Forza

Vuoi sapere adesso dove sono

Sono come sotto un temporale

Né un ombrello né un accappatoio

Mi protegge dal male

Queste mani dicono chi sono

Se mi volto so che niente è uguale

Questo amore che a volte imprigiono

Mi protegge dal male

 

Ciao Virtus, oggi è proprio una brutta giornata. Come è potuto succedere quello che è successo ieri? Forse la risposta più giusta è che non esiste una risposta, mille motivazioni, ma non una vera e reale risposta.

Si può dire che sia successo perché non puoi gettare via una partita che oramai era vinta, che non puoi subire un parziale di 25-3 (se non peggiore), che la gestione dei timeout nel finale lascia aperti dei dubbi, che Sims non può cadere nel tranello di aizzare nel momento più sbagliato un pubblico che non aspettava altro che infuocarsi, che Moore non può essere questo e non deve nemmeno esserlo, che Santiangeli (come Chessa) non possono chiudere la partita a 0 punti, che la gestione dei cambi e di Alibegovic, un vero e proprio rebus per la difesa di Rieti che lo soffriva più di chiunque altro, è stata sbagliata, che forse Daniele Sandri ha giocato più di quanto realmente aveva nelle gambe al momento. Che nello sport la sconfitta è ammessa e giusta, ma non così, non in questa partita, non per un blackout inspiegabile e mai visto prima, come questo. Che fa ancora più male, perché fino ad un certo punto si era vista la migliore Roma di questa stagione, poi, il buio. Che adesso non esistono più appelli, che adesso o le vinci tutte o il sogno della Serie A1 diretta, sfuma. Che esami e critiche non si possono evitare, stavolta.

Però Virtus mia, io sto con te. Io ci credo. E capisci i pensieri e le riflessioni, ascolta le critiche e fanne a tua volta, vengono dal cuore da chi ti vuole bene, di chi gioisce se vinci e di chi sta male, se perdi. Ed è davvero strano come sia la sconfitta a risvegliare davvero tutti, pronti ad emettere la loro sentenza ed a stilare il giudizio assoluto irrevocabile e perentorio. Ma tu, Virtus, accetta e sappi riconoscere, chi lo fa con amore e chi solo per quella che sterilmente si chiama “convenienza”. Tira più una sconfitta che un carro di buoi, a quanto pare.

Ma Virtus, ci devi credere, ci devi riuscire, non importa come, ma ci devi riuscire. E alla fine sarà solo il campo che ti dirà se te lo sei meritato o meno, il resto non conta.

Virtus, ho paura. Ho paura che questo sogno alla fine si infranga e che per terra rimangano rimorsi e pezzi, ma non voglio permettere che sia la paura a prendere il sopravvento. Non quest’anno.

Ed allora ho fiducia in Piero Bucchi, in Massimo Chessa, in Daniele Sandri, in Aristide Landi, in Tommaso Baldasso, in Amar Alibegovic, in Roberto Prandin, in Andrea Saccaggi, in Marco Santiangeli, in Henry Sims, in Nic Moore, in Edoardo Lucarelli, in Daniele Michelutti, in chi a suo modo e nel suo ruolo fa parte di questa stagione.

Sai cara Virtus proprio oggi ci si domandava che colpa ancestrale stia pagando questa città che non si riesce mai a vivere qualcosa in maniera tranquilla e serena, ma se questo è il prezzo di vivere e tifare Roma, me lo tengo tutta la vita e poco importa se qualcuno non lo capisce, peggio per lui. Vinciamo e perdiamo insieme.

E’ arrivato il temporale ed è come quando sei in motorino e devi tornare a casa. O lo affronti e arrivi a casa zuppo oppure aspetti fino a quando non passa, ma alla fine avrà vinto lui.

Affronta questo temporale Virtus e vinci te. Ti prego, con tutto il cuore. Vinci con Siena, vinci con Agrigento, batti Treviglio, Scafati e poi Legnano, vinci questo campionato. E’ questo il momento, è questo un treno che non si può perdere. Di errori ne sono stati fatti, tanti, troppi ma per fortuna c’è ancora una possibilità e stavolta non puoi fallirla. E non basterà nel caso l’esclusione di Siena, bisognerà vincere lo stesso.

Sai Virtus, a volte ci penso a come potrebbe essere quel pomeriggio o quella sera in cui ci si potrebbe ritrovare a festeggiare la vittoria e puntualmente mi ripeto che devo stare calmo e che devo restare con i piedi per terra. Ma sarò folle, soprattutto dopo questa partita, io ci credo. Ci devo credere, sennò per cosa si tifa a fare?

E ci dovete credere anche voi, più di me, più di noi, perché altrimenti per cosa si gioca fare? Perché tanto tutto passa ma chiunque di noi sa perfettamente quanto veloce vuole che se ne vada questo senso di tristezza e di depressione che oggi alberga nel cuore, e l’unico modo, ora è portare a casa il bottino.

Forza Virtus, forza Virtus Roma. Sei gli amici, sei le gioie, i ricordi, le persone, i viaggi, i pranzi e le cene, la radio, gli articoli, i caffè. Un battito costante della mia vita. Capisci che non posso non crederci?

Virtus, quello che non ho è una camicia bianca, un segreto in banca, una pistola per guadagnarmi il cielo o per conquistare il sole. Ma da tempo, oramai, ho te. E quest’anno ti ho ancora di più.

Forza.

Ora.

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Sotto il segno dei pesci

Annamo via, tenemose pe mano.

C’è solo questo de vero pe chi spera,

che forse un giorno,

chi magna troppo adesso,

possa sputa’ le ossa che so’ sante.

 

Corri Virtus, corri, non avere paura.

Manca poco, manca davvero poco e questo è davvero il momento di non avere paura. Che sia quella di farcela che quella di non farcela, coraggio. O meglio ancora, daje.

Non si poteva perdere contro Tortona e non per demeriti dell’avversario ma perché la sera prima al posto di quel parquet, c’era un palco, e su quel palco c’era Antonello Venditti.

Ora i gusti sono gusti eh, ma Antonello è Antonello e non esiste essere vivente a Roma che non abbia mai cantato una sua canzone, non importa se bene o male, quando si canta Antonello, non è questo è l’importante, conta l’amore.

Saper capire cosa è importante, questo conta ora. Non contano le disamine, non conta la zona od una difesa a uomo, non conta chi ne fa di più o chi ne fa di meno, conta vincere. Bene o male, questo importa, ma vincere.

E’ una questione d’amore, di quella strana, enorme cosa, che il mondo ci ha insegnato a chiamare amore. Eh si, perché magari tanti non se ne rendono conto, ma quando si entra in quel posto di domenica, che ora ci hanno detto che si chiama Palazzo dello Sport, pare che il tempo se fermi. Che per quelle due ore (minuto più o minuto meno) il tempo si fermi proprio lì.

E proprio quel tempo ed il mondo intorno, quelle due ore, proprio lì dentro, non esiste più. Esiste solo la squadra, esiste solo la partita, esiste solo il risultato, esiste solo l’amore. Che poi bravo chi riesce a dare una definizione all’amore, io non ci riesco, non sono capace. Però sento che durante la partita l’amore ha imparato a farsi sentire ed a farsi riconoscere.

E ti fa sentire parte di qualche cosa, inevitabilmente. Di giorni, pomeriggi e sere che sono nostri e di nessun altro. Nostri: di chi è in campo, di chi è in ufficio, di chi è davanti ad un pc o dietro ad un microfono, di chi è sugli spalti, di chi ha scelto di amare.

E’ quel posto amico, quello spazio e tempo amico, che ti aiuta a dimenticare, un amico che nel bene e nel male, ci vorrebbe sempre. Una sorta di buco spazio temporale in cui riversare tutto e nel cui sentirsi meno soli.

In cui è impossibile voltarsi indietro, fortunatamente o no, perché la giornata importante è di sicuro, quella che verrà. Passa il tempo, passano i giorni, passano gli anni, per chi di più o per chi di meno ed in questi giorni, in questi anni, in tutto questo tempo, chissà quante ne sono successe, per ognuno di noi. Ma c’è sempre stata una partita a farci dimenticare, nel bene o nel male, i pensieri. Almeno per due ore.

E due ore dopo due ore ci si avvicina alla fine, un passo alla volta. E non c’è partita, non c’è abbraccio con un amico, non c’è sguardo, non c’è niente che un video possa mai raccontare o ricordare, c’è solo la memoria che ci aiuta a ricordare, cosa è stato e cosa potrebbe essere: oggi, domani e ora.

E della vittoria contro Tortona ci ricorderemo che Andrea Saccaggi ha giocato una grande partita, che Amar Alibegovic è tornato protagonista, che non è per nulla scontato il Tommaso Baldasso di quest’anno, soprattutto dopo quello che si era detto, pensato e scritto lo scorso anno, che Sims è un’ira di Dio, che uno come Aristide Landi ti entra nel cuore.

E ci ricorderemo che nemmeno questa volta è stata facile, a dirla tutta non lo sarà mai fino alla fine. E’ nella nostra storia, è nel nostro destino.

Ci ricorderemo di questa strada, con chi eravamo, che dolore o che gioia o che pensiero, portavamo nella mente o nel cuore, di chi gridava insieme a noi. Che tutto quello che volevamo, pensavamo, era solamente amore.

Non ti fermare Virtus.

Corri, corri, non aver paura.

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Andrea Saccaggi, da tre

“Cosa aggiungere potrebbe un narratore

a quanto già narrato dall’attore;

a me non resta altro che sparire,

fare un bell’inchino e poi svanire”

 

Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

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Andrea Saccaggi, da tre, all’ultimo secondo. E la Virtus Roma vince.

Scusate, non so cosa dire o cosa scrivere. Sono troppo felice.

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