Amar, ch’a nullo amato, Amar perdona

Foto di Gennaro Masi

 

«Amor, ch’al cor gentil ratto s’apprende,

 

prese costui de la bella persona

 

che mi fu tolta; e ‘l modo ancor m’offende.

 

Amor, ch’a nullo amato amar perdona,

 

mi prese del costui piacer sì forte,

 

che, come vedi, ancor non m’abbandona.

 

Amor condusse noi ad una morte.

 

Caina attende chi a vita ci spense».

 

Vorrei essere bravo come Carl Brave (che poi a basket ci ha giocato ed era anche forte) nel saper raccontare le abitudini, gli usi e le immagini quotidiane dei giorni nostri ma di Carl Brave non ho l’altezza, la poetica e nemmeno quell’ “E e e e e e e eeeee” pazzesco con cui inizia ogni singola canzone. Ma come Carl ho Instagram e come Carl ieri, scorrendo le foto degli amici, erano infinite le foto di pranzetti al mare e di tramonti.

Bella la montagna, belli pure i borghi di questo nostro incredibile paese, bello pure il concerto di Carl Brave all’auditorium ma più bello il mare e più bella ancora è andare a vedere la Virtus.

E quante volte ce lo siamo detti? A vedere il mare, vengono i pensieri. Che poi capita che o ce li lasciamo o li laviamo semplicemente, poi alcuni sono talmente pesanti che ci li riportiamo indietro ma forse un po’ più leggeri.

C’è chi guardava il mare e poi è venuto al Palazzo dello Sport, c’è chi al mare ci è rimasto, c’è chi non c’è mai andato.

“ A Ce’, non lo guarda’ er mare…

Che te vengono i pensieri”

(Non essere Cattivo, Claudio Caligari)

 

Nessun pesce d’Aprile ma solo una bella Virtus di primavera.

Di certo è che se a guardare il mare, vengono i pensieri, a guardare Amar i pensieri, ieri, non sono venuti per niente. Che poi era anche il suo compleanno, quindi auguri Amar, figlio di Teo, fratello di Mirza, fratello di Denis: e ieri Amar ci ha messo molto meno di Frodo a dominare e frantumare l’anello. E nel giorno del suo compleanno, si fa e ci fa un bel regalo.

Alla fine della partita, il tabellino del ragazzo diceva: 19 punti. Tiro da tre, movimenti sotto canestro e come con Rieti, un rebus difficile da risolvere per la difesa avversaria. Per Bucchi un bel lusso ed allo stesso tempo, un bel problema.

Sims è Sims, su questo non ci stanno dubbi. Ma rispetto al suo giovane amico Amar, paga sicuramente una mobilità meno accentuata ed una facilità di essere raddoppiato, triplicato (ecc. ecc.) maggiore rispetto al “Birthday Boy” della giornata di ieri. Ma guai a pensare che questo possa essere un problema, l’esistenza della parola “alternativa” ci da una grossa mano: averli entrambi a disposizione è il lusso (di cui sopra) che ha a disposizione Bucchi e che in queste ultime partite il Coach “deve” avere il coraggio di esplorare anche nel finale.

Alibegovic quindi, Baldasso dunque: sono loro ieri ad aver vinto la partita.  Che piaccia oppure no,  sono stati l’imprevedibilità che ha steso Agrigento e parlando di Baldasso, la stagione di questo ragazzo è andata oltre le aspettative, e potrà sembrare forse una “provocazione”, ma in quest’annata è stato forse proprio Nic Moore ad aver avuto più bisogno di Baldasso che Baldasso di Moore. Ma si chiama sport di squadra, proprio per questo.

Dicevamo che il mare è bello, ma i pomeriggi in casa Virtus, sono ancora meglio. Il mare, quello vero, può ancora aspettare: la sera fa ancora un po’ freschino e quando il sole viene giù, bisogna tirare fuori la giacchetta pesante, bisogna coprirsi.

E si sa, tira più una sconfitta che una vittoria, fa parlare più una sconfitta che una vittoria, fa più opinione una sconfitta che una vittoria, fa più tifoso parlare dopo una sconfitta che una vittoria, ci si ricorda della Virtus dopo una sconfitta che dopo una vittoria.

Luci ed ombre, il caldo ed il freddo, gli stessi che potrete vivere dentro alla partita della Virtus Roma. La capacità di questa squadra di accendere il pubblico e di spegnersi da un momento all’altro è veramente folle: anche ieri, andare sopra di tredici punti e poi beccare un contro parziale, e ritrovarsi sotto di un punto. E ieri giù il cappello davanti al pubblico, che all’inizio sembrava non arrivare e poi invece ha riempito il primo anello, giù il cappello per aver iniziato a battere le mani quando le cose non stavano andando per il verso giusto.

Fiore dopo fiore sta arrivando la Primavera e di queste giornate quello che più colpisce è il caldo del giorno, non il freddo della sera, i locali che si riempiono, le giornate che si allungano, quello che fa bene è il sole.

Sbocciano i fiori, sboccia il talento dei giovani Amar e Tommaso, la Virtus e la sua gente sognano la definitiva fioritura.

Una di meno alla fine, che siano tre o che siano due. Vincere, sappiamo quando, non importa come. Urlando, dagli spalti  e da un microfono (da dove taluni maestri urbani vorrebbero che non si facesse e che si mantenessero i principi etici e professionali di cui loro sono pedissequi allievi e pastori).

E poi tutti a guardare il mare per confessargli i pensieri di una stagione, le speranze della prossima, in silenzio, senza parlare. C’è chi ci lascerà incazzature, chi lacrime, chi delusioni, chi paure, chi gioia, chi proverà a levigare un macigno di dolore troppo grande da poter lasciare andare, chi aggiungerà una pagina in più alla sua storia da tifoso e che a quelle due parole, Virtus e Roma, ha legato qualcosa di più che una semplice partita della domenica.

 

Amar, ch’a nullo amato Amar perdona.

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Forza

Vuoi sapere adesso dove sono

Sono come sotto un temporale

Né un ombrello né un accappatoio

Mi protegge dal male

Queste mani dicono chi sono

Se mi volto so che niente è uguale

Questo amore che a volte imprigiono

Mi protegge dal male

 

Ciao Virtus, oggi è proprio una brutta giornata. Come è potuto succedere quello che è successo ieri? Forse la risposta più giusta è che non esiste una risposta, mille motivazioni, ma non una vera e reale risposta.

Si può dire che sia successo perché non puoi gettare via una partita che oramai era vinta, che non puoi subire un parziale di 25-3 (se non peggiore), che la gestione dei timeout nel finale lascia aperti dei dubbi, che Sims non può cadere nel tranello di aizzare nel momento più sbagliato un pubblico che non aspettava altro che infuocarsi, che Moore non può essere questo e non deve nemmeno esserlo, che Santiangeli (come Chessa) non possono chiudere la partita a 0 punti, che la gestione dei cambi e di Alibegovic, un vero e proprio rebus per la difesa di Rieti che lo soffriva più di chiunque altro, è stata sbagliata, che forse Daniele Sandri ha giocato più di quanto realmente aveva nelle gambe al momento. Che nello sport la sconfitta è ammessa e giusta, ma non così, non in questa partita, non per un blackout inspiegabile e mai visto prima, come questo. Che fa ancora più male, perché fino ad un certo punto si era vista la migliore Roma di questa stagione, poi, il buio. Che adesso non esistono più appelli, che adesso o le vinci tutte o il sogno della Serie A1 diretta, sfuma. Che esami e critiche non si possono evitare, stavolta.

Però Virtus mia, io sto con te. Io ci credo. E capisci i pensieri e le riflessioni, ascolta le critiche e fanne a tua volta, vengono dal cuore da chi ti vuole bene, di chi gioisce se vinci e di chi sta male, se perdi. Ed è davvero strano come sia la sconfitta a risvegliare davvero tutti, pronti ad emettere la loro sentenza ed a stilare il giudizio assoluto irrevocabile e perentorio. Ma tu, Virtus, accetta e sappi riconoscere, chi lo fa con amore e chi solo per quella che sterilmente si chiama “convenienza”. Tira più una sconfitta che un carro di buoi, a quanto pare.

Ma Virtus, ci devi credere, ci devi riuscire, non importa come, ma ci devi riuscire. E alla fine sarà solo il campo che ti dirà se te lo sei meritato o meno, il resto non conta.

Virtus, ho paura. Ho paura che questo sogno alla fine si infranga e che per terra rimangano rimorsi e pezzi, ma non voglio permettere che sia la paura a prendere il sopravvento. Non quest’anno.

Ed allora ho fiducia in Piero Bucchi, in Massimo Chessa, in Daniele Sandri, in Aristide Landi, in Tommaso Baldasso, in Amar Alibegovic, in Roberto Prandin, in Andrea Saccaggi, in Marco Santiangeli, in Henry Sims, in Nic Moore, in Edoardo Lucarelli, in Daniele Michelutti, in chi a suo modo e nel suo ruolo fa parte di questa stagione.

Sai cara Virtus proprio oggi ci si domandava che colpa ancestrale stia pagando questa città che non si riesce mai a vivere qualcosa in maniera tranquilla e serena, ma se questo è il prezzo di vivere e tifare Roma, me lo tengo tutta la vita e poco importa se qualcuno non lo capisce, peggio per lui. Vinciamo e perdiamo insieme.

E’ arrivato il temporale ed è come quando sei in motorino e devi tornare a casa. O lo affronti e arrivi a casa zuppo oppure aspetti fino a quando non passa, ma alla fine avrà vinto lui.

Affronta questo temporale Virtus e vinci te. Ti prego, con tutto il cuore. Vinci con Siena, vinci con Agrigento, batti Treviglio, Scafati e poi Legnano, vinci questo campionato. E’ questo il momento, è questo un treno che non si può perdere. Di errori ne sono stati fatti, tanti, troppi ma per fortuna c’è ancora una possibilità e stavolta non puoi fallirla. E non basterà nel caso l’esclusione di Siena, bisognerà vincere lo stesso.

Sai Virtus, a volte ci penso a come potrebbe essere quel pomeriggio o quella sera in cui ci si potrebbe ritrovare a festeggiare la vittoria e puntualmente mi ripeto che devo stare calmo e che devo restare con i piedi per terra. Ma sarò folle, soprattutto dopo questa partita, io ci credo. Ci devo credere, sennò per cosa si tifa a fare?

E ci dovete credere anche voi, più di me, più di noi, perché altrimenti per cosa si gioca fare? Perché tanto tutto passa ma chiunque di noi sa perfettamente quanto veloce vuole che se ne vada questo senso di tristezza e di depressione che oggi alberga nel cuore, e l’unico modo, ora è portare a casa il bottino.

Forza Virtus, forza Virtus Roma. Sei gli amici, sei le gioie, i ricordi, le persone, i viaggi, i pranzi e le cene, la radio, gli articoli, i caffè. Un battito costante della mia vita. Capisci che non posso non crederci?

Virtus, quello che non ho è una camicia bianca, un segreto in banca, una pistola per guadagnarmi il cielo o per conquistare il sole. Ma da tempo, oramai, ho te. E quest’anno ti ho ancora di più.

Forza.

Ora.

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Riproduzione Casuale

I giorni indimenticabili della vita di un uomo

sono cinque o sei, in tutto.

Il resto fa volume.

 

 

Giustamente incazzati, scoraggiati…no!”

Le sconfitte sono sempre strane. Si, sono strane. Sono sempre sconfitte eh, ma sono comunque strane, soprattutto in anni così. Perché ancor prima che pensare a quello che si sarebbe potuto fare od a quello che non si sarebbe dovuto fare, si pensa a ciò che potrebbe essere.

Ma prima conviene liberarsi delle zavorre, così forse da più leggeri si può riprendere a camminare prima. E allora liberiamoci di quel 12/22 ai liberi, liberiamoci di quell’ultimo tiro di Moore non entrato, liberiamoci dei vantaggi sprecati a favore di una rimonta altrui, di quel fischio nel finale che tutto è sembrato fuorché giusto, liberiamoci dalla sconfitta.

La Virtus Roma è ancora prima, noi siamo ancora primi. Con tre partite di vantaggio (e scontro diretto) a favore con Capo D’Orlando, con una Rieti che là dietro non molla e che bisognerà affrontare in casa. E soprattutto, non manca una o due partite, ne mancano tante altre, così per la Virtus, tanto per le altre. E’ lunga, non così tanto, ma è lunga.

Ed è un momento in cui è possibile che la squadra sia stanca, ammesso e non concesso che si contano sulle dita di una mano le partite in cui Bucchi ha potuto contare su tutti gli effettivi a sua disposizione. Ma come dice un vecchio detto: “I cavalli si vedono all’arrivo”. E come detto, l’arrivo è vicino, importante ma allo stesso tempo ancora lontano.

L’unicità di vivere una passione è che ti rende folle. Ecco, per esempio stasera quello che mi viene in mente è la fine di questo viaggio e la mia fantasia malata e sicuramente sbagliata mi fa immaginare un giorno di festa, uno di quei cinque o sei che si ricordano nella vita di un uomo e non un altro di quelli che servono solo a fare volume. Quello che intimamente rende unica proprio quella passione è che la rende invincibile, a tutto.

Ai commenti dei tifosi avversari che gioiscono per la tua sconfitta (come giusto che sia), alle speranze degli avversari che si alimentano nel giorno di una caduta (come giusto che sia), alle ansie ed alle paure di una stagione che chissà, potrebbe essere speciale.

Speciale, che termine magnifico, significa che non è comune, che è fuori dall’ordinario. E sicuramente se il pensiero va prima al traguardo finale che a quello che è successo oggi, allora forse vuol dire che davvero non è come tutte le altre.

Non so, è una sensazione strana. Avete presente quelle serate memorabili in cui poi ad un certo punto arriva il conto e ti si fionda addosso una mazzata colossale? O quando la mattina dopo ti svegli e con un mal di testa trapanante ti ritrovi con il portafogli vuoto?

Ecco, cambiereste mai quelle serate per un conto più clemente o per un mal di testa meno perforante? Io no. E allora speriamo che questa giornata sia un mal di testa o un conto eccessivo di una serata che è solo a metà, che sia come successo ad esempio con Cassino, uno di quegli imbuti cosmici che tanto bene descrive il Pieraccioni de “I Laureati”.

Chiamasi Imbuto Cosmico quel silenzio che si crea quando oramai ansia e angoscia fanno abbassare il tiro della serata, unica soluzione è alzare subito il volume”. E allora ognuno scelga la canzone che più gli piace e per cancellare una partita sbagliata inizi ad alzare il volume e nel muoversi senza un senso e nel cantare senza un’intonazione degna di un talent show inizi a calpestare i brutti menti e le nubi di questa sconfitta, così come successo dopo Cassino.

Calpesti i disfattismi ed i disfattisti, calpesti le tristezze ed i tristi e giù a ballare e giù a cantare. Non le canzoni che piacciono a tutti ma quelle che piacciono solamente a noi, quelle brutte che nessuno ha mai capito e che tutti hanno sempre criticato, perché non c’è bisogno di spiegazioni. Ed il volume metterà a tacere l’entusiasmo degli avversari e le lezioni di chi non potendo più dare cattivo esempio pensa di dare buoni consigli. Essere tifosi di pallacanestro non è semplice, esserlo della squadra di Roma lo è ancora di più. E per questo, alzate il volume ancora di più, delle casse o delle cuffie o della radio della macchina. E per fortuna è già domani.

Ora sto per dire una cosa che non va assolutamente fatta ma se capita, insomma…capita. Sergio Castellitto in una commedia italiana dice che quando si fa pipì all’aperto, si pensa a qualcosa ed automaticamente si fa quella santa pipì proprio su quel pensiero. Ecco focalizzate il pensiero sbagliato di questa sera e regolatevi di conseguenza.

In questo momento, se fossi all’aperto (e non lo sono) penserei al ghigno di Triche, agli errori di questa sera, ai problemi di Sandri e Chessa, al peso di ogni partita ed all’importanza di quest’anno, all’unica brutta partita di quest’anno di Sims, a Moore, a tutto ciò che non va.

E allora facciamo una cosa, prendo il telefono, infilo le cuffiette, vado su musica, tutti i brani e premo la riproduzione casuale.

“…svegliati con un’idea che vuoi difendere con un ricordo da dividere insieme anche se ogni giorno è un’avventura

che a pensarci fa paura”.

Oggi giustamente incazzati, scoraggiati no.

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Andrea Saccaggi, da tre

“Cosa aggiungere potrebbe un narratore

a quanto già narrato dall’attore;

a me non resta altro che sparire,

fare un bell’inchino e poi svanire”

 

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

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Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Scusate, non so cosa dire o cosa scrivere. Sono troppo felice.

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MRinnovabili Agrigento-Virtus Roma, le pagelle: Moore 34 carati, Sims sparecchia. Baldasso c’è

Alibegovic 6: Qualche segnale di ripresa dopo settimane di opacità. Segna due canestri pesanti, ma le cifre non spiegano bene la ritrovata intensità di un giocatore che serve assolutamente per il suo apporto di energia e presenza sotto canestro.

Lucarelli ng: Stavolta il ragazzo non entra in campo.

Chessa 5: Condizionato dai falli, il capitano non riesce a contribuire ad un successo prezioso per la squadra. Serata storta, non mancheranno le occasioni per rifarsi.

Moore 9: Quarantacinque (quattro + cinque) di valutazione a corredo di una serata sontuosa. 34 punti, 5 rimbalzi e 6 assist sintetizzano al meglio una gara che decide quasi da solo. Costante per tutti i 35 minuti in campo, risponde così alle critiche piovutegli addosso da più parti. Talento puro, se riuscisse a non staccare mai la spina la Virtus avrebbe fatto bingo.

Sandri 6.5: Così come Chessa, anche lui entra nelle mire dei fischietti che lo penalizzano con falli a volte inesistenti. Limitato nell’aggressività, tira comunque bene e i suoi 9 punti sono oro in una gara così aperta ed indecisa.

Baldasso 7: Non smazza il solito numero di assist ma realizza dei canestri di un enorme peso specifico, soprattutto dalla lunga distanza. Con un Moore così in forma non si limita a fare da scudiero al Folletto ma, anzi, si prende una buona fetta di merito per un successo determinato anche dall’ottima vena del ragazzo che gioca un finale di gara di grande maturità.

Saccaggi 6: Sta pian piano riguadagnando una forma accettabile, ritagliandosi minuti importanti all’interno di un roster ricco di soluzioni. Ci vorrà ancora qualche partita perché il rodaggio sia ultimato, ma ad Agrigento riesce comunque a piazzare una tripla importante e farsi notare per l’enorme quantità di energia difensiva.

Landi 6.5: Limitato dalla maschera a protezione del naso, operato venerdì, gioca una gara encomiabile dal punto di vista della voglia di fare a sportellate. Si butta su ogni pallone e ha la forza di catturare 8 rimbalzi, limitando spesso il diretto avversario. Lo specchio di uno spirito di squadra molto saldo.

Sims 7.5: Oramai la tattica avversaria è sempre la stessa: botte, tante, paroline poco dolci, di più. Scherzare col fuoco però è pericoloso, perchè Django poi si inferocisce e comincia a spazzare via tutto e tutti. 17 punti, 15 rimbalzi e, nel finale di partita, un senso di onnipotenza tecnica e fisica che per il pubblico virtussino è dolce nettare mentre per i rivali sa di aspro veleno.

Santiangeli 5.5: Ancora una volta in quintetto, parte benissimo per poi uscire lentamente dalla partita. Fisicamente è una presenza, ma tira poco e male dal campo, perdendo in più 4 palloni. Il valore del ragazzo c’è, deve solo capire al meglio come poter aiutare di più i compagni.

All. Bucchi 7: Prepara bene la gara, lavoro non facile viste le due sconfitte consecutive. Esce con una vittoria da una trasferta scorbutica, con ancora problemi di condizione di alcuni giocatori. Trova soluzioni dalla panchina anche nei momenti più tirati del match, lasciando poi libertà d’azione ad un Moore che ha messo il vestito buono. Emerge sempre la voglia di lottare di un gruppo che non si arrende nelle difficoltà e si esalta quando le cose girano. La sua mano si vede.

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Virtus Roma-Zeus Energy Group Rieti, le pagelle: Landi ci prova, Sims a salve. Moore a tratti

Alibegovic 4: Contro Rieti arriva la peggior prestazione dell’anno per Amar, che dopo i fuochi d’artificio di inizio anno sta vivendo un fisiologico calo. 5 minuti in campo nei quali ha modo di piantare una grande schiacciata e di dimenticarsi di difendere, cosa che Bucchi non manca di sottolineare in maniera tutt’altro che serena.

Chessa 5: Tira poco, ci prova con 3 assist ma è molto meno efficace di altre occasioni. Inghiottito anche lui dalla giornata nera della squadra, non riesce ad incidere come fatto sin qui da inizio stagione.

Moore 5.5: I numeri sono buoni (15 punti, 5 rimbalzi e 5 assist) ma stavolta non arriva la fiammata che tira fuori dai guai la squadra. Discontinuo nel corso della partita, non da mai la sensazione di potersi accendere per risolvere i problemi di un attacco sterile.

Sandri 6: Negativo al tiro, soprattutto dalla lunga distanza, Daniele ha comunque sempre una dose enorme di energia da mettere a disposizione della squadra. 7 rimbalzi, di cui 4 offensivi, danno l’idea della voglia di lottare di un giocatore che non tirerà mai indietro la mano, anche nelle giornate storte.

Baldasso 5: Come il resto della squadra, anche per lui il pomeriggio del PalaEur è da dimenticare sotto il profilo delle percentuali (0/6 da tre). Prova a mettersi in partita al servizio del collettivo ed è positivo che trovi comunque il modo di smazzare 5 assist, ma non ha la brillantezza vista fino ad ora.

Landi 6.5: Ancora il migliore sul tabellino (19), lotta anche a rimbalzo, catturandone 7, dando soprattutto l’idea di essere mentalmente in partita. Può poco però perché gli altri non girano e non riesce a trascinare i compagni per venire fuori dalla palude reatina.

Sims 5.5: I numeri saranno sempre dalla sua parte, ma la prima insufficienza del campionato arriva, così come per Moore, perchè non da mai l’idea di poter dominare come suo solito. Nervoso sin dall’inizio, mai in sofferenza come contro Bobby Jones, che ha acceso la radio del trash talking sin dalla palla a due, disinnescando la pericolosità di uno dei migliori giocatori del campionato.

Santiangeli 5: Male al tiro, non riesce in difesa a contenere i diretti avversari. Deve ancora entrare a pieno nei meccanismi di squadra, ma se Bucchi gli da fiducia è certo che anche per lui arriveranno tempi migliori.

All. Bucchi 5.5: Per la prima volta sembra impotente di fronte alla prestazione dei suoi ragazzi. Cerca in continuazione di trovare il quintetto giusto, ma stavolta non pesca le soluzioni necessarie per invertire una giornata storta che si conclude con la prima sconfitta casalinga. Dopo sette vittorie di fila un inciampo ci può stare, dovrà essere bravo, così come nel post Bergamo, a rimettere subito il gruppo in carreggiata.

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Bertram Tortona-Virtus Roma, le pagelle: Landi di ghiaccio, Chessa cuore caldo. Sandri piovra, Sims chirurgico

Alibegovic 5: Prima vera uscita negativa in stagione per Amar, che perde nettamente il duello con il fratello Mirsa. Mai realmente in partita, nei soli 9 minuti in campo annovera 5 palle perse, 4 falli commessi ed un esplicativo -6 di valutazione. Rimandato alle prossime partite.

Chessa 6.5: Di esperienza, come al solito, il capitano piazza giocate pesanti nei momenti del bisogno. Una tripla fondamentale nel momento della grande rimonta, 6 rimbalzi e tanta difesa per un giocatore capace di esaltare le doti umane del gruppo.

Moore 6.5: La sua espulsione nel terzo quarto poteva essere il momento chiave, in negativo, del pomeriggio piemontese. Invece da li i compagni traggono le energie giuste per continuare a rimontare e poi vincere. In 20 minuti il Folletto colleziona 11 punti, 1 recupero e 4 assist, con un ruolo chiave nel secondo quarto quando Roma rimonta la doppia cifra di svantaggio.

Sandri 7: I numeri non sono mai generosi con Daniele. 9 punti, 4 rimbalzi e 3 assist non dicono nulla di quello che il numero 12 mette in campo al Pala Oltrepo. Difesa, palloni presi nella spazzatura della partita, un rimbalzo catturato sdraiato a pelle d’orso sul parquet. Valori umani prima ancora che tecnici.

Baldasso 6.5: Parte in sordina, dopo l’espulsione di Moore si ritrova a dover tenere in mano i palloni che scottano, esattamente come a Latina. E’ li che sale di livello, gestendo i possessi in maniera sapiente senza mai andare nel pallone, neanche quando si scaviglia e rischia anche lui di dover uscire. Cresce e matura partita dopo partita, confermandosi uno dei punti fermi della squadra.

Landi 7.5: Miglior marcatore di serata con 18 punti, segna i canestri nel vero momento del bisogno, con la squadra sotto in doppia cifra. Freddo anche quando Moore viene spedito negli spogliatoi, cerca spesso e bene Sims col quale si sta affinando un’intesa estremamente interessante. Partita da leader di un giocatore che mostra enormi progressi.

Sims 7: Evidentemente non al top a causa del viaggio lampo negli States che gli ha consentito di allenarsi solo nella giornata di venerdì, l’americano parte con il freno a mano tirato. Ma è uno dei grandi protagonisti della volata finale, salendo di livello piazzando canestri chirurgici e occupando l’area con grande prontezza. Doppia doppia oramai di ordinanza per uno dei giocatori più determinanti di tutta la A2.

Santiangeli 6: Più presente di altre volte in fase offensiva, c’è sempre quando l’allenatore ha bisogno di fisicità. Forse ci si aspettava qualcosa in più dal punto di vista dell’apporto al tabellino, ma fa tante piccole cose importanti in un gruppo che gira a meraviglia.

All. Bucchi 7.5: Anche questa settimana ha affrontato giornate di emergenza visto il perdurare dell’assenza di Saccaggi e la partenza di Sims per gli Stati Uniti. Anche a Tortona, come in altre trasferte, la Virtus va sotto in doppia cifra e, come sempre, rimonta e vince. C’è tanto del suo coach in questo gruppo di uomini veri, che sanno di poter contare sulla loro guida in ogni situazione. Padrone assoluto del roster, in campo i suoi giocatori sono lo specchio della sua voglia di vincere.

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Virtus Roma-2B Control Trapani, le pagelle: Moore da leader, Sims sparecchia in area. Solido Alibegovic, Sandri da applausi

Alibegovic 6.5: Costante positiva della prima parte di stagione, il giovane lungo sfrutta tutti i minuti in campo con 11 punti, 3 rimbalzi e 5 falli subiti, segno di un ragazzo che ha voglia di mettersi in mostra e che ci sta riuscendo alla grandissima.

Chessa 6: Offensivamente meno efficace di altre partite, piazza comunque uno dei canestri che sigilla la vittoria finale. I 2 rimbalzi ed i 2 assist servono alla squadra, ha le mani piene in difesa ed è uno di quelli che ha il merito di lasciare Clarke ad un solo canestro dal campo.

Moore 8: In nettissima ripresa dopo l’infortunio che ne ha condizionato almeno un paio di partite, il Folletto ci sta con tutti i sentimenti sin dall’inizio. Nel terzo quarto, quando la squadra è in difficoltà, si carica sulle spalle i compagni con 9 punti di fila e la trascina fuori dalle sabbie mobili. Leader di talento, la giusta dose di attributi per un gruppo di uomini veri.

Sandri 7: Solido, efficace, sfrutta a pieno i 18 minuti in campo con 11 punti e, come al solito, una difesa di voglia e tenacia. Esce tra gli applausi di un pubblico che lo ha riaccolto con affetto, ricambiando i ringraziamenti a chi ne apprezza settimanalmente la voglia di sbattersi su ogni pallone.

Baldasso 6: Ha preso in mano la squadra quando Moore era fermo ai box, stasera si limita a fare da comprimario al suo pari ruolo in giornata di grazia. Sa comunque essere utile con le tante piccole cose che è in grado di fare, segno di una maturità trovata negli anni.

Landi 6.5: Quando entra in campo senti la carica di energia che porta un giocatore oramai a casa sua nella Capitale. 10 punti e 6 rimbalzi sgomitando contro avversari grossi e atletici al tempo stesso. Si becca un tecnico che è solo il sintomo della voglia di togliersi tante soddisfazioni. E’ una delle costanti positive di questa squadra.

Sims 7.5: Doppia doppia di ordinanza con 15 punti e 13 rimbalzi. Ok, ma in questa partita la forza di Django emerge con due dati: 11 falli subiti e, soprattutto, quante volte Renzi è stato costretto a cambiare strada o a cercare un’altra soluzione di tiro rispetto a quella più facile. Riempie l’area con la sua presenza, spaventa gli avversari e domina a piacimento. Qualità e quantità, sta mano po esse fero o po esse piuma.

Santiangeli 6.5: Non brillantissimo in attacco, viene messo in quintetto nonostante non si sia mai allenato durante la settimana. La sufficienza piena la raggiunge con una prestazione intelligente, totalmente al servizio della causa, giocando per di più i minuti decisivi dell’incontro. Fruga nella spazzatura della partita trovando 4 rimbalzi e 1 assist, aspettando che arrivino anche in canestri che sa certamente fare.

All. Bucchi 7.5: Continua a lavorare con alcuni elementi indisponibili o non al meglio, dando però sempre la sensazione di poter pescare dalla panchina le soluzioni più giuste. Mostra di essere assieme alla squadra con un “tecnico” cercato che ha il merito di scuotere i suoi, certificato dal “cinque” che Moore gli scambia in segno di approvazione. Ha creato un gruppo unito che sa di avere nel suo coach un punto fermo e affidabile, un’esperienza che fa provincia.

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Roma ha vinto

Roma ha vinto. E questa è la cosa più importante.

Dopo l’indecorosa uscita di Bergamo non contava niente altro che portare a casa due punti, non importava come, era necessario solo vincere e basta. E per circa tre quarti di gioco la speranza che si potesse vincere aveva abbandonato la testa dei seguaci della Virtus che non con lo stesso divario ma con spirito simile, stava rivedendo la stessa squadra uscita con le ossa rotte dalla giornata precedente.

Roma è indietro, soprattutto a livello di gioco e la condizione di qualche giocatore non è ancora ottimale. Ma vincere aiuta a vincere e le vittorie aiutano a velocizzare e rendere più fluidi i processi di costruzione di una squadra. Nota di viaggio: mercoledì si gioca con l’Eurobasket.

L’ha vinta il carattere e quel qualcosa in più di cui sono dotati determinati giocatori.

Moore e Sims sono due giocatori evidentemente fuori categoria. E se Sims in questo momento viaggia a doppie/doppie ed una leadership evidente per Moore il discorso è diverso. Ieri si è preso responsabilità e squadra sulle spalle nell’ultimo quarto e con canestri importanti ha vinto l’incontro, dopo tre quarti impalpabili. Potrà sembrare strano ma Moore più di Sims deve essere lo “sceriffo” in maglia Virtus Roma: più di un fatto tecnico è un fatto “emotivo” e “caratteriale” che spinge a scrivere una riflessione del genere e che vede nel giocatore ex Brindisi potenzialità che ora sono espresse forse alla metà delle proprie possibilità.

C’è bisogno di qualcosa in più, di un “more” di Moore, di quattro quarti di controllo emotivo e tecnico dell’incontro, prima dei punti (fondamentali).

Migliore in campo con Biella è Tommaso Baldasso ed ogni volta che si nomina il giovane torinese si apre il vaso di Pandora. Sta giocando bene e con carattere, versione opposta di quanto visto lo scorso anno e solo gli stupidi non sanno cambiare opinione quando è giusto e solo gli stupidi non sanno cambiare quando gli è richiesto, in generale.

Ieri ha giocato minuti importanti da playmaker ed ha risposto presente alla chiamata di responsabilità di Piero Bucchi, guidando la squadra nel momento più delicato, anche con canestri di gran bella fattura.

Come Baldasso si meritano un brindisi alla vittoria sia Massimo Chessa che Daniele Sandri. Il primo non per minuti o per punti ma perché entra e segna ed alla fine accende lui le luci di Roma quando sembrava inevitabile il cortocircuito. Il secondo perché ha dimostrato che non è solo una gran bella difesa ma anche punti e una variabile tattica (vedi quando sfrutta il post-basso) importante per l’economia del gioco. Manca un tiro affidabile da tre punti ma non manca il carattere.

Al gioco delle figurine Roma è forte, anzi fortissima. Due americani come i suoi non ce li hanno in tanti, anzi quasi nessuno, forse solo la Fortitudo Bologna (che ha appena mandato al tappeto Treviso, non pizza e fichi). Ma i campionati non si giocano e con le sole figurine e come successo per altri in passato bisogna calarsi in una realtà tatticamente complicata come la Serie A2, e Moore deve accelerare vertiginosamente la propria crescita. E va necessariamente trovato un equilibrio tra il “pacchetto” italiani ed il talento dei due ragazzi americani, creando una situazione di funzionale e produttiva complementarietà.

Mercoledì (ore 20.45) si riaprono le porte del Palaeur e c’è l’Eurobasket. Continuare a vincere, forse ancora non importa il come ma bisogna iniziare a pensarci. Però, vincere.

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Il codice delle paste

Le paste.

Chi ha vissuto uno spogliatoio, non può non conoscere il valore intrinseco ed estrinseco di un vassoio di paste che si materializza a fine allenamento. I motivi sono tra i più disparati, tra i più folli.

Ci ha pensato il genio di Riccardo D’Onofrio, giocatore di Serie D della squadra romana di La Salle a stilare un vero e proprio “Codice delle paste”. Un regolamento che indica quantità e qualità da somministrare, le paste “anagrafiche” (con indicazione di ogni singolo compleanno) e quelle “accessorie”, la commissione giudicante e le more, perché chi non rispetta le regole va incontro a delle sanzioni. Insomma Dura Lex, sed Lex con un’ aggiunta: autem Paste. 

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