 minuti ed incide in ogni voce statistica: 11 punti, 7 rimbalzi, 1 recupero e 4 assist. Certamente il migliore dei suoi, molto propositivo ed il più continuo, considerando che è chiamato anche ad una gara difensiva di grande attenzione.

All. Bucchi 5.5: Sceglie di limitare Triche e di vedere se gli altri di Capo d’Orlando possano creare qualcosa di positivo. La squadra non riesce mai ad ammazzare le partite e questo è un limite oramai strutturale del gruppo, che alla lunga può costare punti decisivi. Nell’ultima azione rimette in campo Moore dopo un paio di minuti abbondanti nei quali era in panchina per una forte botta in testa che lo ha stordito, togliendo Landi. Fatalità vuole che la palla decisiva finisca in mano al play, che non ha la freddezza di vincere la partita con la tripla. Bisogna subito riordinare le idee e mettersi alle spalle un passaggio a vuoto, perché il finale di stagione sarà duro e ci sarà bisogno di tutte le energie. Ricordando che per l’ennesima volta in stagione deve fare a meno di un giocatore importante.