Questa notte è ancora nostra

“L’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa.

 L’importante è quello che provi mentre corri”.

Ora una cosa me la dovete spiegare. Perché quando ci stanno i saldi tutto deve essere sempre lecito o scontato?

E quindi è giusto andare nei negozi e ritrovarsi dei mucchi selvaggi di vestiti generati da selvaggi non in grado di potersi provare una cosa senza riporla poi a posto. E’ lecito vedere gente che si aggira come galli invasi da sostanze stupefacenti in giro per gli scaffali. E’ tutto lecito e tutto, sotto saldi, è scontato.

Ed è come se le cose scontate perdano automaticamente di valore, e quindi è come se fosse giusto che finiscano nel mucchio. E invece no, anche nel mucchio e nel caos più totale, rimanere calmi e concentrati è il segreto: ed è così che riesci a trovare una bellissima maglia di Hercules al Disney Store a soli 6 euro.

E qui la domanda: la compri? Ti serve?

Come quando nel mucchio di emozioni che ti porti dietro dalla partita contro Bergamo, affronti Biella ed alla fine, trovi la vittoria: come se fosse scontata. Mancava Sandri e il fisichetto del buon Daniele avrebbe fatto parecchio comodo contro quelle montagne di Biella.

Non era scontato, viste le ultime partite, che Saccaggi giocasse una partita così. Ad un certo punto era una sfida tra Saccaggi: Lorenzo segnava, Andrea rispondeva. Che a raccontarla sembrava quel pezzo di Bianco, Rosso e Verdone in cui Mimmo girando per le tombe del cimitero di Orvieto era alla ricerca di uno col cognome che ricordasse una risata ed invece trovava Avasini Leopoldo, Avasini Giovanni, Avasini Francesco, dalla strage degli Avasini alla partita dei Saccaggi insomma: Lorenzo da tre, Andrea appoggia al tabellone, Lorenzo da tre, Saccaggi dall’angolo. Comunque, grande Andrea: 19 punti di grande carattere e per nulla scontati.

Non la trovi nel mucchio la stagione di Aristide Landi: i suoi 16 punti e 9 rimbalzi di media sono conditi da una voglia di assumersi responsabilità in momenti delicati dell’incontro che ne fanno una delle ali più forti del campionato e ne incoronano una crescita personale incredibile. E a dirla tutta, quando urla e fomenta tutti, te dico fermate.

Non è scontata la stagione di Sims. Immaginate di essere un monolocale che cammina con sessantasette di piede e che puntualmente tutti ti diano botte, che tutti abbiano da dirti qualche parola all’orecchio (non complimenti per le scarpe), e che tu debba, perché Sims segnare quei punti e prendere quei rimbalzi e che tu, puntualmente, lo faccia, anche ieri quando sembrava che nella partita qualcosa non andasse.

Dal mucchio delle aspettative prova a uscire anche Nic Moore con quel suo terzo quarto: da giocatore che poco c’entra con il resto ma che deve essere constante per essere dominante.

Hai presente quando in quei brutti mucchi selvaggi, ci metti le mani e trovi quelle meravigliose maglie con la scritta anni ’90 bellissime? Ecco i due assist di Baldasso per Sims assomigliano tanto a quelle bellissime maglie che manco Spike Lee si metterebbe ma che a te, anche solo per quella sera, ti fanno sentire il numero uno.

Una vittoria non è mai scontata, giocare con la pressione di dover vincere non è scontato. Non basta costruire una squadra forte per vincere, bisogna sapere convivere con la pressione di doverlo fare ed è questo forse che fa la differenza, alla fine.

Non è scontato passare dal disputare i playout a giocarsi la Serie A1 da protagonisti. Tutti vogliono vincere questo campionato, chi non vuole vincere?

Questo campionato è una lunga corsa, ogni partita è un’emozione a parte, che sia un successo o una delusione. E dopo ieri sera, vuoi per la vittoria con Biella, vuoi per la sconfitta di Bergamo, è ancora più emozionante. Ma adesso c’è anche Rieti, ogni volta c’è un avversario diverso o uno in più e forse è merito di chi oggi è primo essere là e non prima, demerito degli altri.

Come è che diceva Massimo Decimo Meridio? “Un soldato ha il grande vantaggio di poter guardare il suo nemico negli occhi”. Siamo in guerra, siamo in un campionato di una difficoltà disarmante ed in palio c’è qualcosa che vale tanto, non solo per il campo, ma anche per tutto quello che ci sta fuori.

Ed a questo punto l’avversario deve essere solo quello che si ha contro in campo. Il dibattito è vita, la critica è sacro santa, ma va contestualizzata. Criticare la scelta di tornare al PalaEur non ha ragione d’essere, non riempire gli spalti del  Palazzo dello Sport dopo la vittoria con Bergamo e con questa posta in palio non ha senso, arrendersi al fatto che tanto questa città è fatta così, non ha senso e non ha senso trovare sempre e per forza un qualcosa da criticare, che sia il prezzo del biglietto o il tempo che cambia.

Perché poi di Virtus Roma tutti a Roma si sentono in diritto di parlarne, tutti sanno come è Saccaggi o come ha giocato Alibegovic, o Moore come palleggia o Sims come usa il piede perno o Bucchi come allena perché magari lo hanno visto dieci anni fa. Tutti sanno ma poi la domenica qualcosa da fare ci sta sempre e perché alla fine “15 euro sono tanti”, perché onniscenza ed onnipotenza sono molto più semplici ed i tristi giorni nostri ce lo insegnano ancora più mestamente. Senza informarsi su promozioni, senza chiedersi cosa sia successo nel frattempo, senza venire alle partite e vedere con i propri occhi quello che è e quello che non è. E poi al massimo dire cosa va e cosa non va.

Ma non siete felici la domenica? Io tantissimo. Io quando vengo a vedere la mia squadra, sono davvero felice. Quelle persone, quei gesti, le scaramanzie, Bebbo che chiama in campo la squadra, i volti nuovi e quelli ritrovati,  per me sono la domenica e sono le immagini di un anno che io non so come andrà finire ma che per il solo fatto di essere là, mi emoziona. E quindi, ci si incazza contro Cassino e si gioisce da matti contro Bergamo, ma subito voltare pagina senza avere la presunzione di leggere ancora prima di finire il libro, il finale. Provando magari, a scriverlo insieme.

Niente è scontato insomma, e non è tutto lecito. Ed anche quando c’è qualcosa di scontato, non farlo sembrare qualcosa che vale di meno. Che sia una vittoria oppure una maglia.

Alla fine la maglia di Hercules l’ho comprata, a soli 6 euro: un affarone. E si, la grafica anni ’90 non proprio fatta dal vostro visionario imbattibile. Ma bellissima.

E ce l’avevo ieri durante la partita ed alla fine era sudata come la maglia di Molinari, che ha corso per tutta Roma per andare sotto casa di chi era innamorato. Ed alla fine?

“Vedi, Molinari… Luca… l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa. L’importante è quello che provi mentre corri”.

Vi rivelo un segreto, certe sere quando torno a casa ascolto Notte Prima degli Esami e la canto. Ci sono legato, chiedetelo a Giulia, la mia migliore amica.

E non so cosa ci sarà alla fine di questa stagione, di questa corsa ma sento forte e chiaro quello che provo durante la corsa.

Si, questa notte è ancora nostra.  E ve lo assicuro, non è scontato per niente.

 

 

 

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