E’ già domani

Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente;

si limitano a piangere sulla propria situazione;

ma quando si arrabbiano allora si danno da fare per cambiare le cose.

 

Questa è una di quelle occasioni in cui ti sembra di sapere tutto e di non sapere nulla. Ti sembra di conoscere ogni singola ragione per cui non è andata ed allo stesso tempo insegui un qualcosa che non sai, ma di cui hai, disperatamente bisogno.

Non bisognava perdere ma la realtà è che la Virtus Roma ha perso. E ci sono dei motivi, tanti e diversi.

Il fischio arbitrale alla fine, che per chi scrive, non esiste: il canestro di Santiangeli era valido e valeva la vittoria. Punto e basta, poi si può parlare di quel tutto e sacrosanto resto.

E’ vero, Baldasso quella palla a Santiangeli poteva passarla prima sull’ultima rimessa ma non per risultare ripetitivi, Santiangeli alla fine il canestro lo avevo messo. Ma quello che forse è più grave di tutto è che quando sei la Virtus Roma di questa stagione e sei la squadra che più di tutte può e deve conquistare il primo posto in classifica, non ti puoi permettere di andare prima sotto di dieci e più lunghezze e poi avanti di più di dieci lunghezze e di farti rimontare da una squadra che non ha il suo miglior realizzatore e che lascia in panchina per dieci minuti se non di più il suo secondo violino. Punto e basta.

Non si può gestire il finale così ed un giocatore come Nic Moore, i cui canestri sono stati linfa vitale per la rimonta, non può dirigere i possessi vitali del match in quella maniera.

Tante cose che sono esistite non avrebbero dovuto esistere: quel fischio, quella gestione non sarebbero dovute esistere. Ma c’è una cosa che oggi, più che mai, non deve esistere: la rassegnazione.

C’è invece qualcosa che deve esistere: rabbia, delusione, incazzatura, consapevolezza.

Via le maschere e via le scuse: questa squadra deve salire in A1. Non c’è nemmeno bisogno di chiedersi il perché. Lo deve fare per i suoi tifosi, giusti o sbagliati che siano, lo deve fare per il basket a Roma, lo deve alla sua storia, lo deve alle ingiustizie che ha subito, alle delusioni che le sono state inflitte e che si è inflitta, lo deve a tutti coloro che gioiscono dopo una sua sconfitta, ai suoi avversari. Questo è e deve essere l’anno. Che si fotta il resto.

E vengano le vittorie e vengano le cadute, siamo Roma. Venga la rabbia, venga l’amarezza e venga anche la delusione. L’indifferenza la lasciamo agli altri.

E’ nel nostro destino di romani: non passiamo mai nell’indifferenza, non siamo indifferenza e non facciamo nemmeno l’indifferenziata. E allora oggi diffidate da chi non ci sta male per questa sconfitta, da chi “ma tanto è ancora lunga”, e via così. Scusate, io sto impazzendo, ma sono arrabbiato.

Oggi deve essere un punto di non ritorno, da quello che non si vuole accada quest’anno: perdere. Il risultato di questa sera deve essere appeso sulla porta dello spogliatoio e tenuto a mente e da domani si riparte, incazzati e con la voglia di demolire tutto.

Perché o la storia di questa partita si cambia o di questa partita se ne parlerà come di quella che ha distrutto tutto. Ora si vedrà quale e quanta è la voglia di vincere questo girone, quanta e quale è la voglia di questa città di tornare più in alto.

Alla fine gli eroi non sono quelli che non cadono mai ma quelli che trovano un motivo in più del proprio avversario e alla fine, vincono. E si alleano con le proprie paure ed i propri limiti, si alleano con la propria rabbia e con la propria delusione, si alleano con i propri errori. E tutto questo lo fanno diventare rumore, dentro e fuori di loro, e si caricano di questo rumore e lo usano come arma.

Come Rocky che distrutto da Clubber Lang e dalla morte del suo allenatore usa la sua rabbia e le parole del suo avversario per metterlo al tappeto, come Hulk che per essere normale e non una forza distruttrice ha deciso di vivere sempre arrabbiato, come Batman che ha usato ciò che gli faceva più paura e lo ha trasformato nell’incubo dei suoi nemici.

Ora è il momento più difficile nel momento più complicato. Ora è il momento.

E tanti non aspettano altro che il momento in cui Roma cadrà. I panni sporchi laviamoceli in casa, bisogna vincere un campionato, la città lo deve vincere. O almeno, deve provarci fino in fondo, al massimo delle sue possibilità.

Oggi non si può cancellare, domani si può scrivere. E non è la rabbia o la delusione o la critica, anche esagerata ed esasperata, che devono spaventare oggi, ma bisogna fuggire da indifferenza e silenzio, assordanti in un passato nemmeno troppo lontano.

E alla fine forse ha ragione mio papà, che mi dice sempre: “Le cose o sono certe o sono supposte”.

 

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