Completamente

Foto di Gennaro Masi

 

“Non trovo sonno, non trovo pace.

Sento che il cuore va più veloce”

 

E’ tutto così “Completamente”.

Sembra bella anche la Formula E, quello che era il palco dei The Giornalisti, diventa il parquet dei The Giocatori. (Si ok, la smetto subito).

Perché l’attesa è quella di viverne una ancora più bella. Ma questa è stata davvero perfetta.

Per la vittoria, per come è arrivata, per le tremilacentoundici persone presenti, perché la grande bellezza di Roma è che se fuori piove, lei riesce sempre a trovare il sole.

Ci siamo, eccola qua la settimana più importante dell’anno, una delle più importanti della nostra storia recente. Ci siamo, una vittoria vorrebbe dire tornare in Serie A1. E vorrebbe dirlo farlo dopo quattro anni, al primo anno di un nuovo percorso, fatto di premesse ed intenzioni diverse.

Godiamoci una serata come quella di ieri, perfetta. Due ore in cui tutti hanno remato dalla stessa parte, due ore in cui tutti hanno giocato e tifato verso un unico, stesso ed identico obiettivo.

E’ la partita di Roberto Prandin, di un ragazzo e professionista serio, di uno che negli scorsi anni ha giocato per vincere questo campionato e lo ha vinto.

E’ la partita dei giovani di casa Virtus Roma, di Lucarelli e della sua tripla, di Spizzichino e Matic. Eh si, è la loro partita, quella di una giornata di festa, quella che non era stata in precampionato nell’amichevole proprio contro Scafati, in cui, in quarto periodo “inutile”, Lucarelli, Spizzichino e Matic videro Goodwin e compagni schiacciare ed esultare. E quindi l’esultanza di Lucarelli, vale un po’ di più.

E’ la partita di Marco Santiangeli, che non ha giocato una grande stagione, lo sa lui e lo sappiamo tutti, ma ha fatto una grande partita, ha fatto quello che sa fare e che sa fare, bene. E forse questo match lo libera dai fantasmi di una stagione e lo proietta alla prossima partita con la testa un po’ più libera.

E’ la partita di Tommaso Baldasso, matura e specchio di una stagione, di enorme crescita. Personale e tecnica. Non è il tabellino dei sogni, certo, ma è una partita fatta di scelte giuste, controllata ed equilibrata, in cui ha dimostrato, una volta di più che quest’anno è stato più Nic Moore ad aver avuto bisogno di lui, che lui ad aver avuto bisogno di Moore.

Ma è anche la partita di Moore, che per la prima volta forse non cerca il perenne contatto con l’avversario e gioca la sua partita, la sua bella partita. Di strappi e di lampi, non quelli che facevano cadere copiosa la pioggia fuori, ma quelli che illuminavano il Palazzo dello Sport dentro.

E’ la partita di Daniele Sandri, è la partita offensiva di Sandri. Perché della sua forza difensiva non si può discutere e di quanto lui sia un ago della bilancia ma ieri, in attacco, di un livello che in quest’anno non si era mai visto.

E’ la partita di un capitano, da capitano, di Massimo Chessa, di un gigante, da gigante, di Henry Sims e di un ragazzo, diventato uomo e trasformatosi in leader, di Aristide Landi, altro tassello di una stagione sopra le righe.

Non so cosa succederà sabato, so cosa spero con tutto il mio cuore. Ma non lo so ed ora nemmeno voglio saperlo. Però una cosa prima di sabato la vorrei dire, per dirla più forte in caso di vittoria, perché non la direi in caso di sconfitta: grazie. Era da tempo che non si viveva una settimana così.

Questa settimana è come la foto finale di Compagni di Scuola, come la sigaretta der Patata sul cofano della macchina spenta, è come la giacca di Tony Brando. E’ la nostra porta per un futuro, immediato.

E’ stata una serata di perfetta che chiude una settimana di agitazione e che apre una settimana che è tutto ed il suo contrario. E’ che forse hanno ragione quelli che su un palco cantavano prima che venisse montato il parquet, che la felicità è davvero puttana, che a volte dura un minuto e che botte ti da.

Mi hai salvato tante volte, quando la vita, di fuori, non girava con lo stesso motore.

Sento che il cuore va più veloce.

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