Sotto il segno dei pesci

Annamo via, tenemose pe mano.

C’è solo questo de vero pe chi spera,

che forse un giorno,

chi magna troppo adesso,

possa sputa’ le ossa che so’ sante.

 

Corri Virtus, corri, non avere paura.

Manca poco, manca davvero poco e questo è davvero il momento di non avere paura. Che sia quella di farcela che quella di non farcela, coraggio. O meglio ancora, daje.

Non si poteva perdere contro Tortona e non per demeriti dell’avversario ma perché la sera prima al posto di quel parquet, c’era un palco, e su quel palco c’era Antonello Venditti.

Ora i gusti sono gusti eh, ma Antonello è Antonello e non esiste essere vivente a Roma che non abbia mai cantato una sua canzone, non importa se bene o male, quando si canta Antonello, non è questo è l’importante, conta l’amore.

Saper capire cosa è importante, questo conta ora. Non contano le disamine, non conta la zona od una difesa a uomo, non conta chi ne fa di più o chi ne fa di meno, conta vincere. Bene o male, questo importa, ma vincere.

E’ una questione d’amore, di quella strana, enorme cosa, che il mondo ci ha insegnato a chiamare amore. Eh si, perché magari tanti non se ne rendono conto, ma quando si entra in quel posto di domenica, che ora ci hanno detto che si chiama Palazzo dello Sport, pare che il tempo se fermi. Che per quelle due ore (minuto più o minuto meno) il tempo si fermi proprio lì.

E proprio quel tempo ed il mondo intorno, quelle due ore, proprio lì dentro, non esiste più. Esiste solo la squadra, esiste solo la partita, esiste solo il risultato, esiste solo l’amore. Che poi bravo chi riesce a dare una definizione all’amore, io non ci riesco, non sono capace. Però sento che durante la partita l’amore ha imparato a farsi sentire ed a farsi riconoscere.

E ti fa sentire parte di qualche cosa, inevitabilmente. Di giorni, pomeriggi e sere che sono nostri e di nessun altro. Nostri: di chi è in campo, di chi è in ufficio, di chi è davanti ad un pc o dietro ad un microfono, di chi è sugli spalti, di chi ha scelto di amare.

E’ quel posto amico, quello spazio e tempo amico, che ti aiuta a dimenticare, un amico che nel bene e nel male, ci vorrebbe sempre. Una sorta di buco spazio temporale in cui riversare tutto e nel cui sentirsi meno soli.

In cui è impossibile voltarsi indietro, fortunatamente o no, perché la giornata importante è di sicuro, quella che verrà. Passa il tempo, passano i giorni, passano gli anni, per chi di più o per chi di meno ed in questi giorni, in questi anni, in tutto questo tempo, chissà quante ne sono successe, per ognuno di noi. Ma c’è sempre stata una partita a farci dimenticare, nel bene o nel male, i pensieri. Almeno per due ore.

E due ore dopo due ore ci si avvicina alla fine, un passo alla volta. E non c’è partita, non c’è abbraccio con un amico, non c’è sguardo, non c’è niente che un video possa mai raccontare o ricordare, c’è solo la memoria che ci aiuta a ricordare, cosa è stato e cosa potrebbe essere: oggi, domani e ora.

E della vittoria contro Tortona ci ricorderemo che Andrea Saccaggi ha giocato una grande partita, che Amar Alibegovic è tornato protagonista, che non è per nulla scontato il Tommaso Baldasso di quest’anno, soprattutto dopo quello che si era detto, pensato e scritto lo scorso anno, che Sims è un’ira di Dio, che uno come Aristide Landi ti entra nel cuore.

E ci ricorderemo che nemmeno questa volta è stata facile, a dirla tutta non lo sarà mai fino alla fine. E’ nella nostra storia, è nel nostro destino.

Ci ricorderemo di questa strada, con chi eravamo, che dolore o che gioia o che pensiero, portavamo nella mente o nel cuore, di chi gridava insieme a noi. Che tutto quello che volevamo, pensavamo, era solamente amore.

Non ti fermare Virtus.

Corri, corri, non aver paura.

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