Roma di Notte

Un giorno una Signora forastiera,

passanno cór marito

sotto l’arco de Tito,

vidde una Gatta nera

spaparacchiata fra l’antichità.

 

— Micia, che fai? — je chiese: e je buttò

un pezzettino de biscotto ingrese;

ma la Gatta, scocciata, nu’ lo prese:

e manco l’odorò.

Anzi la guardò male

e disse con un’aria strafottente:

— Grazzie, madama, nun me serve gnente:

io nun magno che trippa nazzionale!

 

 

Piove, senti come piove, Madonna come piove, senti come viene giù. Tutto è bagnato a terra, le strade sono vuote, il semaforo verde che illumina la strada piena d’acqua. Non c’è nessun clacson, il camion dell’immondizia, proprio lui, anche stasera ha scelto me.

Sono le due di notte, la Virtus ha appena vinto quello che qualcuno ha deciso si chiamasse derby, quella sfida che mette una dinanzi all’altra, due squadre della stessa città. Ha vinto la Virtus Roma, lo ha fatto in maniera forte e prepotente, senza mai levare un dubbio su quello che sarebbe stato il finale.

C’è la solita partita di Henry Sims, c’è la solita partita di Aristide Landi, c’è Nic Moore, c’è Amar Alibegovic, Andrea Saccaggi, Tommaso Baldasso, Daniele Sandri, Massimo Chessa e Marco Santiangeli. C’è anche Lucarelli che non fa in tempo ad entrare. Ci sono tutti in una serata sinfonica, un suono armonico di diversi strumenti che intonano insieme quella melodia che nello sport si chiama “vittoria”, c’è la Virtus Roma. Che gioca bene, che corre, che gira la palla. C’è una classifica che non può far altro che tirare fuori un sorriso, che dentro è un uno che salta, che urla ma fuori è un sorriso. Insomma c’è un po’ tutto ed in più c’è anche un’altra sconfitta di Bergamo ed un’altra vittoria di Rieti, perché morto un Papa se ne fa sempre un altro ma può capitare che per farne un altro, non debba per forza morirne uno.

Ma questo tutto non è mai abbastanza, perché quei quaranta minuti (a volte anche più) non sanno e non conoscono la marea infinita di emozioni che si generano e che vivono intorno a loro, prima e dopo, dentro ogni singola persona.

La partita è un posto speciale. Il giorno della partita è un posto speciale. Fatto di quei momenti semplici e speciali. Come quando, appena parcheggiato, scendi dalla macchina e torni a casa e prima di salire fai un sospiro e pensi: “Abbiamo vinto”, e quello strano silenzio di Roma, di giovedì, alle due di notte, sembra davvero un posto perfetto.

I sorrisi con gli amici, l’incontro con Sasà, il calzone del “Giardino”, “Roma di Notte”, la sfida ai rigori con Landi, sono tutte quelle cose, insignificanti per gli altri, uniche per chi le vive. E non perché siano irripetibili, ma perché sono ricordi. E valgono più di qualunque altra cosa.

I ricordi e le immagini, non hanno valore, non hanno tempo. Sono semplici, sono fuori dal tempo. Come per esempio passare dalla pioggia battente alla vista dilagante di Roma, poco prima di prendere lo svincolo per uscire a Roma Est e pensi di fronte a quella marea di luci: “Quanto è grossa Roma”.

Un po’ come pensare a quanto sia grosso Sims, per esempio. La grande rovina di questa immensa città è proprio nella sua immensità: talmente grande e distesa che ti ascolta sempre, in ogni momento, in cui peccato ed innocenza si confondono ed in un caso o nell’altro, lei ti perdona sempre.

C’aveva ragione Mandrake che descrivendo il giocatore di cavalli, in verità parlava di qualunque tifoso di questo mondo, di chi prova una fede: “…è un misto, un cocktail, un frullato de robba, un minorato, un incosciente, un regazzino, un dritto e un fregnone, un milionario pure se nun c’ha na lira e uno che nun c’ha na lire pure se è milionario. Un fanatico, un credulone, un buciardo, un pollo, è uno che passa sopra a tutto e sotto a tutto, è uno che ‘mpiccia, traffica, imbroglia, more, azzarda, spera, rimore e tutto per poter dire: Ho vinto! E adesso v’ho fregato a tutti e mo’ beccate questa… tié!”

Roma, la notte, prima di salire a casa, ascolta tutto questo. Conosce tutto questo.

Chissà se la notte di Roma, nel suo silenzio, nella sua unica magia, sa già come finirà questa stagione, sa perché nonostante milioni di abitanti, sia così faticoso portare le persone al Palazzo dello Sport, sa il perché si oscilli tra grandi esaltazioni ed enormi depressioni. Chissà.

Ma per una volta, chi se ne frega. Come per la gatta nera di Trilussa, Roma è sempre una buona scelta. Si sa, il giovedì so’ gnocchi e per questa volta il sugo ce lo mette la Virtus ed è il piatto più buono del mondo.

Il semaforo è di nuovo verde, un’altra partita è andata, un’altra partita è vinta, con in sottofondo le note di Gigi D’Agostino e della dance anni’90 ed intorno le luci di una Roma notturna e bagnata. In attesa che tutto questo turbine di emozioni diventi un Ciclone, che si sa, quando passa, non t’avverte.

Roma di Notte non è solo una delle più grandi canzoni della storia della musica mondiale. Roma di Notte è quel qualcosa che se tifi Virtus Roma, ieri sera, hai capito un po’ di più.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *