BPC Virtus Cassino-Virtus Roma, le pagelle: Sims è troppo solo, Moore si perde nel finale. Landi combatte

Alibegovic 5: Fatica tantissimo in difesa contro avversari più affamati di lui. Tira male, tranne una tripla che poteva valere un allungo decisivo, trasformatasi poi solo in un sussulto senza profitto. Involuzione dopo un buon periodo di forma.

Chessa 5: Come il compagno, anche lui in difesa soffre tremendamente la fisicità di Cassino. Pepper lo mette costantemente in apprensione e non riesce mai ad arginarlo. Tira solo 3 volte, tutte da dietro l’arco, non incidendo come di solito è abituato a fare nel suo ruolo da specialista.

Moore 5.5: Insufficiente con 24 punti, 10 assist e 8 falli subiti? Si, perché se da un lato trascina la squadra con i suoi punti e le sue fiammate offensive, dall’altro c’è da considerare che nel finale perde palloni sanguinosi (4 in totale) smettendo anche di segnare. Una capacità offensiva fuori categoria, abbinata però a momenti di poca lucidità che la squadra ha pagato.

Sandri 5: Limitato in settimana da problemi ad un piede che avevano fatto temere un lungo infortunio, prova comunque a mettere in campo la solita energia. Ma alla lunga fatica e anche lui, specialista difensivo per eccellenza, si fa mangiare spazio da Pepper che travolge tutto e tutti.

Baldasso 5.5: Bucchi gli concede meno spazio rispetto alle uscite precedenti,  soprattutto con un minutaggio spalmato e poco costante, cosa che non gli da il tempo di entrare bene nella gara. La sua tripla del momentaneo +4 nel quarto periodo sembrava la giocata giusta, ma si è rivelato l’ultimo sussulto dei suoi.

Saccaggi 5: Tira poco e male, anche lui sempre in ritardo in difesa, come testimoniano i 4 falli commessi. Era tornato alla grande e stava pian piano ritagliandosi un ruolo di primissimo piano, ma ha fatto un deciso passo indietro, nonostante Bucchi lo abbia inserito nello starting five per la terza volta di fila.

Landi 6.5: Dopo 40 secondi dalla palla a due prende un durissimo colpo sul naso, fratturato qualche settimana fa ed è costretto a tornare negli spogliatoi per arginare la copiosa perdita di sangue. Rientra più carico di prima e la sua gara è di pura voglia di lottare. 16 punti e 7 rimbalzi col 50% da tre (4/8), uno dei pochi a salvarsi dalla debalce del Pala Sport di Frosinone.

Sims 7: Difficile possa deludere. Numeri sempre positivi (22 punti, 12 rimbalzi e 3 stoppate, 9 falli subiti) dominando in lungo e in largo sotto i tabelloni. Viene lasciato solo però nel momento del bisogno e stavolta non può tirare tutti fuori dai guai. Costante nella sua stagione super.

Santiangeli 4.5: Mezzo punto in più perchè reduce da due gare di stop per guai fisici. Ma è un fantasma in campo, si distingue solo per un airball dall’angolo nel primo tempo e per altri due errori, sempre da dietro l’arco. Non attacca il ferro e non segna da fuori, in difesa fatica come quasi tutta la squadra. In questo momento totalmente fuori contesto e per nulla integrato, gli resta pochissimo tempo per dimostrare di non essere un investimento sbagliato.

All. Bucchi 5.5: Aveva avvertito tutti, alla vigilia, che l’avversaria sarebbe stata tutt’altra cosa rispetto a quella di un girone fa. Evidentemente il messaggio è passato fino ad un certo punto tra i suoi, perchè la Virtus è sembrata troppo sicura di poter giocare al gatto col topo, perdendo però progressivamente tante certezze. Iniziava un ciclo di partite che tanto dirà della stagione, la partenza è stata la peggiore delle possibili. Ha pochi giorni per presentare contro Latina un’altra squadra, di testa e di gambe.

Imbuto Cosmico

“Quando lavoro al circolo dei miei mi capita di

sentire le chiacchere dei vecchi…

Ci sono quelli che parlano del tempo e quelli che raccontano le storie,

devi vedere come se le ricordano, a loro gli si illuminano gli occhi.

 A quelli che parlano del tempo, invece, gli occhi non gli si illuminano”

 

 

Come si inizia un pezzo dopo che hai perso contro l’ultima in classifica che aveva due punti e ora ne ha quattro (perché due li ha appena conquistati contro di te) ed in conferenza stampa un dirigente di Cassino dice: “Oggi noi dobbiamo essere orgogliosi: questa è una vittoria storica, siamo nati otto anni fa mentre i nostri avversari, di cui sono un gran tifoso, erano in A1…” ? Come si inizia?

La nottata doveva passare: per metabolizzare l’amarezza e per avviare le procedure di disgelo, vista la tenera temperatura di queste giornate, che fuori dall’impianto di Frosinone, era ancora peggio.

Ed il freddo che c’era prima, dentro e fuori dal campo, era diventato in men che non si dica, gelo. E se il gelo non lo combatti, ti uccide: la partita di ieri, purtroppo o per fortuna (dipende dai punti di vista) sancisce un punto di non ritorno.

Una squadra che ha l’ambizione di vincere il campionato e di garantirsi il ritorno in serie A1 non può perdere contro l’ultima in classifica, una squadra che ha l’ambizione di vincere il campionato e di garantirsi il ritorno in serie A1 non può avere un atteggiamento difensivo come quello di ieri sera, non può decidere di iniziare in maniera “soft” le partite, non può, una volta andata in vantaggio, non può non mostrare in campo la voglia di uccidere (sportivamente parlando) l’avversario, non può permettere (ma tanto di cappello a Castelluccia) ad un giocatore che viaggia a 6.6 di media, di farne 18.

C’è poi il più classico dei “E come ti sbagli” a dare quel tocco di classico ad una serata disgraziata: come ti sbagli che Mike Hall va a Cassino proprio quando gioca contro Roma? Come ti sbagli che Pepper tira fuori una prestazione ai limiti della tripla doppia proprio contro di te? Sono solo sciocchezze, perché di certo non è colpa della scaramanzia se Roma ha perso, certo che però.

Ascoltando le previsioni del tempo sembra proprio che dalla prossima settimana la situazione dovrebbe migliorare e che le temperature si dovrebbero rialzare. Chi si deve rialzare è la Virtus Roma che con il simpatico pomeriggio di Cassino si è giocata il bonus: ora ci sono in successione Latina (mercoledì, ore 20.30), Bergamo (domenica pomeriggio) e poi Biella e classifica alla mano, non serve aggiungere altro.

La voglia di vincere il campionato della Virtus Roma deve essere più forte della voglia di tutte le altre. Certo, esistono anche gli avversari e ce ne si è accorti ieri, in cui la voglia di “salvezza” è stata più forte della motivazione di una squadra di altissima classifica e questo non può essere.

In fondo il campionato è un viaggio ed è appena iniziato il tragitto di ritorno. Battisti avrebbe detto che meglio certo di buttare, è riparare: il campionato è ancora lungo e per quanto possa sembrare un luogo comune, nulla è scontato, ma vincere aiuta a vincere.

Cassino con Mike Hall assume un’altra veste e non sarà quella del girone d’andata, Legnano aggiunge Thomas, Tortona ha cambiato entrambi gli americani, insomma giocare la schedina nel weekend potrebbe essere non così semplice e proprio in questa “incertezza”, ciò che si vuole sia certo bisogna ritrovarlo in se stessi: in fondo le cose o son certe o sono supposte.

Quello che è certo è che non è che vincendo si è fenomeni e se si perde (anche contro l’ultima) allora la squadra è da buttare, quello che è certo è che ieri in attacco la squadra si è appoggiata del tutto su Sims e Moore e le palle perse si sono sentite, che difensivamente non si è retto il primo passo di nessuno.

Pesa e non poco quello 0 accanto ai punti realizzati da Marco Santiangeli. E’ chiaro che l’esterno, pensato come ala titolare della squadra, sta faticando e non poco in questa stagione ed il suo rendimento è molto al di sotto delle aspettative, e che non appartengono a Santiangeli tiri come quelli di ieri, che dentro hanno più paura e pesantezza mentale, che altro. Certo, ieri rientrava dopo un periodo di guai fisici ma anche prima non è che le cose andassero meglio, bisogna solo riflettere a questo punto se per lo staff tecnico vale la pena aspettare un giocatore che ha indubbie qualità, mostrate negli scorsi anni (e spesso contro la Virtus) oppure puntare su qualcuno che possa dare punti pronti all’uso. Insomma, come direbbe proprio quel Battisti, capire se vale la pena “riparare”.

E’ stata una bella batosta, una bella botta, di freddo e non solo, che sempre purtroppo o per fortuna, può essere cancellata già mercoledì contro Latina per uscire da quello che ne “I Laureati” veniva chiamato “Imbuto Cosmico”.

“Chiamasi – imbuto cosmico-  quel silenzio che si crea quando l ansia e l angoscia fanno abbassare il tiro della serata. Unica soluzione, alzare subito il volume”

Chiedere di non essere arrabbiati? No, oggi non si può.  Chiedere di non aver paura? No, oggi non si può.  Chiedere di non sentire le proprie sicurezze traballare? Oggi è un po’ difficile. Ammesso che sentirsi così forse non sia più giusto (perché poi ognuno ha il diritto di sentirsi come meglio crede) dal  lasciarsi prendere dal disfattismo più profondo. Come anche forse è vagamente eccessivo chiedere la cacciata di Bucchi ed addossare, in certi casi, tutta la responsabilità su di lui.

E’ chiaro che lui sia il coach di questa squadra e la responsabilità di chi scende in campo passi per le sue scelte, ma Bucchi allena la stessa squadra che ad esempio, vince contro Latina o contro Biella (tanto per citare due nomi non a caso) e che perde contro Bergamo e contro Cassino (sempre nomi casuali). Ieri non perde solo Bucchi, perdono tutti e non penso che né lui, né nessuno, fosse felice. Quindi in occasioni nefaste come quella di ieri una bella assunzione di responsabilità generale è la cosa migliore, ma questo non toglie che alcuni dati Bucchi dovrà analizzarli e li analizzerà e che ora, che è un momento di difficoltà, è lui che deve dare qualcosa di più, nei momenti in cui il pubblico non c’è, in settimana.

La soluzione c’è: alzare subito il volume e dare tutto per vincere le partite contro Latina, contro Bergamo e contro Biella, che al netto di tutto, valgono un certo tipo di stagione, quel tipo di stagione che fa credere alla promozione diretta in A1. Perché deve essere chiaro: perderle non vorrebbe dire finire la stagione ad Aprile, vorrebbe dire andare ai playoff, che a sua volta assumerebbe un tipo di significato ulteriore e genererebbe altre domande, riferenti al campo ed a fuori dal campo, che ora non è il momento di porsi.

Ed oggi il cielo di Roma, come spesso gli accade, non mente mai e con un grigio plumbeo appesantisce la città. Però le cose sono due: rimanere a guardare il cielo grigio e parlare del tempo che farà domani, sperando che esca il sole oppure crearselo da soli, il sole.

Decidere se essere come quegli anziani con gli occhi spenti o come quelli che ce li hanno illuminati. Tutti: giocatori, allenatori, tifosi, dirigenti. Perché poi magari, tra un bel po’ di anni, queste prossime partite, si potranno raccontare come tante altre, come quel giorno di nuvole o di pioggia o di sole, in una stagione anonima, o far parte di un racconto di quelli che illuminano gli occhi.

Chi è prigioniero, muore.

“Io sogno le strade che portano al mare

chi è prigioniero e invece muore”

 

 

Il sole su Roma è ancora più bello. Anche quando ti acceca, è ancora più bello.

Come ieri, quando su certe vie, in ogni quartiere esplodeva in tutta la sua luminosità e non bastavano nemmeno gli occhiali da sole per riuscire a vedere la strada. Che poi diventa ancora più bello quando alla prima curva quello stesso meraviglioso sole, si sposta su un lato, ed allora illumina dei panorami unici al mondo e colora i tetti di arancione.

Ieri la Cristoforo Colombo (la via che collega il centro con il Palazzo dello Sport) era inondata da un sole prepotente che alla prima curva pennellava giochi di colore incredibili su panorami imponenti.

Si doveva vincere e si è vinto, menomale. E non senza fatica, peccato che Tortona abbia perso al tempo supplementare contro Bergamo, ma la strada è ancora lunga, per tutti.

Siamo al classico giro di boa ed alla fine del girone d’andata la Virtus Roma è al secondo posto (a pari punti con Bergamo e con scontro diretto a sfavore) con quattro sconfitte all’attivo. C’è anche la Coppa Italia, dove l’avversaria il prossimo inizio di Marzo sarà la Verona dell’ex Luca Dalmonte.

E che piaccia oppure no, l’Epifania tutte le feste si porta via. E quindi da ieri, punto e a capo.

Perché la forza di una squadra e la consapevolezza di voler essere una squadra in grado di poter fare qualcosa di importante sta non soltanto nel riuscire a programmare questo obiettivo sul lungo periodo ma sta anche nel saper concentrare le energie nel breve periodo, nel classico partita dopo partita. Ma forse ancora di più: tempo dopo tempo, quarto dopo quarto.

La partita di ieri insegna proprio questo, mai dare per scontato proprio nulla, mai sacrificare e sottovalutare l’importanza del momento che si vive. Anche perché se questa stagione ci ha insegnato qualcosa è che nulla è scontato nel campionato di Serie A2 e nulla sarà scontato ancor di più per la Virtus Roma contro le quali, per forza e per il nome che porta, le squadre avversarie daranno sempre qualcosa in più.

E quindi una difesa come quella di ieri nel primo tempo, non può esistere se si vuole vincere questa corrida. Perché quando necessario bisogna andare contro anche la propria stessa natura o struttura a volte se si vuole portare a casa un risultato, una vittoria. E dopo un primo tempo da dimenticare, con una difesa da cancellare, il secondo tempo è stato uno di quelli di chi la partita la voleva vincere e lo ha fatto toccando quota 100, segnato da Daniele Sandri che a detta del gentil Saccaggi, porterà non solo i classici prodotti di pasticceria ma anche un po’ di salato.

E diciamocelo care amiche e cari amici, il salato batte il dolce 3-0. Essù.

Quindi alla luce di quanto visto ieri dentro la calza un po’ di carbone è necessario metterlo. Per quanto possa essere paradossale io ho sempre sperato di trovare un po’ di carbone: non è Befana senza di lui.

E non è 6 Gennaio se non si va a Piazza Navona a vedere il volo proprio di quella Befana che proprio con la sua scopa, tutte le feste si porta dietro con sé.

Non si porta via il freddo che rimane a farci compagnia e ce ne farà ancora di più contro Cassino. Eh si, il campo di gioco di Frosinone non è il classico posto in cui allevare animali tropicali, quindi una magliettina pesante mettetela, nel dubbio. Ed i giocatori dovranno mettere la maglia delle grandi occasioni perché regalare un tempo, come contro Legnano, non dovrà accadere. Ora è il momento di non sbagliare, le prossime cinque partite hanno il sapore di qualcosa tanto di importante quanto di difficile: Cassino dunque, poi Latina (terza in classifica ed in Coppa Italia), la super sfida con Bergamo e poi Biella ed Eurobasket.

La vecchina con il lungo naso non si porta nemmeno via l’inguaribile ottimismo di certi romani, che manco il sole di ieri si sono riusciti a godere perché “’Sto sole t’acceca, non se vede niente”. La pioggia vi meritate che con le buche e l’immondizia di questi giorni si abbina di meraviglia.

E così se vinci contro Legnano ma giochi un primo tempo così, è chiaro che non puoi sperare di vincere il campionato. Quindi care amiche e cari amici, non vi create illusioni, che avreste dovuto capirlo anche dopo Scafati. Quindi stop alle illusioni e se provate ad essere inguaribili ottimisti, finitela prima di subito. Ok?

E’ così per ogni cosa e sarà per sempre così, dopo ogni sconfitta e dopo ogni vittoria. Ah, piccola parentesi, così giusto per mettere le mani avanti: vincere o perdere con Bergamo non vorrà dire aver vinto o aver perso il campionato.

Dicevamo, è così e lo sarà sempre. Ci sarà sempre qualcosa che non va, una vittoria che non si dovrà esaltare, un giocatore criticato che non si potrà elogiare, una sconfitta da ritirare fuori e di cui dover riparlare, una cosa da criticare, quando a volte basterebbe essere felici per vivere una stagione, dopo tempo, da protagonisti.

Ieri si è vinto, si è inondato il parquet di pupazzi che andranno a regalare un sorriso a bambini che loro sì che dovrebbero essere vagamente alterati e invece non lo sono e come tutti i bambini, ci credono.

Credono alle cose belle, credono in quello che gli porterà Babbo Natale, in quello che gli metterà la Befana dentro la calza, nella schiacciata che farà Sims, nel gioco in palleggio di Moore che è piccino come loro (anche se ha il braccio di un orso), che mentre i grandi borbottano, loro battono le mani e urlano “Vai Moore, vai Sandri, tira Chessa…”, che non aspettano altro che dargli il cinque a fine partita.

Alzare le braccia dopo una vittoria e basta. Essere felici e basta, che oggi fuori c’è il sole. Che chi è prigioniero, muore.

Virtus Roma-Axpo Legnano, le pagelle: Moore e Sandri portano i dolci. Per Sims giornata in ufficio

Alibegovic 6.5: Molto presente nei 21 minuti che Bucchi gli concede, è bravo a mettere canestri importanti quando la Virtus è sotto nel punteggio. Controlla bene i tabelloni ed è sempre pericoloso in attacco. Conferma il momento positivo.

Chessa 6.5: Lo zampino del capitano c’è sempre. Ottima difesa contro Raffa nel secondo tempo, quando recupera un paio di palloni proprio ai danni del grande ex di serata. Compensa la non ottima percentuale dal campo con 3 recuperi e 3 assist.

Moore 8: Dopo le fiammate di Scafati che avevano praticamente vinto la partita, stavolta è costante dall’inizio alla fine. Numeri impressionati per il Folletto: 28 punti, 4 rimbalzi, 8 assist e 7 falli subiti con un totale dominio mentale e tecnico sulla gara. Giocatore di un’altra categoria, deve solo perfezionare il problema della discontinuità, dopodiché potrà continuare ad essere devastante.

Sandri 8: Giocatore d’altri tempi. Un clinic difensivo, non molla mezzo centimetro e lotta su ogni pallone. In attacco è chirurgico, buttando nel canestro palloni pesantissimi per i 15 punti finali. Un piacere averlo dalla propria parte, non si può non essere innamorati di un cuore grande così.

Baldasso 6.5: Forse il giocatore con più pressione addosso. Reduce dall’episodio che ha deciso in senso negativo la gara di Scafati, entra subito in partita ed è uno di quelli che partecipa al sigillo della vittoria con un paio di canestri molto importanti. Positivo che si sia ritrovato subito, nonostante un po’ di nervosismo ed un conto aperto con le terne arbitrali.

Saccaggi 6.5: Nonostante sia passato qualche tempo dal suo rientro in campo dopo lo stop muscolare, paga ancora i postumi di un problema complicato da risolvere. Ma per tutta la gara non sembra affatto stanco, anzi è uno di quelli con più energia, rientrando in campo dopo l’intervallo lungo con la mentalità giusta e la concretezza di giocate di enorme intensità ed intelligenza.

Landi 5.5: Unica piccola nota stonata di una serata comunque positiva per la Virtus. Segna solo dalla lunetta e non da mai la sensazione di poter incidere come in tante altre occasioni aveva invece fatto. Cattura comunque 5 rimbalzi, aspetto positivo per ripartire di slancio in un girone di ritorno che dovrà vederlo necessariamente protagonista.

Sims 7.5: Giornata in ufficio per Django. 20 punti e 10 rimbalzi per la doppia-doppia di ordinanza. Esalta il pubblico con un paio di schiacciate siderali e una stoppata che spedisce il pallone nella prima fila del parterre. Quando gli altri girano così bene si esalta come ciliegiona su una torta molto succulenta.

All. Bucchi 7: Aveva il difficile compito di riportare fiducia all’interno di un gruppo inevitabilmente scosso dalla sconfitta di Scafati. Presenta in campo una squadra capace di attacchi di qualità ma che singhiozza in difesa. L’intervallo gli serve per cambiare alcune cose e così la Virtus vola via nella ripresa. Secondo solo per la differenza punti, ha il merito di aver riportato la società nei piani altissimi dell’Ovest, centrando inoltre la qualificazione alla Final Eight di Coppa Italia. Come bilancio di metà stagione non male affatto.

Buona fine e buon principio

Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico

E come sono contento di essere qui in questo momento

Vedi, vedi, vedi, vedi

Vedi caro amico cosa si deve inventare

Per poter riderci sopra

Per continuare a sperare

E se quest’anno poi passasse in un istante

Vedi amico mio come diventa importante

Che in questo istante ci sia anch’io

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà

Io mi sto preparando

È questa la novità

 

E’ abbastanza evidente che a tutti sarebbe piaciuto chiudere l’anno con una vittoria. E’ altrettanto evidente che se Aaron Thomas non mette quel tiro, Scafati non vince la partita. E’ altrettanto vero poi che se a Baldasso non viene sanzionato quel fallo antisportivo, Thomas quel tiro non lo prende e Roma probabilmente vince la partita.

Aaron, Aaron mio, bella la boiserie, bello tutto ma permetti che semo ancora ‘npo “arrabbiati”? Ce ne avessi messo uno di tiri così lo scorso anno, ma non ti preoccupare, è la classica storia degli ex che giocano contro Roma. Siamo abituati.

Roma ha toppato l’intero primo quarto e questo nell’economia generale della partita ha pesato e non poco. Poi come al solito è stata brava a saper recuperare ed a voler rimanere dentro l’incontro e ieri, più di altre volte, come altre volte, si è capito il peso di avere due americani così in squadra: la partita di Sims è mostruosa, quella di Nic Moore nel solo quarto periodo (purtroppo) è di altro livello.

Oggi il colpevole è Baldasso, reo di aver commesso il fallo antisportivo che ha poi generato il finale letale.

Parli l’accusa. Baldasso mostra in maniera troppo plateale, in un momento così delicato, qualcosa che andava gestito in maniera differente, con più esperienza. In sintesi: è stato ingenuo.

Parli la difesa. Fischiare quel fallo antisportivo per quanto giusto possa essere, è un esercizio estremamente rigoroso ed a quanto pare in certe situazioni, di solito, si cerca di “non fischiare”. Il dubbio che viene è perché quella stessa identica e rigorosa applicazione di ciò che era giusto fischiare non è stata usata anche nel caso del primo tiro libero di Sims, che di certo non sarà il miglior tiratore della lunetta del campionato, ma tirarli in quelle condizioni, forse è stato vagamente eccessivo. Farlo ripetere sarebbe stato giusto ma gli arbitri, forse, hanno ritenuto giusto, che in quelle condizioni ambientali, forse, era meglio non far ripetere quanto andava fatto ripetere.

E la sentenza? Né vinti e né vincitori, non servono ghigliottine in mezzo ad una piazza per tagliare una testa, non serve. La verità è che nell’economia di questa stagione Baldasso te ne ha fatte vincere due o tre e ieri ha commesso un errore, che fa vagamente imbufalire, ma è un errore. E per tornare a monte, Thomas deve segnare quel canestro. Prima ci si dimentica quello che è successo le scorse stagioni, meglio sarà.

Quello che resta, più della rabbia, è l’amarezza, quella che i Tiromancino avrebbero chiamato “La descrizione di un attimo”. Perché quest’anno ci si gioca qualcosa di davvero importante e ogni due punti presi e di conseguenza ogni due punti persi, pesano tantissimo. E’ incredibile come però ad ogni vittoria e ad ogni sconfitta si viva o di enormi o di enormi depressioni.

Se si vince, allora è serie A. Se si perde, è finito tutto, buttate via sogni e speranze e via così. Perché, io mi domando il perché. Quale è la ragione dietro ad un atteggiamento del genere?

Partire dalla fine della partita di ieri per generare un nuovo principio che parte dal giorno della Befana, contro Legnano, perché se qualcuno non lo avesse capito, ci si gioca l’accesso diretto ed il ritorno in Serie A1.

Insomma, buona fine e buon principio. E se per qualcuno l’anno vecchio è finito ormai e qualcosa ancora non va, io mi sto preparando a vivere in maniera importante qualcosa che potrebbe essere magico. E se quel qualcuno vuole, noi inguaribili entusiasti, siamo qua. Ridiamoci e continuiamo a sperare e speriamo che quest’anno passi in un istante.

Buon anno.

Givova Scafati-Virtus Roma, le pagelle: Sims malepeggio, Moore infiammabile. Italiani alterni

Spizzichino ng: Guarda tutta la gara dalla panchina.

Alibegovic 5.5: Non molto incisivo nel corso della partita, tira comunque bene dal campo e pianta una schiacciata che nel supplementare vale la parità ad 1 minuto dalla fine. Un passo indietro rispetto alle ultime uscite, normale nel percorso di crescita a questi livelli.

Lucarelli ng: 1 minuto in campo, in tempo per subire la beffa finale.

Chessa 5: Tira malissimo ma contribuisce comunque con 4 assist. In difesa affronta avversari atleticamente più pronti di lui ed è costretto ad uscire per 5 falli. Poteva fare di più anche se le difficoltà della gara erano molto elevate.

Moore 7: Quando decide di entrare in partita non ce n’è per nessuno. 13 punti consecutivi nel quarto periodo che permettono alla Virtus di rimontare ed agganciare il supplementare nel quale mette anche i liberi che sembrano quelli decisivi. Ma nell’inizio negativo della squadra è uno dei peggiori, con 3 falli che ne condizionano la prestazione. Da lui ci si aspetta costanza per tutta la gara, cosa che stasera non ha avuto.

Sandri 6.5: Prova di grande solidità impreziosita da qualche giocata di ottima qualità, come la schiacciata siderale con la quale chiude il primo tempo. In difesa ha le mani piene contro un Thomas in serata di grazia ma che, una volta preso in consegna da lui, incontra più difficoltà. Uno dei migliori, come spesso accade.

Baldasso 5.5: Tira bene e contribuisce comunque a togliere la Virtus dalle difficoltà iniziali. Ma, quando la vittoria è li ad un passo, commette l’antisportivo che di fatto costa il successo. Ingenuo nel bloccare Contento in maniera troppo vistosa, ma il clima di enorme tensione induce gli arbitri a penalizzarlo oltre i suoi demeriti.

Saccaggi 5: Parte in quintetto vista anche l’assenza di Santiangeli ma fatica tremendamente nel contenere Thomas. In attacco gira bene, viene però espulso per il sommarsi di un tecnico (assurdo vista la veemenza di altre proteste nel corso della partita) ed un antisportivo. Anche per lui un passo indietro rispetto alle ottime gare giocate dopo il rientro dallo stop muscolare, ci sta però un calo fisiologico di forma.

Landi 5.5: Toglie finalmente la maschera a protezione del naso ma le percentuali dal campo non sono degne del suo talento offensivo. Sotto canestro deve limitare Goodwin, compito affatto facile. Mette una tripla nel quarto periodo che vale il pareggio dopo una grande rimonta ma è un lampo in una serata in chiaroscuro.

Sims 7: Da una parte fa male (agli avversari), dall’altra fa peggio (per i suoi). Domina sotto canestro con 34 punti frutto di un 11/15 da due e di un 12/15 dalla lunetta. Fallisce però uno dei due personali a tempo scaduto che sarebbe valso la vittoria e nel supplementare cade nella trappola di Scafati, dovendo lasciare il campo per 5 falli, proprio quando avrebbe potuto dare la zampata definitiva. Comunque un fattore in una gara tosta.

All. Bucchi 6: Aveva previsto una gara durissima e così è stata. Senza Santiangeli gioca l’ennesima partita stagionale con almeno una defezione nel roster. La squadra parte malissimo ma poi si riprende, come spessissimo accaduto da inizio anno ed è una gara sostanzialmente vinta. Dovrà lavorare per risollevare il morale al gruppo, ma il campionato è lungo e la testa del Girone Ovest è persa solo in virtù di uno scontro diretto che potrà essere ribaltato in casa.

Virtus Roma-Remer Blu Basket Treviglio, le pagelle: Sims padrone, Chessa un muro. Bentornato Amar

Alibegovic 7: Dopo un periodo di appannamento, torna finalmente il giocatore visto nella prima parte di stagione. 14 punti di ottima fattura, ma soprattutto tanta energia in campo per un ragazzo che mostra enormi potenzialità.

Lucarelli ng: Pochissimi secondi in campo per gli auguri di Buon Natale.

Chessa 7: Serata meravigliosa per il capitano. Una tripla che è la cosa meno importante di una partita sontuosa in difesa. Controlla ogni volta il diretto avversario con energia e lucidità, aiuta i compagni con raddoppi puntuali che valgono 2 recuperi, si mette al servizio della squadra con 4 assist. Un esempio da seguire.

Moore 7: Chirurgico. 20 minuti in campo per segnare 13 punti, molti dei quali utili per scappare subito nel punteggio, servire 5 assist e catturare 3 rimbalzi. Costante spina nel fianco di Treviglio, subisce anche 5 falli. A giochi ampiamente fatti, Bucchi lo mette a riposo in vista dei prossimi, ravvicinati, impegni.

Sandri 7: Come al solito, un fattore fondamentale in difesa. Lascia agli altri il compito di mettere punti a tabellone, con 4 assist al bacio. Dimostra ogni volta di più come sia importante all’interno di un sistema che cresce di qualità ed intesa col passare delle giornate.

Baldasso 7: Gioca più del “titolare” Moore, prende fiducia con canestri di qualità. Lotta catturando 5 rimbalzi, serve meno assist del solito ma è una costante positiva di una stagione che sembra sempre di più quella della sua definitiva consacrazione.

Saccaggi 6.5: Continua il piano di inserimento di un giocatore che si sta ritagliando minuti di qualità con un’umiltà degna di nota. Il sistema gira e lui è uno degli ingranaggi migliori, con la capacità di fare sempre la cosa giusta al momento giusto.

Landi 6: Non tira benissimo ma è comunque positivo come il resto dei compagni. Sa mettersi a disposizione così come essere protagonista, non scordandosi che l’infortunio al naso ed il conseguente utilizzo della mascherina non sono certo un aiuto.

Sims 7.5: Domina contro un reparto lunghi non irresistibile come quello di Treviglio. Stavolta si concede anche giocate spettacolari che divertono i presenti, consapevoli di avere nella propria squadra un lungo fuori categoria, giocatore di un altro pianeta come da tempo non si vedeva su questi lidi.

Matic ng: Qualche secondo in campo per il suo esordio in maglia Virtus.

Santiangeli 6: Anche lui poco preciso al tiro, ha comunque un impatto fisico importante, dovendosi occupare in difesa di un avversario in forma come Pecchia. Ha ancora tempo per migliorare il suo status all’interno del roster, ma fino a che a segnare ci pensano gli altri può dormire sonni tranquilli.

All. Bucchi 7: Doveva dare seguito al successo di Agrigento e lo fa nel migliore dei modi, mettendo in campo una Virtus probabilmente alla sua migliore uscita stagionale. Otto giocatori con 20 o più minuti in campo è il segno di una elevata qualità del roster a disposizione, ma per gestire tanta abbondanza ci vuole un manico sicuro e di provata esperienza. Un Natale ancora in vetta.

Buon Natale

“Un tempo quasi tutti i miei amici udivano la campanella, ma col passare degli anni divenne muta, per tutti loro. Anche Sara, un Natale, scoprì di non riuscire più a sentire quel dolce suono. Sebbene adulto la campanella ancora suona per me e per tutti coloro che sinceramente credono!”

Chissà se ha ragione quel detto che dice che a Natale siamo tutti più buoni. Di sicuro, questa sera, ha ragione il campo nel dire che la Virtus Roma, a Natale, è sicuramente più brava.

Battere Treviglio, in questa maniera, non era per nulla scontato. Una partita durata quindici minuti, una chiara prova di forza legittimata e testimoniata dal punteggio.

Chiaro è stato il dominio di Sims, una prova di brutale impatto, fisico e tecnico, soprattutto quando l’area si è chiusa. Ed in quel momento il gigante capitolino non si è incaponito nel cercare soluzioni interne ma con scelte di pregevole valore, ha portato i suoi avversari fuori dall’area e da lì, ha avuto la meglio.

Oggi il Natale in casa di Nic(k) Moore si fa sentire un po’ di più: il folletto (si, il Natale sta prendendo il sopravvento) è diventato papà e quindi gli auguri per lui sono doppi ed anche tripli, ma quadrupli per la sua compagna e per il loro piccolo. E si fa sentire, questo Natale, ancora di più, anche sul campo: una nuova selezione di scelte e più fiducia e guarda caso, più canestri ed un ruolo diverso sul campo, che con Baldasso o Saccaggi è ancora meglio se sono loro a portare palla.

Ma la grande vittoria di oggi è quella di squadra. Il sacrificare una buona scelta per una migliore ha regalato sprazzi di meravigliosa pallacanestro, ognuno ha contribuito ad addobbare l’albero (si, oramai ci sto dentro al Natale) di questa vittoria con il canestro al momento giusto e con il giusto atteggiamento.

Basti vedere le prove di Alibegovic, Baldasso e Saccaggi, basti pensare che Bucchi solo oggi si è riseduto nel corso di una partita: l’ultima volta era stata Bergamo, quindi abbiamo capito che Bucchi si siede o sopra di tanto o sotto di tanto. Delle due, l’una.

Sandri, Landi e Chessa ci sono sempre: con esperienza e responsabilità. Non si offenderanno i primi due se il puntale in cima all’albero lo facciamo mettere all’ultimo, a Chessa. Lo spirito del capitano virtussino di questa stagione gli consegna, in questa partita, aldilà dei punti, il titolo di migliore in campo: ha accettato un ruolo diverso e sta rispettando quello che gli ha chiesto il suo coach con una professionalità meravigliosa. Con passaggi, con canestri importanti, con la difesa, con la faccia giusta.

E allora Buon Natale, perché la Virtus ha vinto ancora ed è ancora prima in classifica e la Coppa Italia è vicina tanto così.

Buon Natale perché le campanelle della festa era qualche anno che non si udivano più, mentre oggi, suonano forte e chiaro e suonano a festa in casa Virtus Roma.

E oggi il suono delle campanelle di Natale per qualcuno si sente un po’ di meno, coperto dal silenzioso frastuono del dolore. Per esempio, per la compagna e gli affetti di chi ha perso qualcuno di molto caro. La speranza è che quel rispettoso ed intimo silenzio interrotto solo dal decimo punto realizzato e da quel lungo applauso, possano anche solo per un secondo allontanare i pensieri più tristi.

Dice quel tale di quel film che i bambini le campane del Natale le sentono ogni volta, le sentono forte e chiaro, la loro innocenza, il loro entusiasmo disegna questa festa proprio per loro. Ma per gli adulti c’è ancora speranza: se ci credi, le campane del Natale, suonano.

Ed allora, perché si vince, perché si è primi in classifica, bisogna crederci. E forza, che quelle campanelle torneranno a suonare per chi c’è sempre stato, per chi si è allontanato, per chi era arrabbiato, per chi lo è ancora. Perché alla fine c’è bisogno di tutti. Un solo anello pieno, è ancora poco.

Si, quest’anno vale davvero la pena crederci. Un Natale da primi in classifica, ce lo meritiamo.

Ed allora, Buon Natale.

Che tanto (per fortuna ?) tra sette giorni si rigioca.

GRA #5 – “Sogno di una sera di metà settembre: il Manzao”

L’inizio di questo racconto non è propriamente dei migliori, men che meno di quelli che lascino presagire un finale esaltante. Tornato a Roma dopo pochi mesi di dorato esilio torinese, mi faccio convincere a far parte di una nuova squadra di Promozione che a malapena avevo mai sentito nominare, pur con il messaggio più nobile di tutti: onorare e portare in giro per i campi, la memoria di Marco, un compagno di squadra troppo prematuramente scomparso in un incidente.

Conosco Igor, con cui ci siamo appena visti sfilare davanti all’ultima giornata la vittoria del campionato, c’è Tegame (la cui mano è conosciuta soprattutto tra Acciarello, Villa San Giovanni e dintorni),  c’è Eugenio, che solo successivamente scoprirò essere collega di un mio caro amico, c’è Tony Mancuso conosciuto in un camp a Soverato, Riccardo Rizzieri playmaker rognoso (e cacacazzi) prima del Rosarno e poi dell’Audax Reggio Calabria ai tempi della C, ma soprattutto come coach c’è Attilio, che ritrovo quindici anni dopo una settimana di Camp a Pescara – il mio compagno di camera era Martinoni, si due carriere sviluppatesi in maniera un pelino diversa – in cui lui era stato istruttore e io ancora potevo aspirare a diventare un giocatore di discreto livello.

Ma c’è anche l’altro lato della medaglia: i ritmi molto intensi di una nuova esperienza da addetto stampa dell’Eurobasket in B, tre allenamenti a settimana dall’altra parte della città (21.30 – 23.00, più 45 minuti per tornare a casa), qualche sparuto lampo di gioia e una esperienza chiusa anzitempo, prima di decidere di cambiare maglia e “avvicinarmi a casa” per le ultime partite di campionato.

Eppure capitano e allenatore mi aspettano come se nulla fosse, basta un caffè da Gaetano (noto bar alla Sedia del Diavolo) e poche parole per chiarirsi, uscendo con una sensazione molto forte: ho più di qualcosa da farmi perdonare e allora, a patto di “trasferire il titolo” da Sud a Nord, l’ASD Basket Manzao stagione 2016/17 può ripartire.

Non è così semplice, però, tradurre tutto dalle parole ai fatti. Sappiamo di doverci autofinanziare, ma non è il problema principale, piuttosto non abbiamo giocatori e non abbiamo campo. Per la prima questione, è decisiva una riunione fiume a casa Tegame dove, dopo lunghe battaglie tra favorevoli e contrari ad iniziare la stagione ed un Excel non sempre affidabile e veritiero, si delibera che, anche soli in 11/12 effettivi si può iniziare, anche perché il dirigente Enia (uno dei personaggi più importanti della storia) persuade tutti: “se il coach dice sì, mi tessero e lo faccio io il dodicesimo”. Meno male, altrimenti non avremmo saputo mai cosa ci saremmo persi.

Per fortuna, però, le nubi si diradano abbastanza velocemente e dal nostro “recruiting” in giro per Roma, il presidente Sabbetta trova nel campetto di San Lorenzo un primo insperato aiuto: Marco Fiacco, capitano del CUS, risponde presente con, inizialmente, non meglio precisati 3-4 compagni. Vi immaginate cosa possa uscire dalla fusione di laureati Luiss – gran parte di noi – e della Sapienza? Già, perché saremmo partiti lo stesso, probabilmente senza grosse ambizioni pur di tirar su una squadra di amici, ma nel frattempo la voce si sparge, il richiamo delle origini si fa sentire forte e allora la pattuglia di ex Luiss si allarga a macchia d’olio: Marco Menna, Ale Monda,  Ale Pisanu che l’ultima partita l’aveva giocata ad un Torneo Martolini chiuso terzultimi pur senza aver vinto una partita, e strada facendo anche Barle e Ciccio Semeraro. Tengo fuori dalla lista, perché ne fanno parte di una ancora più ristretta, due compagni che hanno un requisito ancor più spaciale, sono di Potenza e sono cresciuti nella Palestra CONI come me, Claudio e Carmine. Ok, la squadra a questo punto c’è e sembra anche buona, oltre che accomunata da quell’onta di più promozioni sfuggite all’ultima partita, che tutti vogliamo assolutamente cancellare. Ma Flaco, Leo, Max, Tibbone, Valerio il campionato l’hanno vinto e speriamo che ci aiutino a trovare la strada…

Quella che dobbiamo ancora trovare, però, è una palestra dove allenarci e, possibilmente, giocare le partite di campionato. Del resto siamo solo a fine Settembre e il campionato è alle porte, che volete che sia. Casualmente, veniamo a conoscenza di un nuovo campo in costruzione non lontano da casa, ma ben presto si capisce che le autorizzazioni non arriveranno mai in tempo, però, quando tutto sembra saltare, Tommy Moscovini ci regala un assist insperato: “Mi si è liberato il mercoledì sera alle 21 alla SAM, che faccio, ve lo do?”. “Grazie Tommy, meglio di niente”, soprattutto quando a questo appuntamento ne aggiungiamo un altro che, secondo me, ci farà entrare nel cuore di tutti gli atleti minors d’Italia: si, il secondo allenamento è il SABATO mattina a mezzogiorno. Il giorno in cui, incredibilmente, ci sono sempre tutti, anche perché basta poco per organizzarsi e portare a turno pale di Pizza e Peroni da 66 che saranno il nostro pranzo.

Così, il 28 Settembre, con un mese abbondante di ritardo rispetto a tutte le dirette concorrenti, cominciamo. Cominciamo, diciamo che ci vediamo in palestra. Persone che si incontrano per la prima volta, allenatore chiamato a decifrare anche tecnicamente tanti volti nuovi, ma c’è la giusta dose di curiosità e spensieratezza, oltre che la voglia di allenarsi con buona lena, che fa passare tutto in secondo piano.

(Giocatore del Manzao in un turno di reperibilità dal lavoro, supportato da due suoi stretti collaboratori)

Nel mezzo,  il giorno più atteso, quello della riunione dei campionati per conoscere gironi e avversarie. Sei gironi da dieci squadre, ne passano sei alla seconda fase. “Ce la possiamo fare”, pensiamo, anche perché non è che conoscessimo granché delle avversarie, ma c’è chi scaramanticamente scrive sul foglio dei gironi il piazzamento al termine della prima fase: se la memoria non mi inganna, il numero fu 5.

Un paio di settimane scarse di allenamento e si inizia. Senza scendere troppo nei dettagli di una fase sonnolenta ed interlocutoria, giocata per la sua maggior parte il mercoledì sera alle 21, ci issiamo abbastanza in fretta nella parte alta della classifica, a braccetto con Scuola Basket Roma, alle spalle di una Passo Corese che, guidata da Petrucci, oggettivamente al momento sembra fuori portata.

(il più classico dei mercoledì sera casalinghi alla Sam. Ai vecchi i cantieri, a noi la panchina)

Nelle diciotto partite che ci conducono ai due mesi senza ritorno non mancano, però, perle di assoluta bellezza:

  • Il classico timeout casalingo sullo 0-7 dopo 2’ di partita, per strigliare una squadra solitamente molto soft nei suoi inizi, non supportata dal calore dei canonici 3-4 spettatori del PalaRinaldi
  • Una sconfitta allo scadere a Magarotto
  • La bomba di Tibbo del 61-60 che schiva uno scivolone contro una squadra che avrebbe chiuso ultima il girone con appena due vittorie
  • Le due sconfitte contro Fiano Romano (sulle otto di tutta la stagione), squadra che avrebbe vinto, credo altre due partite in tutto
  • Le 7/800 Euro costantemente lasciate ad ogni ristorante in cui cenassimo dopo le partite
  • Il 50-46 con 8-4 nell’ultimo quarto il giorno del rientro dalle vacanze di Natale contro la Lazio di Coltellacci e Franzè
  • La vittoria in trasferta (cioè a 20 metri dal campo di casa, ovvero la differenza tra PalaEmi e PalaRinaldi) contro Scuola Basket Roma, il giorno in cui Buccheri lasciò il cane in macchina e del referendum del 4 Dicembre, che ci permette una rapida divagazione, strettamente connessa al punto di cui sopra, sul “terronismo” e l’essere “fuorisede” di molti di noi, che di fatto rende nulla l’attività in occasione di tutte le festività.

Sicilia, Calabria (anche se in diminuzione, rispetto alla supremazia dei primi anni), Basilicata, Puglia, Campania, Marche, Sardegna le regioni toccate da una vera e propria selezione del SUD, allargatasi, per fortuna, nel corso degli anni anche al Veneto: alcool e blasfemie già c’erano, ma qualcuno da mettere in minoranza nello spogliatoio serve sempre!

Il referendum, dicevamo, abbastanza ben distribuiti tra si e no, e l’impossibilità di spostare una partita che era, momentaneamente, uno scontro diretto per il secondo posto. Fatto sta che nel freddo di Roma di quei giorni ci presentiamo in otto (gli astenuti) e, fisicamente parlando, neanche quelli più in forma. Gli effetti non tardano a manifestarsi, andiamo sotto all’intervallo 30-18, che diventerà subito 35-20 dopo cinque minuti del terzo quarto, non appena scongiurato il rischio di sospensione (con relativa chiusura del referto!!) paventata da uno dei due arbitri, per non meglio precisati motivi. Eppure, una palla per volta, recuperate principalmente da uno scatenato Barletta uomo di coda della 1-3-1, torniamo clamorosamente in partita, concedendo appena quattro punti (tutti dalla lunetta, ovviamente) nell’ultimo quarto, con un finale tutto a tinte biancoblu: dal 45-38 bomba di Tibbo, canestro e successivo 1/2 dalla lunetta del sottoscritto, liberi di Barle con su per giù un secondo da giocare, per il definitivo 45-46 a nostro favore e successiva, immancabile, cena da Kilo.

Il girone di ritorno scorre via senza grossi sussulti, la vittoria in trasferta a Valsugana è il lasciapassare per almeno uno dei primi tre posti, che diventerà secondo, con due giornate d’anticipo, nel momento in cui bissiamo anche al ritorno il successo appena raccontato, di un girone prima.

Le ultime due ininfluenti sconfitte, in condizioni largamente rimaneggiate, con Fiano e Stella Azzurra Roma Nord ci portano, indenni, ad una seconda fase che, causa il rinvio della prima partita con La Salle, sembra non voler cominciare mai.

Dopo una ventina di giorni abbondanti dall’ultima gara ufficiale, aggiunti a quelli trascorsi rispetto all’ultima partita giocata che valesse qualcosa per la classifica, rendono la trasferta di Formia (di venerdì sera, alle 21.30) ancor più insidiosa di quanto non potesse essere già di suo, visto il giorno lavorativo e la lunga distanza. Della squadra avversaria conosciamo poco o nulla e andiamo vicinissimi, rimediando solo con un supplementare di grande autorità, ad una sconfitta che avrebbe messo fin da subito in salita il nostro cammino verso uno dei primi due posti della classifica, valido per qualificarsi alla finale.

Seguono due partite in casa con Castelli Romani e Borgo Don Bosco, vinte nell’ormai consuetudinario “Wednesday night” in cui l’importante è segnare un punto in più dell’avversario (54-44 e 49-38 i meravigliosi punteggi delle spettacolari partite), e arriviamo, classifica alla mano, a quello che è già un vero e proprio tour de force con rilevanti implicazioni per il destino finale: recupero in casa della partita con La Salle, trasferta a Nettuno, trasferta a La Salle per iniziare il girone di ritorno. Con i verdi pontini già capaci, forse a sorpresa o semplicemente colpa di una immeritata sottovalutazione da parte nostra, di andare a vincere in casa di Caretta e compagni, che credo avessero perso una sola partita in tutta la prima fase.

Tanto per renderci il compito più semplice, ci presentiamo alla sfida senza Barle e Carmine, praticamente i nostri due playmaker, e pur conducendo per larghi tratti e credendoci fino in fondo, siamo costretti a cedere, complice una scellerata gestione finale (tiri liberi concessi, palla persa e contropiede finale del nostro amico De Fazio) addirittura fino al -8. La strada si complica, ma c’è poco tempo per pensarci. Nel mezzo, però, un ulteriore inciso che di certo non mi aiuta. Il sabato sera antecedente alla  trasferta a Nettuno, la mia Eurobasket gioca in casa con Biella, anzi, si gioca in casa con Biella, già prima, la chance di qualificarsi ai playoff al primo anno di A2 della sua storia, ma Udom segna la bomba del pareggio che rinvia la sfida al supplementare, dominato da un Jazz Ferguson da 43 punti e 11/15 da tre. Non, insomma, le migliori premesse per una partita da non sbagliare.

La trasferta di Nettuno ci regala solo dolci ricordi, il Manzao dell’anno prima ci vinse abbastanza agevolmente, e l’anno prima ancora ci passò la Luiss nella quale molti di noi giocavano, dopo aver battuto già all’andata i vari Spada, Baraschi, Cardella che sembravano una corazzata destinata a sbaragliare tutta la concorrenza: rientrammo dall’intervallo sotto di 17, vincemmo di 4 spinti da quattro bombe di capitan Dattola una volta rientrati dagli spogliatoi.

Non c’è due senza tre, però. Nel senso che questa partita, quella del Manzao dei tempi nostri, pur approcciandola bene, la perdiamo in volata. Finisce 50-47 per Nettuno, che al termine del girone d’andata è quindi primo, imbattuto, con la Salle seconda a due punti. Noi abbiamo perso con entrambe e se la formula fosse quella dell’anno prima, saremmo aritmeticamente e non solo virtualmente eliminati.

Al ristorante, però, vinciamo sempre, ed è la serata in cui dopo aver mangiato di tutto e di più, prima del dolce, dico: “Geggio, chiedi quant’è finora”. “Cameriere, ci fa il preventivo di quanto abbiamo speso fino ad ora?” “40 Euro a testa,  se prendete anche dolci, amari e caffè, sono 43”. Praticamente un euro per ogni punto segnato.

Ma per fortuna di partite in calendario ce ne sono ancora cinque, anche se tutto, senza neanche dover fare i calcoli che tanto ci hanno tolto il sonno nelle settimane successive, passa imprescindibilmente dalla trasferta di La Salle, dove ne succedono veramente tante, che è difficile anche riuscire a ricordare a distanza di un anno e mezzo. Ma, a memoria, restano impressi due episodi.

Sulla parità allo scadere dei regolamentari un mio tiro dal mezzo angolo che varrebbe la vittoria, ma finisce solo sul ferro e rinvia la partita ai supplementari, anche perché una palla persa a centrocampo diventa un nostro fallo, ma l’1/2 dalla lunetta rimanda tutto al secondo supplementare,  dominato dalla nostra difesa su un pick and roll avversario che per larghi tratti ci aveva fatto male e da due bombe di Zio Mike Lauri che ci portano addirittura a pareggiare la differenza canestri.

Ma due tiri liberi e soprattutto una pesantissima bomba di Omar Caretta fissano il punteggio sull’81-84 a nostro favore: siamo ancora in gioco, ma attaccati a complicatissimi calcoli di differenza canestri circa un potenziale arrivo a tre con La Salle e Nettuno.

Perché i primi restituiscono il favore e vincono in terra pontina, mentre noi dopo aver rischiato inopinatamente di buttare tutto all’aria contro una Formia battuta solo al supplementare di un sabato sera alle 21 in cui si era presentata eroicamente a Roma con appena sei uomini, corriamo un altro brivido grosso ai Castelli (ma ad Ariccia a cena credo ci saremmo andati lo stesso…) e, finalmente, “ci togliamo la scimmia dalla spalla” di non avere più rischi da correre, vincendo in trasferta sul campo di Don Bosco.

La scimmia, ma non il foulard invernale che coach C. indossa, a dir poco scaramanticamente, anche ora che è maggio inoltrato. Tutto come previsto, quindi:  La Salle attende una nostra vittoria per essere certa del primo posto, noi dobbiamo per forza vincere per andare in finale.

E qui subentra uno dei più grossi arcani della storia burocratica del basket italiano: perché, se nell’ottica del doppio confronto tutti fanno riferimento alla differenza canestri, da regolamento si applica il quoziente, che ci costringe solo ad una marea di altri calcoli di difficilissima applicazione?

Questo per dirvi come abbiamo passato l’ultima settimana a simulare tutta una serie di potenziali combinazioni, per capire quale fosse non solo lo scarto, ma anche la quantità di punteggio necessaria per arrivare almeno secondi, perché purtroppo, mio malgrado, non sempre quoziente e differenza coincidono. Ma, alla fine, usciamo grosso modo con un verdetto su cui tutti sono abbastanza concordi: +5 su Nettuno, che comunque ancora è in gioco, per arrivare secondi, +16 per sparigliare il tavolo e arrivare primi.

Comincia la partita, da Nettuno ci chiedono se non sia possibile una combinazione che ci qualifichi entrambe, La Salle, che l’indomani gioca una partita sulla carta ininfluente, è in tribuna al gran completo e tifa per una nostra vittoria (altrimenti chiuderebbe seconda, con finale e fattore campo avverso a Sermoneta). Smette subito di farlo, però, nel momento in cui, a metà secondo quarto, tocchiamo un +17 che ci rende virtualmente addirittura primi. I minuti passano, la nostra sindrome di non riuscire a chiudere le partite no, allora, in un amen, nonostante, o forse per colpa di infortuni ed espulsioni dei migliori uomini avversari, Nettuno arriva clamorosamente a -3, che significherebbe eliminazione. Ma siamo arrivati troppo lontano e ne abbiamo viste troppe per uscire in questa maniera, allora serriamo i ranghi e tiriamo fuori un mega parziale fino al 65-51 che ci porta in finale, con due meravigliose facce della stessa medaglia.

Ciccio Semeraro, autore dell’ultima bomba, che chiede: “di quanto dovevamo vincere per arrivare primi?”, Barle, qualche metro più dietro, appena terminata la 120esima corsa su e giù per i 28 metri: “ah, ma quindi era importante questa partita?”.

Alla finale ci pensiamo da domani, per una sera si può festeggiare, consapevoli di un girone di ritorno da cinque vittorie su cinque ed una rimonta che rende merito alla passione e l’impegno che ci abbiamo messo.  La qualificazione alla finale era quello che, apertamente o silenziosamente, dovevamo a noi stessi e alla squadra. L’avversaria, però, è Sermoneta, autentica corazzata del girone della provincia di Latina, che non aveva mai perso in casa.

Speriamo di non fare la vittima sacrificale, ma forse in questa situazione sapere di partire sfavoriti rispetto a due anni prima ci rende un attimo più leggeri, anche perché dall’altra parte c’è una squadra forte, attrezzata e davvero con tutte le carte in regola per centrare il salto. E lo meriterebbero anche, perché, in una domenica di Giugno, è suggestivo giocare su un campo davanti almeno a 300 spettatori, molti dei quali bambini e famiglie festose e pronte a spingere la squadra alla vittoria.

La nostra vigilia, come al solito, è sui generis.  Il campo è occupato e invece che alle 12.00, ci alleniamo alle 14.00 e riusciamo lo stesso ad arrivare in ritardo, ma la passione è irrefrenabile.

Passare per il centro di Roma e fare la Colombo non si rivela una grande idea, Pisu per stemperare la tensione stappa la prima Peroni già all’altezza dell’Eur e così, tra un Despacito e un Enrique Iglesias, arriviamo al Pala Le Prate.

Partiamo anche bene, ma loro hanno buoni riferimenti e vanno in contropiede che è un piacere. Ci proviamo, ma a fine terzo quarto siamo -10. “Non molliamo”, ci diciamo con non troppa convinzione, ma in effetti tentar non nuoce e alla partita ci iscriviamo anche io e Ale Monda, appena arrivato dal festival di Barcellona. L’ultimo quarto è offensivamente di rara bellezza per questi livelli, risaliamo, agganciamo e sorpassiamo. Tra l’incredulità del pubblico di casa, l’ultimo quarto finisce 25-10 per noi, che ci prendiamo gara 1 67-62. Guardare per credere…

Adesso, però,  è tosta far finta di niente. I tre giorni che ci separano da gara 2 diventano interminabili, nel viaggio di ritorno sbagliamo strada e non si sa perché, finiamo ad Artena, ci vediamo il martedì per l’ultimo allenamento, che si chiude con un’improbabile autostoppata contro la parte inferiore del tabellone di un nostro compagno, mentre Pisu segna da centrocampo e costringe Attilio a portare le paste.

Ma le ultime ore prima della partita sono forse le più emozionanti e significative. Abbiamo studiato, siamo tutti professionisti fortunatamente inseriti nel mondo del lavoro (altrimenti, forse, più di qualcuno avrebbe anche potuto fare del basket la sua ragione di vita) e non dovremmo farci prendere dalla tensione di una finale del campionato di Promozione. Eppure la chat di whatsapp è un continuo di : “Ragà, non ce la faccio”. “Mi fa male la pancia”, “quando arriva la partita…”. Io, chiaramente, non faccio eccezione, per fortuna Valerio, che è un ex giocatore, lo intuisce, mi guarda e mi dice di poter andare a casa.

Gara 2. Primo quarto, pari. Intervallo, pari. Terzo quarto, +2. Proviamo ad andarcene, ma con le seconde linee Sermoneta orgogliosamente torna a -2, Leo, allora, trova una tabellata dal prolungamento della lunetta, ci chiudiamo in difesa e il contropiede, di cui dal video resterà sempre il sospetto di un clamoroso quarto tempo, di Tibbo certifica una vittoria che certifica quello che, due anni ed una settimana dopo, a molti di noi – chi aveva vinto l’anno prima, invece, bissa – nessuno può più togliere, la promozione in Serie D. Lì per lì non avevamo mai pensato all’idea di potercela fare, soprattutto economicamente, perché ci sono le giovanili, gli under, l’obbligo di giocare per forza nel weekend. Ma adesso il “problema” c’è ed è il più bello che ci potesse capitare. Sette vittorie su sette, da eliminati a promossi.

Ma c’è una scena che più di tutte simboleggia quello che siamo riusciti a fare: per primo, nel video, a braccia alzate c’è Maurizio, papà di Marco, che non ha smesso di seguirci un attimo durante la stagione e che può festeggiare una gioia dedicata ad un figlio che di sicuro dall’alto ha spinto dentro tutti i palloni decisivi di questa stagione.

FINALE, Gara 2 🏀 – STORICO Manzao! 💙🏆I biancoblù battono Sermoneta 60-51 e chiudono la serie finale sul 2-0, coronando una stagione incredibile con la vittoria del campionato e la promozione in Serie D! 🎉🎉🎉🎉🎉

Pubblicato da ASD Basket Manzao su Giovedì 8 giugno 2017

Seguono cena e festa a Fregene, il matrimonio di Carmine e Simona a Galatina (immaginate una squadra quasi al completo, un matrimonio al sud e tre macchine in viaggio per ore e ore dalla Capitale al profondo SUD. E poi Sofia, la camicia, l’animatore….) ed una serata dal verdetto insindacabile, la Serie D si fa.

Altri sacrifici, personali ed economici, ma non si resiste alla voglia di cimentarsi con un traguardo conquistato sul campo, per fortuna. Direi. Perché, dopo un inizio altalenante in cui si vince in casa e si perde fuori, infiliamo sei vittorie di seguito, compresa una bellissima partita con Lido di Roma, poi finalista del campionato e con l’Under 18 alle Finali Nazionali, rimanendo sempre i soliti: vinciamo in casa con le capolista Pontinia e Scauri, perdiamo a Colleferro (in 7) e soprattutto Terracina, poi retrocessa. Per larghi tratti siamo terzi, fino a Pasqua, quando dopo tre quarti equilibrati, un parziale stile – Sermoneta ci fa battere La Salle, nel quarto atto di una sfida a distanza nel segno del rispetto e della stima reciproca. Poi, infortuni e problemi di lavoro ci riducono all’osso, ma guai a mollare, per settimane intere ci alleniamo in sei, chiudiamo quinti avendo perso una sola partita in casa con Montesacro. Il turno playoff con Palocco è la perfetta fotografia di quello che possiamo essere, tutto ed il contrario di tutto, +20 all’intervallo di gara 1, +14 a fine terzo quarto e 6-31 negli ultimi dieci minuti che ci vedono sfilare la vittoria, che però ci riprendiamo in casa dopo un supplementare, prima di cedere inesorabilmente nella sfida decisiva, quella che mette fine alla nostra stagione (ma già sportivamente vendicata nella trasferta di questo campionato)

Il resto è storia dei giorni d’oggi,  cambiano interpreti ed allenatori, ma non lo spirito e l’ideale mai sopito di una squadra nata per caso una sera di Settembre.

La variabile “K”

Prima di ogni parola, il pensiero va a Pier Carlo Zini, tifoso della Virtus Roma scomparso questa settimana.

Ai suoi cari, ai suoi amici, alla sua compagna di vita.

 

“L’essenza della matematica,

è la sua libertà”

 

Caro Nic, ti devo delle scuse. Eh si, perché con grande e perpetrata ignoranza, nelle mie parole, questa sera, ti ho chiamato Nick. Scusa, è come quando mi chiamano Eduardo e non Edoardo oppure Caianello e non Caianiello e io mi domando dove sia la difficoltà, e purtroppo ho commesso il loro stesso errore.

Non si era presa in considerazione la possibilità di fare i conti con una variabile, con la variabile “k”. Non c’è mai stato grande feeling con la matematica, non è mai stata il “mio mestiere” come canta Venditti e logicamente non c’è mai stato quell’amore necessario, nemmeno minimo.

Variabili: “xk”, “yk”, “zk” e via dicendo… Fattori fissi e fattori variabili, che rendono il mondo matematico un labirinto da esplorare e lo sport, un emozionante mondo da vivere e raccontare.

Le mie competenze si fermano qua e non sono certo che siano giuste nemmeno a questo punto, ma quello che c’è di certo oggi sono le statistiche, di Nic (k) Moore: 34 punti con 5/6 da due, 5/8 da tre, 9/9 ai liberi, 5 rimbalzi, 6 assist e 45 di valutazione, il tutto condito da una difesa di livello superiore. Proprio nella settimana in cui ci si interrogava sul suo rendimento, sulla sua difficoltà negli accoppiamenti difensivi per via della sua statura, una serie di “casi” che ne facevano un “caso”.

La partita di oggi è una chiara manifestazione di quello che Nic Moore è per questa squadra, di quello che può e deve continuare ad essere, di quello che è stato in altre partite (almeno tre o quattro) seppur con altre cifre ed anche di quello che non può e non deve essere per questa Virtus Roma.

Ma se la matematica è una scienza esatta (non per tutti), per fortuna lo sport di certo non lo è e dunque permette, più che in ogni altro campo di sovvertire regole apparentemente fisse e stravolgerle grazie ad un infinito mondo di variabili.

Chissà quante volte quella frase: “Ma per giocare a basket non bisogna essere alti?”. No, come in ogni cosa, per farla, bisogna essere bravi nel saperla fare. E Nic Moore sembra essere particolarmente forte e bravo per questo campionato. E chissà se ai bambini, vedere uno “normale” e non un gigante non li possa far sentire ancora di più vicini a quello che in mezzo a tanti armadi, quando vuole, fa quello che gli pare.

E come è forte lui, lo è la squadra in cui gioca. E non funziona l’assioma per cui se sei forte allora automaticamente vinci: se sei forte devi legittimare la tua forza ed allora si, vinci. Va fatto in modo che un fattore evidentemente fisso si unisca in maniera funzionale con le variabili che un campionato e dinamiche di spogliatoio, inevitabilmente ti propongono durante il corso di un anno. E come vale per una squadra, così vale per i giocatori.

Lo spessore della Virtus Roma è un fattore fisso ma deve conciliarsi con quella variabile che durante ogni partita la rende soggetta a cali di tensione pericolosi. Il talento di Nic Moore è un fattore fisso, variabili sono i suoi cali di rendimento in una partita o da un match all’altro. Ma non oggi, in cui Nic(k) ha mantenuto la corrente ben alta, dall’inizio alla fine.

E chissà se è realmente vero che l’essenza della matematica sta nella sua libertà, nel non esasperare il solo tabellino statistico rendendolo il solo ed unico strumento di valutazione.

Quello che è realmente vero è che Moore si chiama Nic e non Nick. Ma Nick stasera è stato qualcosa di più, qualcosa che gli inglesi direbbero “more”, che i tifosi della Virtus Roma dicono Moore.