Borotalco

Per chi l’ha vista,

per chi non c’era.

Per chi, quel giorno lì, inseguiva una sua chimera.

 

La paura, la rabbia, le parole, i canestri, gli errori, il timore di non vincerla, l’emozione, la vittoria, la voce che non c’è più, una stanchezza meravigliosamente bella, una fantastica goduria, una domenica così.

Tutto questo solo per una partita? Si, tutto questo solo per una partita. Importante certo, ma pur sempre una partita.  E quindi? Non si può essere contenti per una partita, anche se importante? Si, si può.

Virtus Roma contro Bergamo: la lotta per il primo posto in classifica (che vale l’accesso diretto in A1), la voglia di vendicare la brutta sconfitta dell’andata, una partita che tutti volevano vincere e che alla fine si è vinto. Una bellissima partita, quattro quarti ed uno supplementare, un sacco di cose fatte bene, altre fatte male: una grande vittoria.

E che titolo si da ad una giornata così? “Buona domenica”, quel giorno da aspettare come canta Venditti? Mmm, no. Beh allora perché non “Chiedimi se sono felice”, e quella pallina che non si può fermare raccontata da Aldo, Giovanni e Giacomo? No, non convince nemmeno questo.

Ok, ci sono, ho trovato quello giusto: “Borotalco”. Non è troppo? Però è un punto di partenza.

Ma che c’entra? Fidate, lascia fa’. Innanzitutto, un buon motivo potrebbe essere che nella squadra avversaria ci giocavano due che avevano come cognome, Sergio e Benvenuti, e quindi (come suggerisce Giancarlo Migliola), l’associazione dovrebbe essere automatica.

Ma c’è di più. Pensate di essere in ansia per una partita ed in una domenica di pioggia di salire in macchina e di accendere la radio ed il primo pezzo che esce fuori dalla riproduzione casuale della vostra pennetta, fosse proprio “La Settima Luna”, di Lucio Dalla. Ed allora il pensiero non può non andare a quella scena iniziale di quel capolavoro interpretato da Carlo Verdone e da una delle donne più belle che una macchina da presa abbia mai visto, una come Eleonora Giorgi. Non si può non pensare a Sergio Benvenuti, ai suoi timori, alla sua timidezza, alle sue paure, alla sua follia, alla sua genialità, alla sua umanità, a quella unica e meravigliosa ultima scena, in cui rincontrando Nadia Vandelli, tutto sembra essere fantastico.

Ecco tornando a casa, prima d’entrare nel portone, questa sera, ci si sente un po’ come Sergio Benventi, ci si sente un po’ Manuel Fantoni.

Ci si sente un po’ invincibili, un po’ tanto felici, un po’ protagonisti di una storia che nessun altro può capire, un po’ padroni di un cuore grande quasi tremila volte, tanti quanti quelli che battevano durante la partita.

Scarica la tensione Piero Bucchi, una stanchezza felice. E’ felice Marco Santiangeli, oggi autore di una bella prova, una di quelle che può sbloccare una stagione sino ad oggi piena di ombre.

Aristide invece è Landi ed oggi è uno dei migliori di questo campionato: oggi, ancora una volta è l’autore di una prova incredibile per canestri pesanti e per impatto. La difesa è Sandri e qualcosa ne sa Roderick, la sicurezza è Sims: la partita contro Bergamo ha sancito la dimensione di un giocatore grande. I suoi compagni lo cercano come appoggio, forse troppo, e lui seppur raddoppiato e triplicato, sposta gli equilibri dal post basso, un metronomone di tanti centimetri ed altrettanti chili.

Male Moore, l’esterno americano sta faticando e non poco. E’ bloccato in un momento di difficoltà in cui non riesce a prendere il metro della partita e rimane indietro e quando prova ad entrarci, spesso, è troppo tardi.

Ma aldilà dei canestri dei Landi, del nuovo impatto di Santiangeli, quello che rende ancora più felici è che quando sembrava, dopo un canestro di Taylor nel finale, che i fantasmi di Cassino si stessero riaffacciando, gli occhi di una squadra che sembrava aver paura di non riuscire a vincerla, si sono trasformati e sono valsi il successo finale.

Aleggia quella strana sensazione che questo tipo di partite, altre volte, non le avresti vinte. Le sensazioni che rimangono sono un sorriso infinito ed un’adrenalina che si ricarica minuto dopo minuto.

Una bella vittoria, una grande vittoria, una da urlo.

Una di quelle domeniche in cui sei un po’ Sergio Benvenuti ed un po’ Manuel Fantoni.

Una di quelle domeniche che rimarranno negli occhi per chi l’ha vista, anche per chi non c’era, per chi in una giornata di tifo ha lottato con una sua personalissima chimera. Una domenica che appartiene a tutti, ma solo a chi davvero vuole che gli appartenga.

Un giorno di festa, non di polemiche per biglietti e per il loro costo, non per quello e non per quell’altro. Solo e semplicemente, un giorno di festa.

Non era la settima luna, è la diciassettesima. Una da luna park, da scimmioni che si aggirano da una giostra ad un bar, mentre angeli di Dio bestemmiano facendo sforzi di petto. Una di quelle in cui la Virtus Roma, ha vinto. Una di quelle in cui la banda ha suonato il rock.

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